IMMIGRAZIONE
La “direttiva rimpatri” dell’Europarlamento
“L’immigrazione contribuisce ai risultati economici dell’Europa, eppure il suo potenziale si realizzerà soltanto se riusciremo a integrare gli immigrati e se prendiamo atto dei timori della gente riguardo all’immigrazione clandestina”. Bastano poche parole a José Manuel Barroso, presidente della Commissione, per riassumere la complessità della materia-immigrazione, cui l’Ue sta cercando di dare risposte coerenti. Con segnali talvolta contrastanti.Verso una strategia Ue. Nei giorni scorsi l’Europarlamento ha dato il via libera alla cosiddetta “direttiva rimpatri”, che riguarda l’immigrazione illegale. Negli stessi giorni l’Esecutivo ha adottato la comunicazione intitolata “Una politica d’immigrazione comune per l’Europa: principi, azioni e strumenti” e il “Piano strategico sull’asilo”, che cominciano il loro iter legislativo. Ma è recente anche la strategia (“Carta blu”) volta ad attirare nel vecchio continente “braccia” e “cervelli”, purché qualificati, che le imprese europee invocano da tempo. “L’Europa sta invecchiando e ha bisogno di operai specializzati, di ingegneri, ma anche di badanti e manovali nei cantieri”, si dice da tempo a Bruxelles. Eppure i provvedimenti che giungono dalle istituzioni comunitarie non sembrano procedere con linearità: prima si stabilisce come espellere i “sans papier” che spesso lavorano in nero nei 27 Stati Ue; quindi si passa a definire le modalità per accogliere nuovi arrivati da inserire nel mercato del lavoro. Dieci principi comuni. Presentando il 17 giugno il pacchetto normativo su immigrazione e asilo, Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione, ha affermato: “L’immigrazione è un’opportunità e una sfida per l’Unione. Se gestita come si deve, è fonte di ricchezza non solo dal punto di vista materiale ma anche umano, se si pensa al calo demografico in Europa”. La comunicazione della Commissione presenta dieci principi posti a fondamento della strategia Ue: regole chiare e condizioni di parità; incontro tra qualifiche professionali ed esigenze economiche; integrazione; trasparenza, fiducia e cooperazione; uso efficace e coerente dei mezzi disponibili; partenariati con i paesi terzi; politica dei visti; gestione integrata delle frontiere; lotta all’immigrazione illegale; politiche di rimpatrio efficaci. Il Consiglio europeo del 15 ottobre prossimo dovrebbe approvare i due testi, quello sull’immigrazione e quello sull’asilo (“i cui obiettivi sono ribadire la tradizione umanitaria e garantista dell’Unione e creare condizioni di parità effettive per accedere alla protezione nell’Ue”), in modo che nel 2009 vadano a confluire in un nuovo programma quinquennale nel settore giustizia, libertà e sicurezza. La direttiva sui rimpatri. Dal canto suo il Parlamento europeo ha discusso e approvato in via definitiva, nel corso della plenaria di Strasburgo (16-19 giugno), la direttiva rimpatri, assegnando alla relazione del deputato tedesco Manfred Weber 369 voti favorevoli, 197 no e 106 astenuti. La direttiva stabilisce “norme comuni sulla detenzione e il rimpatrio degli immigrati clandestini, promuovendo anche il ritorno volontario”. Essa punta anzitutto al “rimpatrio volontario” per le persone illegalmente presenti nell’Unione europea. Diversamente le autorità nazionali possono procedere a un “periodo di custodia” in centri di permanenza temporanea per un periodo non superiore ai 18 mesi per preparare il rimpatrio; la direttiva si applica, pur con tutele specifiche, anche ai “minori non accompagnati”; inoltre, i provvedimenti di allontanamento comportano un divieto di reingresso per un termine massimo di 5 anni. Monumento all’Europa-fortezza? La direttiva è frutto di un compromesso tra Assemblea e Consiglio Ue ed entrerà in vigore nel 2010. Osteggiata da numerose organizzazioni della società civile ed ecclesiali, soprattutto per il lungo periodo di detenzione e per la sua applicabilità ai minori, la direttiva è passata “in prima lettura”. “Se avessimo mutato – spiega Weber – il contenuto del testo e fossimo passati a una seconda lettura parlamentare, saremmo poi giunti a una normativa ancora più severa, come del resto chiedevano diversi governi”. “La direttiva – aggiunge il deputato tedesco – è una risposta alla illegalità ed è frutto di un clima politico e culturale mutato, come hanno dimostrato anche alcune recenti elezioni nazionali. La gente vuole norme più severe – spiega il relatore – e noi ci siamo mossi in questa direzione”. Di tutt’altro avviso l’eurodeputato italiano Giusto Catania, che ha guidato il fronte contrario alla direttiva. Il quale accusa: “Si tratta di una imposizione dei governi nazionali che vogliono accaparrarsi i 700 milioni di euro previsti dal fondo di rimpatrio, attualmente bloccato”. Questa normativa, aggiunge, “è l’ennesimo monumento all’Europa-fortezza”. Quindi ricorda che il Parlamento “non ha ascoltato 44 capi di Stato di paesi terzi, le Nazioni unite, le Chiese, le organizzazioni sindacali, numerose ong, Amnesty International che si erano dichiarati contrari” al testo.