UE

L’impegno di ogni giorno

Il summit dei capi di Stato e di governo

Immigrazione, Obiettivi del Millennio, via libera all’ingresso della Slovacchia nell’euro, prezzi e approvvigionamenti energetici, cambiamenti climatici, situazione a Cuba e in Sudan, elezioni nello Zimbabwe del 27 giugno (“ai cittadini deve essere permesso di scegliere liberamente i propri governanti”). Sono sempre molteplici gli argomenti affrontati nelle “Conclusioni” dei summit comunitari. Pagine che danno conto delle posizioni definite durante le “maratone diplomatiche”. Non fa eccezione il documento finale scaturito dalla riunione dei capi di Stato e di governo dei 27 svoltasi a Bruxelles il 19 e 20 giugno. Ai temi che hanno avuto maggiore rilievo mediatico, a partire dal Trattato di Lisbona, fanno riscontro altrettanti punti discussi fra i leader dei Ventisette e i loro ministri degli esteri: prese di posizione che, senza finire sotto i riflettori, mostrano quanto sia ampio il ventaglio di problemi che l’Ue affronta ogni giorno. Uffici e agenzie: le sedi nei paesi dell’est. Sul fronte “sociale” il summit ha toccato la spinosa questione della presenza rom nei paesi aderenti. Le Conclusioni attestano che il Consiglio europeo attende le valutazioni che dovranno provenire dalla Commissione sulle “politiche e gli strumenti vigenti volti a migliorare l’inclusione della popolazione rom”, oltre agli esiti della conferenza ad hoc convocata per il prossimo settembre. In ambito innovazione e ricerca il Consiglio ha invece stabilito che la sede dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (Iet) sarà a Budapest, capitale ungherese. “Ciò consentirà all’Istituto di iniziare rapidamente i lavori nella prospettiva di promuovere l’innovazione europea”. I capi degli Esecutivi hanno inoltre dato una indicazione per la sede di futuri uffici e agenzie comunitarie, i quali “dovrebbero essere situati principalmente negli Stati membri che hanno aderito all’Unione nel 2004 o successivamente”. Balcani, “prospettiva europea”. Ampio il capitolo sui Balcani occidentali, per i quali è stato ribadita la “prospettiva europea”. Attualmente, oltre alla Turchia, figurano quali paesi ufficialmente candidati all’adesione la Croazia e la Macedonia. Il Consiglio della scorsa settimana ha d’altro canto sottolineato “che compiendo progressi consistenti nella riforma economica e politica e adempiendo alle condizioni e ai requisiti necessari, i restanti” paesi “dovrebbero ottenere la qualità di candidati, in base ai loro meriti, con l’obiettivo ultimo dell’adesione”. Anche perché proprio la prospettiva dell’adesione “è fondamentale per la stabilità, la riconciliazione e il futuro del Balcani”. Il documento apre poi una lunga parentesi per delineare i rapporti con i singoli Stati, ossia: ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Serbia. In particolare – si legge “l’Unione europea rimane impegnata a svolgere un ruolo di primo piano nell’assicurare la stabilità del Kosovo”, anche mediante la sua missione Eulex. Valorizzare la società civile. Sulla stessa area balcanica, il documento presenta una apposita “dichiarazione” in appendice. “Sono stati compiuti – vi si afferma – sforzi considerevoli per rendere la prospettiva europea dei Balcani occidentali più tangibile e visibile per le popolazioni”. Il Consiglio definisce in questo senso tre settori d’azione. Il primo riguarda l’estensione delle politiche Ue ai Balcani (progetti e fondi comunitari), rafforzando la cooperazione regionale. Si passa alla promozione dei “contatti interpersonali e sviluppo della società civile”: un impegno che va al di là dei ruoli istituzionali “in quanto facilita una migliore comprensione reciproca e riconciliazione e promuove i principi sui quali si fonda l’Ue”. In questo capitolo figurano iniziative riguardanti la moltiplicazione delle borse di studio Erasmus Mundus, il sostegno alla ricerca, momenti formativi e di dialogo tra i cittadini e le realtà aggregate. La terza area di interventi si colloca nell’alveo dello sviluppo sociale ed economico, della cooperazione culturale tra diverse regioni e paesi e del “buon governo”. Euromediterraneo, appuntamento a Parigi. Non poteva mancare, nel capitolo sulle “relazioni esterne”, una parte dedicata al processo euromediterraneo. Il prossimo timoniere semestrale del Consiglio, il presidente francese Nicolas Sarkozy, che entrerà in carica il 1° luglio, ne sta facendo un cavallo di battaglia e ha promosso un appuntamento straordinario per il 13 luglio a Parigi per rilanciare il Processo di Barcellona. Posto infatti che “la regione mediterranea è un’area di importanza strategica fondamentale per l’Ue sul piano politico, economico e sociale”, si sostiene che questa prospettiva deve essere accelerata e rafforzata. Il Processo avviato nella città spagnola dal 1995 “ha permesso di promuovere la cooperazione multilaterale e bilaterale”. La ribattezzata Unione per il Mediterraneo dovrebbe imprimere secondo Sarkozy un impulso nelle relazioni tra le due sponde del mare.