SINODO DEI VESCOVI
Presentato a Roma l'”Instrumentum laboris”
E’ stato presentato il 12 giugno in Vaticano l'”Instrumentum laboris” per la XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si terrà dal 5 al 26 ottobre ed avrà per tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. A presentare alla stampa il testo sono stati il segretario generale del Sinodo stesso, mons. Nikola Eterovic, e il sottosegretario mons. Fortunato Frezza. Il documento si articola in 80 pagine, diviso in una premessa, otto capitoli e le conclusioni. Abbiamo scelto di approfondire il capitolo ottavo dedicato alla “Parola di Dio, grazia di comunione”. Nel capitolo si presenta la Bibbia come “punto di incontro” tra i cristiani delle diverse confessioni, come ponte di dialogo con gli ebrei e i musulmani e “tesoro per tutta l’umanità”, anche “per coloro che non credono in Cristo”. Parola di Dio vincolo ecumenico. “La piena e visibile unità di tutti i discepoli di Cristo” è una questione di “primaria importanza” in quanto essa “incide sulla testimonianza del Vangelo” nel mondo. “Due – si legge nell’Instrumentum laboris – le realtà che uniscono i cristiani: la Parola di Dio e il Battesimo. Accogliendo questi doni il cammino ecumenico potrà trovare il suo compimento”. Il testo sinodale stila un bilancio: “in generale, si nota con soddisfazione che la Bibbia è oggi il maggior punto di incontro per la preghiera e il dialogo tra le Chiese e le comunità ecclesiali. Si è presa coscienza che la fede che ci unisce e gli accenti diversi nell’interpretazione della stessa Parola sono un invito a riscoprire insieme le motivazioni che hanno creato la divisione. Rimane, tuttavia, la convinzione che i progressi fatti nel dialogo ecumenico con la Parola di Dio possono produrre altri effetti benefici”. “Valida” e “positiva” l’esperienza ormai decennale della traduzione ecumenica della Bibbia e la collaborazione tra le diverse associazioni bibliche cristiane. Dialogo con gli ebrei. Il testo sinodale invita a guardare con “peculiare attenzione” alle relazioni con il popolo ebraico. “Cristiani ed ebrei sono insieme figli di Abramo, radicati nella stessa alleanza” che “Dio, fedele alle sue promesse” non ha mai revocato. “Questa stretta relazione biblicamente fondata dà al dialogo tra cristiani ed ebrei un carattere singolare”. “Due aspetti poi vanno in particolare considerati. In primo luogo – si legge nel testo -, la comprensione ebraica della Bibbia può essere di aiuto alla comprensione e allo studio di essa da parte dei cristiani. A volte si sono sviluppati – e si possono sviluppare ulteriormente – modi di studiare le Sacre Scritture insieme agli ebrei e di imparare gli uni dagli altri, pur nel rigoroso rispetto delle diversità. In secondo luogo, è doveroso il superamento di ogni possibile forma di antisemitismo”. Il testo ricorda che lo stesso Concilio Vaticano II ha sottolineato come gli ebrei non devono essere considerati “né come rigettati da Dio, né come maledetti”. “Al contrario, sulla scia di Abramo possiamo e dobbiamo diventare fonte di benedizione gli uni per gli altri per il mondo”. Con i musulmani. “Come i cristiani e gli ebrei – si legge nel testo – anch’essi si riferiscono ad Abramo cercando di imitarlo nella sua sottomissione a Dio, a cui rendono culto soprattutto con la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano come profeta ed onorano Maria come madre verginale. Attendono il giorno del giudizio e apprezzano la vita morale”. Il testo sinodale dedica così un paragrafo al dialogo interreligioso e afferma: “il dialogo dei cristiani con i musulmani e i membri di altre religioni diventa un’urgenza e permette di conoscersi meglio e di collaborare nella promozione dei valori religiosi, etici e morali, contribuendo alla costruzione di un mondo migliore”. Il testo sinodale mette tuttavia in guardia dal rischio di sincretismo: “nelle occasioni in cui si cercasse di procedere ad un confronto della Bibbia con i testi sacri delle altre religioni, sarebbe deprecabile cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e deformazioni della verità, a motivo anche delle diverse concezioni circa l’ispirazione di tali testi sacri”. Fermento di cultura. “La Bibbia – si legge ancora al capitolo 8 – non appartiene soltanto ai cristiani, ma è un tesoro per tutta l’umanità” e “può diventare sorgente di ispirazione per coloro che non credono in Cristo”. “Nel corso dei secoli il libro della Bibbia è entrato nelle culture, tanto da ispirare i vari ambiti del sapere filosofico, pedagogico, scientifico, artistico, letterario. Il pensiero biblico è talmente penetrato, da diventare sintesi e anima della cultura stessa”.