UE

Quale via d’uscita?

Modificata l’agenda comunitaria dopo il risultato irlandese

“Preparazione del Consiglio europeo a seguito del referendum in Irlanda”: una semplice modifica all’ordine del giorno della sessione dell’Europarlamento in corso a Strasburgo (16-19 giugno) segnala il clima di preoccupazione e incertezza che regna nelle sedi istituzionali Ue. Il voto con il quale gli irlandesi hanno respinto la ratifica del Trattato di Lisbona ha imposto una profonda revisione dell’agenda comunitaria. Risultati e voci irlandesi. Gli elettori dell'”isola verde” si erano recati ai seggi il 12 giugno per approvare o respingere il testo di riforma definito nella capitale portoghese lo scorso autunno. Gli aventi diritto al voto erano 3 milioni e 51mila, mentre i votanti sono stati 1 milioni e 621mila (53,1%). I sì al Trattato hanno raggiunto quota 752mila (46,6% dei voti validi), sopravanzati da 862mila no (53,4%). Su 43 circoscrizioni elettorali, 10 sono state a favore del Trattato, 33 si sono dichiarate contrarie. A Dublino è tuttora in corso un dibattito sulle ragioni che hanno spinto l’opinione pubblica a schierarsi contro le riforme volute dai 27 governi dell’Unione europea e sostenute in Irlanda dall’Esecutivo, da quasi tutte le forze parlamentari e dalle forze aggregate della società civile. Lapidario ma lucido il commento del ministro della giustizia, Dermot Ahern, secondo cui “è un risultato che lascia delusi ma del quale occorre prendere atto”. Il premier Brian Cowen, che si era battuto per l’approvazione, ricorda che “non ci sono risposte ovvie” alla posizione espressa dai suoi concittadini e che l’Europa si deve sentire impegnata “a fornire parte della soluzione anziché sostenere che è solo un problema dell’Irlanda”.Summit: esiti non scontati. Per entrare in vigore il Trattato necessita della ratifica di tutti i 27 Stati membri Ue. Finora 18 paesi hanno provveduto per via parlamentare e gli altri si sono impegnati a farlo entro l’anno. L’unico paese che, come prevede la Costituzione nazionale, aveva imboccato la via referendaria era proprio l’Irlanda. La bocciatura ha prodotto una revisione dei progetti comunitari. La riunione di questo inizio settimana del Consiglio dei ministri degli esteri si è occupata quasi esclusivamente della preparazione del summit di Bruxelles del 19 e 20 giugno, quando i capi di Stato e di governo dei Ventisette dovranno analizzare il dopo-voto e le prossime mosse legate all’iter di ratifica. Nel frattempo sono state avviate consultazioni da parte del presidente della Commissione e da quello del Consiglio. Quindi l’Assemblea di Strasburgo ha modificato i propri lavori per parlare, il 18 giugno, del summit alla luce del voto irlandese. Lo stallo in cui si trova il Trattato e il possibile rinvio della sua entrata in vigore prendono infine il sopravvento e obbligano a un cambio di rotta del vertice del 19 e 20 giugno. I cui esiti sono tutt’altro che scontati.“Cercare insieme una via d’uscita”. Il premier sloveno Janez Jansa, presidente di turno Ue, ha spiegato che “i dirigenti europei sono determinati a trovare una soluzione al problema creato con il voto irlandese”. La linea che è emersa nei colloqui bilaterali di questa settimana appare chiara: occorre ponderare l’esito referendario, domandarsi le ragioni del no espresso dai cittadini, ma allo stesso tempo – ha sottolineato Jansa – “non possiamo dimenticare che diciotto Stati, in rappresentanza dell’ampia maggioranza dei cittadini Ue, hanno già ratificato il testo” e che “gli altri hanno confermato il loro impegno” in questa stessa direzione. Jansa ha avuto l’appoggio dei paesi grandi e piccoli, a cominciare dalla Francia, la quale sarà alla guida semestrale dell’Unione a partire dal prossimo 1° luglio. “Il Consiglio europeo chiederà al premier irlandese di rendere conto delle motivazioni per le quali gli irlandesi hanno respinto il Trattato, cercando assieme una via d’uscita”. Avanti con le ratifiche. Sulla medesima linea il presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso, uno dei fautori del compromesso di Lisbona. “La Commissione aveva sperato in un altro risultato – ammette -. Comunque noi rispettiamo l’esito del referendum”. Il capo dell’Esecutivo Ue aggiunge che “ora bisogna andare avanti con le ratifiche” e che “c’è una responsabilità comune di tutti gli Stati per far fronte a questa realtà”. Barroso ribadisce del resto che l’Irlanda rimane “impegnata a costruire un’Europa forte, giocando un ruolo attivo e pieno” a livello comunitario. Da Strasburgo il presidente del Parlamento Ue, Hans-Gert Poettering, puntualizza che il “no” irlandese al Trattato di Lisbona “pone all’Ue una delle più difficili sfide della sua storia”. Secondo il politico tedesco il testo “rende l’Unione più democratica, le consente una maggiore capacità di agire e la dota di maggiore trasparenza, rafforza il Parlamento europeo, conferisce ai cittadini un potere di iniziativa nei confronti delle istituzioni comunitarie”. Per tali ragioni occorre “intraprendere tutti i passi necessari affinché il Trattato diventi realtà”.