FRANCIA
Creatività e serietà nella preparazione al sacerdozio
“Da 25 anni, su invito del Concilio Vaticano II, cercando una risposta adeguata ai bisogni dei candidati al ministero ordinato, sono state avviate in Francia molte iniziative” e “sono stati indetti degli anni ‘propedeutici’ finalizzati alla preparazione all’ingresso in seminario, pur con contenuti e pedagogie diversi”. Ad affermarlo, il vescovo di Versailles, mons. Eric Aumonier, nell’ultimo numero del trimestrale francese “Eglise et vocations” che propone al riguardo diverse esperienze. Ne presentiamo alcune.Il granito e il vento. “Tutti conoscono questi due elementi naturali, così comuni in terra bretone dove si trova la casa di Charles de Foucauld: il granito e il vento, bella immagine di ciò che vogliamo fare in questo anno di fondazione spirituale della provincia di Rennes”: a parlare è Olivier Ray, superiore della “Maison Charles de Foucauld”, la cui “avventura – spiega – è stata lanciata nello scorso settembre”. Il granito “evoca la roccia su cui costruire un solido edificio”; il vento “è quello dello spirito”. In tale prospettiva la “Maison” offre ai candidati al sacerdozio “un quadro favorevole al silenzio e alla preghiera”, per “poter rispondere in piena libertà alla chiamata di Dio”. “Pregare con la Chiesa e prendere parte all’Eucaristia; preghiera personale; vita comunitaria” in cui esercitare “la carità fraterna”; attività di sport individuale o di squadra: questi, spiega padre Ray, gli impegni che scandiscono il tempo dei giovani accolti alla Maison, di età compresa tra i 20 e i 32 anni. Si tratta, precisa, “di ragazzi appartenenti in tutto e per tutto al 2008”, desiderosi di “approfondire la vita spirituale” e, al tempo stesso, di “evitare profondi scarti fra vita quotidiana e impegno ecclesiale”.Fra i più poveri. “L’annéè Saint-Joseph” è stato creato dalla comunità Emmanuel come “tappa di discernimento che permetta ai giovani la condivisione della vita e del carisma della comunità, per sapere se la loro chiamata al sacerdozio si realizzerà all’interno di Emmanuel o meno”, spiega Cristophe Liony, responsabile della “Maison Saint-Joseph” di Namur (altre tre sono in Rwanda, Congo e Costa d’avorio). Quattro i pilastri della vita nella Maison: preghiera, vita fraterna, formazione, accompagnamento. “Il discernimento è opera dello Spirito santo – afferma Liony -; di qui l’importanza, all’interno dell’anno, di un ‘mese di sperimentazione’, un mese di completa immersione in un luogo di vita con dei poveri al servizio dei quali sono chiamati i giovani, e può trattarsi di una casa dell’Arca o delle Piccole sorelle dei poveri”. Ulteriore momento essenziale del percorso, “i dieci giorni di esercizi spirituali ignaziani”.Un “ritiro” dal mondo. Sono 17 i giovani che lo scorso 28 settembre hanno iniziato “l’anno di fondazione spirituale” nella “Maison Saint-Augustin” (Msa) a Parigi. “Un progetto che – spiega il superiore Jacques de Longeaux – presuppone per un anno un reale ritiro dal mondo, una vera frattura con lo stile di vita precedente”. I giovani, infatti, possono ritornare a casa il mercoledì sera e la domenica, possono invitare familiari e amici al pranzo del sabato”, ma “per la maggior parte della settimana non sono raggiungibili, né tramite cellulare, né tramite Internet”. Il percorso, prosegue il superiore, si dispiega intorno a cinque assi principali: “preghiera e direzione spirituale; lectio divina; visite a malati, handicappati e anziani; liturgia; vita comunitaria”. Ad essi si aggiunge “la conoscenza della diocesi di Parigi e delle condizioni concrete dell’esercizio del ministero”. A tale fine l’anno prevede anche “tre pellegrinaggi o visite nelle parrocchie della capitale”.Audacia e prudenza. Nella diocesi di Namur, “il primo anno propedeutico alla formazione sacerdotale risale al 2001”, rammenta padre Joël Rachette, rettore del seminario locale, fondato nel 1658. Fin da allora, la sede prescelta per tale esperienza è stata l’antica abbazia cisterciense di Notre-Dame du Vivier. “L’essenziale della formazione dei seminaristi-propedeuti – spiega padre Rachette – consiste nell’approfondimento della vita spirituale. Per questo incontrano il loro padre spirituale ogni cinque giorni”; due volte al giorno dedicano mezz’ora all’orazione personale, e prendono parte alla liturgia delle ore e all’Eucaristia”. Essi seguono inoltre corsi di storia della spiritualità, teologia e filosofia. “Oltre alla formazione spirituale e intellettuale – prosegue il rettore del seminario – i seminaristi-propedeuti’ trascorrono ogni settimana una giornata in un luogo di azione sociale e caritativa: l’ospizio delle Piccole sorelle dei poveri o la casa d’accoglienza per i senza fissa dimora dei Fratelli della carità a Gand”. Infine la dimensione pastorale “che li mette in contatto con una parrocchia o un ambito pastorale della diocesi”. E’ positivo il bilancio di questi primi sette anni, anche se, ammette padre Rachette, non mancano le difficoltà: “al riguardo occorre un’alleanza tra audacia e prudenza, ma il gioco vale la candela”, conclude.