Portogallo: la Chiesa rispetta gli atei e chiede rispettoIn un incontro con i giornalisti, a mons. José Policarpo è stato chiesto di commentare la recente creazione dell’Associazione Ateista portoghese (AAp), la quale, nel suo costituirsi, ha voluto stigmatizzare alcune pubbliche prese di posizione avverse all’ateismo. Tra queste, ad esempio, proprio una frase dell’omelia del Natale 2007 del cardinale-patriarca di Lisbona, che in quell’occasione aveva affermato: “Tutte le espressioni di ateismo, tutte le concezioni esistenziali di negazione o dimenticanza di Dio, continuano a costituire il maggior dramma dell’umanità”. Ai giornalisti, mons. Policarpo ha spiegato: “Dato che io penso che la fede in Dio è un fatto essenziale nell’esistenza dell’uomo, non posso che ribadire che disconoscere Dio sia un problema rilevante per la vita stessa”. Riconoscendo che la formazione di associazioni di tal genere “è un diritto assolutamente legittimo”, egli si è però detto a sua volta dispiaciuto delle dichiarazioni fondamentaliste che sono state rese dal presidente dell’AAp in una lettera aperta rivolta al presidente della Conferenza episcopale portoghese (Cep). La missiva si presenta particolarmente dura nei confronti del cardinale Saraiva Martins, definito: “Cercatore di miracoli e creatore di santi e beati”, e accusato di aver presieduto il 13 maggio scorso a Fatima “un pellegrinaggio contro l’ateismo in Europa”, per aver criticato le ideologie materialiste del XX secolo. Mons. Policarpo ha invece auspicato un rispetto reciproco, dichiarando che: “La Chiesa ha un grande rispetto dell’ateismo, conosciuto e presente sin nel Vecchio Testamento”, ma ha aggiunto: “Ciò che per me è una novità è che esso si voglia trasformare in una comunità atea, simile alle comunità di credenti”, ed ha infine concluso ricordando che “l’ateismo e l’agnosticismo non sono la medesima cosa”. Irlanda: contro la violenza una “ecologia della pace””Esiste una mentalità che svaluta la vita umana come dimostra l’approvazione della legge che consente la generazione di embrioni ibridi metà umani e metà animali dove ciascuno fa quello che vuole senza rispetto per nessuno. Se si perde un punto di riferimento, si tratti di Dio o di un sistema di valori si perde tutto e non si riesce più a dare senso alla vita.”, cosi don Gismondo Pawley, parroco della chiesa di St. Patrick a Waterloo a sud di Londra commenta la morte di Arsema Dawit l’ultima vittima di una serie di omicidi commessi nella capitale britannica. Anche la Conferenza episcopale irlandese ha dedicato un documento alla violenza intitolato “Violenza nella società irlandese: verso una ecologia della pace” dove si fa notare con preoccupazione che negli ultimi due anni i crimini di natura violenta sono aumentati dell’8% in Irlanda. Nella pubblicazione i vescovi ribadiscono che occorre sostenere le vittime di crimini violenti che hanno bisogno di sperimentare la solidarietà della loro comunità. I presuli identificano la famiglia come “uno dei fattori di protezione più importanti contro la frammentazione della società”. Una cittadinanza impegnata, un’etica che dà importanza al volontariato e una cultura di solidarietà sono fattori che aiutano a combattere la criminalità. E’ importante non considerarci soltanto spettatori di crimini ma accettare la sfida di diventare cittadini attivi che aiutano i nostri vicini. Secondo i vescovi anche lo spaccio di droghe ricreative e la violenza associate con una criminalità che traffica in queste droghe contribuiscono al mancato rispetto della vita. Spagna: scuola, la Dichiarazione di Saragozza”Quali devono essere i valori universali che devono guidare l’educazione del secolo XXI per un mondo migliore”, è stato il tema del I congresso mondiale di associazioni di padri e madri di alunni, promosso dalla Confederazione cattolica nazionale dei genitori di famiglia e genitori di alunni (Cocapa) e svoltosi il 6 e il 7 giugno a Saragozza. Obiettivo del congresso è stato “mostrare che al di sopra delle differenze sociali, politiche, culturali o religiose, esiste una volontà comune dei genitori per costruire un discorso positivo, a beneficio della persona e, in concreto, della formazione dei figli”. Secondo quanto riferisce l’agenzia internazionale Fides, al termine dei lavori, cui hanno partecipato tra gli altri genitori di 22 paesi europei, è stata presentata la “Dichiarazione di Saragozza 2008 per l’educazione”, in cui viene ricordato che “i genitori hanno il diritto primario ed esclusivo di educare i propri figli secondo i loro principi e convinzioni morali, filosofiche, religiose e pedagogiche”, per cui “nessun’altra istanza ha legittimità per usurpare questo diritto né per imporre un indottrinamento morale o ideologico”. Nella Dichiarazione si afferma anche che “il pluralismo educativo è un valore fondamentale inerente all’educazione e presuppone la diversità di scelte che stanno alla base di una società libera e democratica” e si ricorda che “nessun governo democratico può discriminare le famiglie imponendo l’obbligatorietà per i loro figli di frequentare studi in una scuola governativa, sostenuta con fondi pubblici o di proprietà privata”.