POLONIA
Kep: contrastare i nemici della fede”La nuova Europa sta male, ma è la nostra Europa, e tutti dobbiamo avere a cuore la sua salute”: lo ha affermato, il 18 giugno, il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep), mons. Jozef Michalik, nel corso della celebrazione eucaristica al termine della 344ª sessione plenaria. “Oggi la Chiesa postconciliare ha bisogno di serenità e non di clamore, deve potenziare gli sforzi per proclamare il vangelo al mondo, per contrastare, con la dottrina chiara ed univoca, i nemici della fede e della tradizione, che non mancano”. Insomma, la Chiesa “non deve simulare che tutto va bene e che i problemi conseguenti alla laicizzazione in atto si possono risolvere annacquando i principi”, ha rilevato il presule, scagliandosi contro coloro che “hanno uno scopo ben preciso: distruggere la moralità, avvelenare le coscienze, annullare la verità con le bugie, relativizzare tutto quello che è buono e nobile, propagare l’anarchia morale” per far perdere all’uomo “l’anelito per il bene e la verità”. In occasione della proclamazione da parte del pontefice dell’Anno Paolino, mons. Michalik, nella conferenza stampa a conclusione della plenaria, ha annunciato una serie di iniziative ecclesiali a carattere formativo basate sulle Lettere di San Paolo. La Kep, nel corso della plenaria, si è soffermata soprattutto sulla bioetica e l’ammissibilità delle nuove biotecnologie. I vescovi “hanno espresso un’opinione critica nei confronti di quelle idee che esprimono la prevalenza delle moderne tecnologie sull’etica”. Ponendo l’accento su “l’inviolabile dignità della persona umana e la santità della vita familiare”, i vescovi hanno ribadito “la necessità di contrastare, attraverso la sensibilizzazione delle coscienze, ogni atteggiamento strumentale nei confronti della persona”. Nell’annunciare la costituzione di un speciale gruppo di lavoro per la bioetica, l’episcopato esprime gratitudine nei confronti di coloro che “con il senso di responsabilità cristiana, uniti nella salvaguardia della dignità materna e nella sollecitudine per l’inviolabilità della persona, hanno difeso la vita nella drammatica vicenda della 14enne studentessa incinta”. “Il fanatismo peggiore è quello che tratta in maniera strumentale la dignità della persona e che condiziona il diritto alla vita all’opinione degli ambienti che si riservano il monopolio di modernità e progresso”: così si era espresso, il 16 giugno, mons. Jozef Zycinski arcivescovo di Lublin, intervenendo al dibattito attorno al caso della studentessa incinta, al centro di uno scontro tra abortisti e difensori della vita. Forse anche in considerazione dell’atteggiamento dei media, non sempre privo di sensazionalismo, nei confronti del dramma della ragazza, i vescovi nel comunicato finale della plenaria hanno ricordato le parole di Benedetto XVI sui mezzi di comunicazione che “a volte vedono la competitività commerciale costringere i comunicatori ad abbassare gli standard” e hanno sottolineato la necessità di “azioni nelle quali la dignità della persona umana e il bene della cultura saranno più importanti dei profitti finanziari e politici”.I presuli hanno inoltre incoraggiato i giovani a partecipare agli incontri con il Pontefice a Sydney. Mons. Michalik, ricordando che proprio i giovani sono il futuro della Chiesa, ha informato la stampa che nonostante i problemi economici oltre 2mila polacchi parteciperanno, dal 15 al 20 luglio, alla Gmg di Sydney. Le accuse di collaborazione a Lech Walesa”Sono legato alla città di Danzica da quasi 50 anni. Ricordo benissimo quello che vi è successo nel dicembre del 1970, e anche più tardi. Come persona che ha combattuto il sistema comunista, Walesa ha fatto moltissimo. E non solo per la Polonia” ha affermato di recente mons. Tadeusz Goclowski, arcivescovo emerito di Danzica rispondendo ad una domanda su Lech Walesa. In questi giorni esce nelle librerie polacche un libro redatto da due studiosi dell’Istituto nazionale della memoria (Ipn), Slawomir Cenckiewicz e Piotr Gontarczyk, che raccontano della collaborazione di Walesa con i servizi di sicurezza (Sb) della Polonia comunista. Il fondatore di Solidarnosc, ex presidente e premio Nobel per la pace, secondo gli autori avrebbe iniziato la sua collaborazione con la Sb nel 1970, ma divenuto capo dello Stato (1990) si sarebbe adoperato per far sparire i documenti che lo riguardavano. “Il libro non merita di essere considerato una monografia seria. E’ solo un tentativo di sminuire il ruolo di Walesa”, afferma padre Maciej Zieba, domenicano e direttore del Centro Europeo di Solidarnosc a Danzica. A suo parere il materiale raccolto da due studiosi è stato scelto “unicamente per stilare un atto d’accusa contro Walesa”. Padre Zieba considera un’assurdità la tesi che i contatti con i funzionari dei servizi negli anni ’70 avrebbero potuto far diventare ricattabile il presidente polacco.