“Il Patriarca, che ha potuto restare sul suolo turco, è assoggettato alle leggi dello Stato. Non ci sono pertanto le basi legali per accogliere le pretese che il patriarcato sia ecumenico”. Con queste parole, un tribunale turco ha accolto martedì 26 giugno la posizione difesa da molto tempo dal governo che nega il carattere ecumenico al patriarcato di Costantinopoli e afferma che il patriarca Bartolomeo I è capo unicamente della piccola comunità greco-ortodossa della città e non il capo spirituale di circa 300 milioni di ortodossi sparsi nel mondo. Questa decisione non ha incidenze sullo statuto di cui gode il Patriarca Bartolomeo fuori della Turchia dove è considerato “primo tra pari” dai capi ortodossi ma rafforza la forte resistenza della Turchia verso un riconoscimento di un ruolo più ampio per Bartolomeo. Le resistenze della Turchia a concedere sono legate al timore che questa concessione possa aprire la porta ad altre rivendicazioni da parte di altri gruppi minoritari, in particolare da parte dei curdi in lotta per una maggiore autonomia. In difesa del Patriarca si è immediatamente schierato il governo greco. Il ministro degli Esteri greco ha fatto sapere attraverso il suo portavoce che la decisione del tribunale non cambierà la percezione che i cristiani hanno nei riguardi del patriarcato di Costantinopoli in quanto “il riconoscimento del patriarca ecumenico come capo spirituale è profondamente radicata nella coscienza di milioni di cristiani, ortodossi e non, in tutto il mondo e da molti secoli”.