UE

Domande e curiosità

L’annuario statistico 2008 di Eurostat

Cresce o diminuisce la popolazione complessiva dell’Ue? La media di età tende ancora ad aumentare? Quali le condizioni di vita nei diversi paesi? I sistemi di welfare sono molto differenti? Quale mercato del lavoro appare più dinamico? Quali le quantità di rifiuti prodotte e raccolte dall’Estonia a Malta, dalla Grecia al Regno Unito, passando per l’Ungheria? L’Annuario statistico 2008, pubblicato da Eurostat, risponde a centinaia di domande e curiosità. Disponibile in tre lingue (inglese, francese e tedesco), è uno strumento che assume interesse crescente nell’ambito del processo legislativo e decisionale dell’Unione europea. Dati, tabelle e politica. “Le statistiche giocano un ruolo fondamentale nella società moderna”, spiega Hervé Carré, direttore generale di Eurostat. “Informazioni imparziali e oggettive” sono ormai essenziali “per essere in grado di assumere decisioni politiche fondate”. Carré precisa, in particolare, che “a livello europeo le statistiche stanno assumendo un ruolo crescente per la definizione, valutazione, monitoraggio delle politiche comunitarie”. Questo è del resto il compito istituzionale dell’Ufficio statistico della Commissione, che pubblica l’Annuario per la dodicesima volta; a questo si aggiungono numerosi studi di settori e indagini congiunturali riportate anche nel sito web www.epp.eurostat.ec.europa.eu. Un raffronto tra le diverse edizioni dell’Annuario permette di verificare come si è sviluppata l’Europa, di comprendere i mutamenti in atto, di raffrontare i dati continentali con quelli degli Stati Uniti e del Giappone, costantemente monitorati da Eurostat.L’Europa cambia volto. “L’Annuario 2008 comprende quindici capitoli – spiegano i ricercatori di Eurostat – consacrati ad altrettanti settori statistici. Il primo capitolo mette in luce i cambiamenti demografici”, mentre gli altri si occupano di: economia, educazione, salute, condizioni di vita e protezione sociale, mercato del lavoro, industria e servizi, agricoltura, silvicoltura e pesca, commercio internazionale, trasporti, ambiente, energia, scienza e tecnologia, regioni. “L’ultimo capitolo si concentra sui legami tra le statistiche e le politiche comunitarie”. Probabilmente il primo e più significativo elemento che emerge dalle 575 pagine del volume, ricco di tabelle e grafici, è l’accresciuta “diversità” che caratterizza l’Ue, dovuta all’estendersi geografico dell’Unione stessa, ma anche alla dinamicità dei tempi. L’Irlanda è cresciuta di più. Tra i capitoli più interessanti, quello sulla popolazione evidenzia dati e differenze significativi. Negli ultimi dieci anni (1997-2007) l’Ue27 è passata da 479 milioni di abitanti agli attuali 495, con una crescita del 3,4%. Ma i numeri su natalità, mortalità e migrazioni disegnano un quadro a tinte variabili. “L’Irlanda – attestano i ricercatori Eurostat – è il paese che è cresciuto di più”, con un tasso complessivo del 18%. Seguono Cipro (+16,9%), Lussemburgo (14,2) e Spagna (+12,5), il primo tra i maggiori paesi. “La popolazione è invece diminuita in otto Stati e la contrazione maggiore riguarda la Bulgaria (-7,9%)”, seguita da Lettonia e Lituania.Prima Germania, seconda… Turchia. Il paese con maggior popolazione rimane la Germania, con i suoi 82 milioni di cittadini. Seguono Francia (63 milioni), Regno Unito (60), Italia (59), Spagna (44) e Polonia (38). A lunga distanza Romania (21) e Paesi Bassi (16). Sotto il milione di abitanti si collocano tre paesi: Cipro, Lussemburgo e Malta. Tra gli Stati candidati all’adesione, il più popoloso è naturalmente la Turchia che, con i suoi 73 milioni di cittadini (e in forte crescita demografica) si collocherebbe al secondo posto in questa speciale classifica. Interessante il raffronto tra la popolazione Ue e quella mondiale, che ha raggiunto i 6,5 miliardi; erano solo 3 miliardi nel 1960. In meno di 50 anni, la popolazione corrispondente ai 27 Stati aderenti all’Ue si è dimezzata sul totale planetario, passando dal 13,3% del 1960 all’attuale 7,5%.Proprietari di casa; costo del lavoro. Qualche curiosità, posta in luce dagli studiosi di Eurostat. Nell’Ue27 due terzi delle famiglie è proprietaria della casa in cui abita, le altre sono affittuarie. Le percentuali più elevate di proprietari si riscontra in alcuni paesi dell’est, fra cui Estonia e Lituania (88% di alloggi di proprietà), seguite da Ungheria, Spagna e Slovenia. Al contrario, il maggior numero di affittuari si trova in Germania, Austria, Paesi Bassi e Polonia. Se invece si osservano i dati sui costi della manodopera sostenuti dalle aziende, si osserva che le distante sono abissali. Un’ora di lavoro in Svezia costa mediamente a un’impresa oltre 32 euro, più di 31 in Danimarca, Belgio e Lussemburgo, oltre 30 in Francia, 27 in Germania, Paesi Bassi e Finlandia, 26 in Austria, 24 nel Regno Unito e 21 in Italia. Il dato medio orario nell’Ue si ferma a 20,35 euro. Ma ci sono paesi in cui la manodopera costa solo 1,65 euro l’ora, come in Bulgaria, oppure 2,68 nel caso della Romania.