Austria, Romania, Italia

Austria: no a lezioni di etica a scapito della religioneNo alla lezione di etica a spese della lezione di religione: così Christine Mann, direttrice dell’Ufficio ecclesiastico per l’istruzione e la formazione, si è espressa nei giorni scorsi sulla proposta di introdurre nelle scuole una lezione di etica per tutti, che andrebbe a sostituirsi alla lezione di religione confessionale. Criticando l’ipotesi formulata da Erwin Niederwieser, portavoce del partito socialista austriaco (SÖP), Mann ha evidenziato l’importanza della lezione di religione confessionale “in una varietà che fornisce un contributo sostanziale alla formazione di quell’identità che è fondamentale per una società pluralistica”. Mann ha inoltre invitato il mondo socialdemocratico a “non reagire più in modo automatico contro tutto quanto ha a che fare con la religione e la Chiesa o le comunità religiose”. “Soprattutto mi chiedo quale socialdemocratico, o meglio quale persona democratica tout court possa davvero augurarsi che quegli impulsi sociali profondi, propri delle religioni, vengano ulteriormente ridotti nella scuola”. Anche il vescovo evangelico luterano Michael Bünker si è espresso in sintonia con Mann: “Per la Chiesa evangelica, la lezione di etica non è in concorrenza con la lezione di religione”. Secondo il vescovo, il punto è piuttosto “il compito di formazione della chiesa austriaca, al fine di rafforzare in modo sostanziale la dimensione pedagogica dell’aspetto etico e religioso, anche per coloro che non partecipano alla lezione di religione confessionale. La Chiesa evangelica respinge decisamente il tentativo di mettere l’etica contro la religione, gli uni contro gli altri”, un atteggiamento, ha sottolineato, “che danneggia la funzione generale della scuola”. Romania: l’eroismo di un vescovo”Dite loro che sono morto per Cristo e per la patria”. Sono le ultime parole del vescovo romeno greco-cattolico Ioan Suciu, morto nella prigione di Sighet il 27 giugno 1953. Aveva 46 anni. Ioan Suciu era nato a Blaj nel 1907. Ha studiato teologia a Roma, dove è stato anche ordinato prete. Tornato in patria si è dedicato con entusiasmo all’insegnamento, alla predicazione e alla guida spirituale. Era vicino ai giovani e amato da loro. Nel 1940 fu consacrato vescovo per la diocesi di Oradea. Nel 1948, in piena persecuzione contro la Chiesa, andava da un villaggio ad altro per incoraggiare i fedeli a rimanere saldi nella fede. Ha visitato così più di 600 parrocchie. Durante una di queste visite fu arrestato di notte. Sottoposto a interrogatori e torture, senza essere giudicato e condannato, passò sei anni in carcere. Aveva sin da giovane gravi problemi allo stomaco e il cibo del carcere non era adatto per lui, per cui morì praticamente di fame. “Alla vigilia della sua morte – raccontano i testimoni – era così debole che non riusciva più ad alzarsi. Ma prima di morire, verso l’una di notte, ha recitato il Padre nostro con una forza tale, che la preghiera si udì in tutta la prigione. I vescovi che erano con lui nella cella lo vegliarono fino all’alba”. Fu sepolto nel cimitero dei poveri di Sighet, in una tomba tuttora sconosciuta. E’ in corso la sua causa di beatificazione.Italia: diritti umani e reti di solidarietà”I diritti umani, se confinati allo stadio del mero riconoscimento giuridico-formale, sono «diritto morto», anzi offesa e bestemmia contro la dignità umana”. Perché “all’insegna di «più sicurezza meno libertà» si registra la perniciosa tendenza a far prevalere interessi e logiche di spregiudicata realpolitik sulle esigenze di sviluppo pacifico e democratico delle società”. Ed è questo il rischio che si sta correndo nel mondo, secondo Antonio Papisca, dell’Università di Padova, intervenuto nei giorni scorsi ad Assisi sl 32° convegno delle 220 Caritas diocesane. Papisca ha denunciato “il tentativo in atto di distruggere la meravigliosa costruzione dell’ordine mondiale fondato sul diritto internazionale dei diritti umani” rilanciando “il primato dell’interesse nazionale” a discapito dei “processi di integrazione sopranazionale”. “Oggi si parla molto dei beni relazionali, che assicurano la felicità molto più dei beni economici. Penso quindi che la rete dovrebbe essere soprattutto elemento di relazione, più che di organizzazione, facendo incontrare le persone nella festa, nel lavoro e nel bisogno”: è il consiglio rivolto da padre Gian Paolo Salvini, direttore della rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” ai partecipanti all’assemblea su “Reti per globalizzare la solidarietà” nell’ambito del convegno. P.Salvini ha fatto riferimento alle reti di internet e del mercato “perché credo sia indispensabile imparare da essi il dinamismo e l’entusiasmo con cui vanno avanti”. Riguardo alla decisione con chi collaborare e mettersi in rete, padre Salvini ha invitato ad “un saggio discernimento”. In genere, ha sottolineato, “ci si può collegare con quanti condividono una comune passione e una comune visione dell’uomo e della società”, anche se di religione diversa. Un buon esempio, secondo il gesuita, è costituito dai World Social forum, nati nel 2001 a Porto Alegre, in Brasile e giunti alla settima edizione (l’ultima a Nairobi, Kenya, nel gennaio 2007).