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Rafforzare gli impegni

Lettera dei vescovi per il summit del G8: maggior cura dei più poveri

Pubblichiamo la lettera delle Conferenze episcopali dei Paesi del G8 ai responsabili degli stessi Paesi (Repubblica federale tedesca, Canada, Repubblica francese, Giappone, Federazione Russa, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Stati Uniti d’America, Repubblica italiana) in occasione del summit in programma in Giappone dal 7 al 9 luglio.Con l’avvicinarsi del Summit del G8 che si terrà in Giappone, inviamo la presente da parte delle Conferenze Episcopali Cattoliche a voi che siete i responsabili delle nostre rispettive nazioni per richiamarvi a rafforzare i vostri impegni e le vostre azioni a favore della lotta contro la povertà nel mondo e ad affrontare con fermezza la questione dei cambiamenti cimatici planetari.Come ha affermato il Santo Padre Benedetto XVI durante la sua visita alle Nazioni Unite dello scorso aprile: “Le questioni della sicurezza, gli obiettivi dello sviluppo, la riduzione delle ineguaglianze a livello locale e mondiale, la protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima, richiedono un’azione concertata da parte di tutti i responsabili della vita internazionale e la loro volontà di lavorare in buona fede nel rispetto della legge e di promuovere la solidarietà nelle zone più fragili del pianeta. Penso in particolare ad alcuni paesi africani che restano ancora ai margini di un vero sviluppo, col rischio di sperimentare soltanto gli effetti negativi della globalizzazione.”La nostra responsabilità religiosa e morale nell’ambito della protezione della vita umana e della promozione della dignità degli esseri umani ci porta a prenderci particolare cura dei membri più poveri e più vulnerabili della famiglia umana, specialmente di coloro che vivono nei paesi in via di sviluppo. Sulla base della propria esperienza al servizio dei poveri, la Chiesa Cattolica è lieta del fatto che questo summit sia dedicato in particolare alle questioni dello sviluppo e dell’Africa.E’ infatti essenziale che voi riaffermiate e rilanciate gli impegni fondamentali assunti a Gleneagles nel 2005 e a Heiligendamm nel 2007. Nel 2005, i paesi più ricchi del globo hanno promesso di stanziare una somma supplementare di 50 miliardi di dollari l’anno per lo sviluppo da qui al 2010, la metà dei quali per l’Africa. Questo impegno deve essere mantenuto e altri impegni dovrebbero essere assunti nell’ambito della salute, dell’istruzione e degli aiuti umanitari. Il summit delle Nazioni Unite del settembre 2008 sugli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo rappresenterà un’occasione unica per una maggiore mobilitazione della comunità internazionale.La crisi alimentare mondiale, che scuote soprattutto i paesi più poveri, e i terribili flagelli dell’HIV/AIDS, della malaria e delle altre malattie rendono ancora più necessaria un’azione concertata. Vi chiediamo di avanzare proposte concrete per mitigare gli effetti della crisi mondiale sui paesi poveri, per migliorare la copertura sociale e l’investimento educativo, e per orientarvi verso politiche commerciali eque che rispettino la dignità della persona umana e il suo lavoro. Affinché tali misure siano produttive a lungo termine, è necessario che i poveri divengano attori del proprio sviluppo. La promozione di ciò che può consentire loro di migliorare il proprio destino e partecipare alla vita economica, sociale, politica e culturale fa dunque una condizione essenziale per lo sviluppo.L’ordine del giorno del vostro Summit include ancora una volta il problema dei cambiamenti climatici planetari, questione particolarmente importante, che per noi, uomini di fede, si fonda sull’impegno a salvaguardare la creazione divina. In qualità di vescovi cattolici, siamo particolarmente preoccupati delle conseguenze che i cambiamenti climatici possono avere sui poveri. Sono i poveri – cioè coloro che hanno contribuito meno alle attività umane che aggravano l’evoluzione del clima mondiale – quelli che rischiano di subirne gli effetti più disastrosi, ad esempio possibili conflitti mondiali, l’aumento dei costi energetici e problemi di salute. Ciò vale tanto per i nostri paesi quanto per l’Africa e gli altri paesi in via di sviluppo. Sarebbe necessario che il costo dei provvedimenti assunti per evitare e adattarsi alle terribili conseguenze dei cambiamenti climatici sia soprattutto a carico dei soggetti e delle nazioni più ricche, che hanno tratto maggiore vantaggio dagli effetti nocivi allo sviluppo, e non sia ingiustamente pagato dai poveri. Dovrebbero essere messi in opera strumenti adeguati per aiutare le persone e le nazioni povere ad adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici e ad adottare tecnologie che non abbiano conseguenze sull’evoluzione del clima.Il Summit del G8 affronterà molte questioni fondamentali per la vita e la dignità umana. Preghiamo affinché il vostro incontro sia ispirato ad uno spirito di collaborazione che vi ponga al servizio del bene comune e vi conduca a prendere misure concrete per ridurre la povertà e affrontare la questione dei cambiamenti climatici.Con i nostri più distinti saluti.Mons. Robert Zollitscharcivescovo di Friburgo – presidente della Conferenza episcopale tedescaMons. James Vernon Weisgerberarcivescovo di Winnipeg – presidente della Conferenza episcopale del CanadaCard. André Vingt-Troisarcivescovo di Parigi – presidente della Conferenza episcopale franceseMons. Peter Takeo Okadaarcivescovo di Tokyo – presidente della Conferenza episcopale del GiapponeMons. Joseph Werthvescovo della diocesi della Trasfigurazione del Signore di Novossibirsk – presidente della Conferenza episcopale cattolica della Federazione RussaCard. Francis Georgearcivescovo di Chicago – presidente della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti Card. Angelo Bagnascoarcivescovo di Genova – presidente della Conferenza episcopale italianaCard. Cormac Murphy-O’Connorarcivescovo di Westminster – presidente della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e GallesCard. Keith Patrick O’Brienarcivescovo di Edinburgo e St Andrews – presidente della Conferenza episcopale cattolica di Scozia