COMECE
Europe infos: diversità culturale, biotecnologie e obiezione di coscienza
2008 Anno europeo del dialogo interculturale: se ne parla nel numero di giugno di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa). “Il dialogo interculturale è divenuto oggi un elemento chiave della politica: dopo gli avvenimenti dell’11 settembre, le diverse culture dei popoli che vivono in Europa occupano il centro della scena” afferma MICHAEL KUHN. Anche il dibattito sulle biotecnologie e sul diritto di obiezione di coscienza tra gli argomenti trattati dalla rivista. DIALOGO INTERCULTURALE. “Fino all’11 settembre – osserva Kuhn – questo tema non aveva realmente preoccupato le politiche”, mentre oggi l’Unione europea “ritiene necessario agire ed ha annunciato che il 2008 sarà l’Anno europeo del dialogo interculturale“. 10 milioni gli euro stanziati, da suddividere in tre campi d’azione in 27 Paesi: “mezzi limitati – precisa Kuhn – insufficienti per attività di ampio respiro”, pertanto “i progetti cofinanziati dall’Ue non avranno che carattere simbolico”. “La diversità culturale” nel continente – avverte – non dovrebbe costituire un ostacolo al suo sviluppo, ma, al contrario, dovrebbe essere utilizzata come potenziale creativo”. In questo “le Chiese e le comunità religiose hanno una propria responsabilità. Sono loro, non gli attori pubblici, a condurre il dialogo tra le confessioni e le religioni”; dialogo “che deve far parte anch’esso del dialogo interculturale, così come le religioni modellano le culture, o sono modellate da esse”. Le Chiese sono dunque “chiamate ad impegnarsi in maniera più visibile” in tale ambito, in particolare “in base alle proprie esperienze” e alle “diverse attività avviate a livello locale, che facilitano la comprensione e la convivenza di persone di diverso credo religioso”.BIOTECNOLOGIE. “Promuovere la ricerca e lo sviluppo delle applicazioni biotecnologiche; favorire la competitività, il trasferimento delle conoscenze e le innovazioni; incoraggiare dibattiti pubblici ben informati sui vantaggi e i rischi delle scienze della vita e della biotecnologia; assicurare all’agricoltura il contributo sostenibile della biotecnologia moderna; migliorare le disposizioni legislative”: queste, sintetizza KATHARINA SCHAUER, “le cinque priorità individuate dalla Commissione europea” a seguito della verifica a medio termine sulla “Strategia europea relativa alle scienze della vita e alla biotecnologia (2002-2010)”, che si è svolta nello scorso mese di aprile. Rammentando che i temi in oggetto riguardano, tra l’altro, le terapie avanzate, l’ingegneria dei tessuti, le terapie geniche e cellulari, e dunque anche il dibattito sull’impiego delle cellule staminali embrionali, la Comece, dichiara Schauer, “seguirà con attenzione le modalità con le quali la Commissione organizzerà questi ‘dibattiti pubblici ben informati’… Tutti i cittadini sono invitati a partecipare alla discussione. Comunque sia – conclude – la Commissione non deve essere l’unica a stabilire che cosa sia una posizione ben informata”. Info: http://ec.europa.eu/. OBIEZIONE DI COSCIENZA: un dibattito in continua evoluzione. Così JOANNA LOPATOWSKA, che rileva come “questi ultimi anni siano segnati dall’emergere di tendenze che riflettono possibili limitazioni al diritto di libertà di pensiero, coscienza e religione”. In particolare per quanto riguarda “campi di applicazione che alcuni definiscono diritti umani fondamentali, quali l’aborto, il suicidio assistito, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’accesso alla contraccezione”. “Le società moderne non incarnano più la contrapposizione tra l’individuo e lo Stato” evidenzia; esse sono, piuttosto, teatro di “collisione fra i diritti dell’individuo e quelli della collettività”. Un esempio per tutti, “le agenzie cattoliche per l’adozione del Regno Unito, trovatesi a confrontarsi con le esigenze della legge britannica sull’uguaglianza adottata di recente, che rende illegale ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale”. “Il diritto all’obiezione di coscienza – si chiede l’esperta di diritti umani – deve cedere il passo” ai suddetti diritti all’aborto, al suicidio assistito o al matrimonio tra persone dello stesso sesso? Il fatto che “questi diritti possano entrano in collisione dimostra che nessuno di essi è illimitato”. Questioni che per Lopatowska richiedono “un approfondimento multidisciplinare” in un tempo in cui sembra prevalere “una concezione individualista dei diritti dell’uomo”. “Come stabilire i limiti dell’obiezione di coscienza” e “chi è abilitato ad assumere questo tipo di decisione” sono temi che “suscitano interesse crescente da parte dei giuristi specializzati nella materia e dei canonisti”. Gli Stati Ue hanno applicato il principio dell’obiezione di coscienza al servizio militare, “ma i casi esposti sopra conclude Lopatowska – sono molto importanti e altrettanto urgenti, e non possiamo permetterci di aspettare dieci anni per risolverli”.