LIBERTÀ RELIGIOSA
Occidente, Europa, Chiesa cattolica di fronte a situazioni inedite
“Ogni giorno mi aspetto che in qualche Paese occidentale sia accolto un ricorso legale contro la Chiesa romana per non aver ammesso un omosessuale o una donna al sacerdozio”. La provocazione è di Nikolaus Lobkowicz, dell’università cattolica di Eichstatt, Germania, che l’ha lanciata nel corso dell’incontro avvenuto il 23 e 24 giugno ad Amman, in Giordania, del Comitato scientifico del Centro internazionale studi e ricerche Oasis, fondato 5 anni fa dal patriarca di Venezia, il card. Angelo Scola, allo scopo di intessere una rete di rapporti e di incontri tra musulmani e cristiani e promuovere la reciproca conoscenza (www.oasiscenter.eu). Due giorni di lavoro dedicati alla libertà religiosa e al suo valore in rapporto alla tradizione prevalente di un popolo cui hanno partecipato 70 esperti e studiosi di 16 Paesi.Una legale rivendicazione… Per libertà religiosa, ha detto Lobkowicz, si intende “la legittima e perciò legale rivendicazione del diritto di scegliere in ogni istante – senza incorrere in alcuno svantaggio – la propria convinzione religiosa, di potere cioè pubblicamente dichiarare di vivere secondo il credo religioso per il quale si è optato. Normalmente, questa rivendicazione è garantita dalla Costituzione, dal momento che essa è rivolta allo Stato. Perciò, la maggior parte delle Costituzioni moderne e/o delle amministrazioni giudiziarie limita altrettanto severamente il diritto del governo ad intromettersi negli affari interni di una religione riconosciuta”.ma con dei limiti. Tuttavia, ha spiegato l’esperto, “è importante vedere che questa rivendicazione o diritto ha dei limiti , alcuni dei quali sono oggi animatamente dibattuti nel mondo occidentale e possono differire da paese a paese”. Una ragione è che “nessuna costituzione definisce la nozione di religione. Più in generale, la libertà religiosa è considerata un diritto umano fondamentale solo nella misura in cui essa non turba apertamente l’ordine pubblico così come definito dalla Costituzione”. Il diritto umano alla libertà religiosa “rischia sempre più di entrare in conflitto con altri diritti umani, particolarmente con il diritto all’uguaglianza e quello a non essere discriminati per qualche fatto considerato irrilevante”. Per dirla in altro modo, ha affermato Lobkowicz, “uno dei problemi dei Paesi occidentali moderni è il clamore di esigue minoranze astiose che pretendono il loro spazio”. Esempi eloquenti. La dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae menziona questa restrizione più volte, riferendosi ad “un giusto ordine pubblico”. Diversi gli esempi citati dall’esperto: “in Francia, alle ragazze musulmane non è consentito indossare il velo nelle scuole pubbliche, università incluse, dal momento che le leggi laiciste del 1905 vietano qualsiasi influenza della religione sulle istituzioni pubbliche; in tempi più recenti, la stessa cosa è successa in Turchia, dove il laicismo di Ataturk è diventato un elemento della costituzione. In Germania, alle insegnanti musulmane delle scuole pubbliche è vietato portare il velo nelle aule perché esse sono dipendenti pubblici e un dipendente pubblico tedesco è tenuto alla neutralità religiosa quando è in servizio. In che misura indossare il velo sia un precetto religioso o solo un simbolo dell’identità islamica è un’altra questione. In alcuni Paesi europei, per esempio, in Germania la macellazione di animali secondo il rito ebraico o islamico è molto discussa, poiché essa è in conflitto con l’idea che agli animali non debba essere procurato dolore inutile; in Austria è permesso per gli uccelli ma non per i mammiferi”. Ogni giorno mi aspetto… Dettagli legati alla libertà religiosa che, ha ricordato il docente universitario, “continueranno probabilmente a dar fastidio a corti costituzionali e politici per un po’ di tempo e incidentalmente sono in Occidente una illustrazione della continua e progressiva secolarizzazione”. Secondo un recente verdetto britannico, “i libri di scuola devono parlare solo di genitori e non di padre e di madre, perché quest’ultima espressione di scrimina i genitori dello stesso sesso”. Ecco perché, ha provocato Lobkowicz, “ogni giorno mi aspetto che in qualche Paese occidentale sia accolto un ricorso legale contro la Chiesa romana per non aver ammesso un omosessuale o una donna al sacerdozio”. Nel suo approdo alla sfera dei diritti umani la libertà religiosa ha trovato nella Dignitatis Humanae un punto di svolta e “la straordinaria qualità di aver trasferito il tema della libertà religiosa dalla nozione di verità a quella dei diritti della persona. Pur insistendo senza ambiguità sulla verità – ha concluso Lobkowicz – la Chiesa non vuole più rivendicare alcun diritto a qualsiasi forma di potere ma solo raggiungere i cuori delle persone così come fece Gesù Cristo”.