ALLARGAMENTO (5)
Romania
Assieme alla Bulgaria, la Romania è l’ultimo Stato in ordine di tempo ad aver aderito all’Unione Europea, a partire dal 1° gennaio 2007. Altri dieci Paesi Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria sono entrati nell’Ue nel 2004 (per i servizi già pubblicati sui Paesi dell’allargamento cfr SIR Europa 19-23-34-37/2008). Bucarest ha così festeggiato un evento che solo un decennio prima pareva inimmaginabile. Ma le difficoltà socio-economiche persistono e il clima di tensione nei confronti delle varie comunità di immigrati rende la transizione particolarmente delicata. In proposito, SIR Europa ha chiesto un commento ad Andrei Serban, sindaco di Slanic Moldova, ed a Bogdan Seto, funzionario di collegamento con l’Unione Europea per il Consiglio provinciale di Bacau.Sono passati soltanto 15 mesi da quando la Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea: come descrivereste l’influenza che tale evento sta avendo sulla vita socio-economica del Paese?“Il 1° gennaio 2007 è una data di enorme importanza storica, politica, economica e sociale per la Romania come Stato-nazione e per i rumeni come popolo. Essa segna l’inizio di una nuova era di alleanza politica e sociale, e la fine del periodo di transizione seguito alla rivoluzione del dicembre 1989. L’ingresso nell’Unione Europea è avvertito a vari livelli nella vita quotidiana, dai beni che consumiamo alle strade che percorriamo, dagli studi che ora possiamo frequentare fino alle politiche adottate. Mentre sul versante economico stiamo attraversando diversi cambiamenti: la transizione da un’economia controllata a una di mercato, l’accesso a nuovi prodotti di qualità, l’adozione di specifici standard qualitativi e ambientali, la possibilità di avere relazioni economiche bilaterali e multilaterali, lo sfruttamento di nuovi mercati per alcuni prodotti locali”.Quali sono i settori in cui la Romania intende migliorare, e quali le vostre aspettative riguardo ai futuri sviluppi interni?“La Romania mostra una delle crescite economiche più dinamiche d’Europa, ma alcuni settori si trovano di fronte a comprensibili difficoltà. L’agricoltura, dopo aver risolto il problema della frammentazione delle proprietà, è un settore in cui migliorare. Anche il turismo, grazie alle nuove infrastrutture in via di costruzione, si sta sviluppando rapidamente. L’industria, dopo aver attraversato periodi difficili, sta progredendo grazie agli investimenti esteri: lo stesso vale per il settore edile. I salari, una volta standardizzati ai livelli dell’Unione Europea, permetteranno un migliore sviluppo interno”.Il nuovo scenario internazionale e la presenza della Romania nella maggior parte delle organizzazioni internazionali, regionali e mondiali, potrà far sentire meglio la voce e i problemi del popolo rumeno?“L’appartenenza a pieno titolo all’Unione Europea e alla Nato, i 35 membri rumeni del Parlamento europeo, la presenza di un numero sempre maggiore di rappresentanti regionali e provinciali a Bruxelles e di diversi rappresentanti locali nel Comitato delle regioni dell’Unione europea mostrano in maniera decisiva e positiva come gli interessi del popolo rumeno siano rappresentati ai massimi livelli. Il fatto che la voce della Romania sia ascoltata da Bucarest a Bruxelles, fino anche a Washington, è segno di una forte alleanza transatlantica e di una vera partnership con l’Unione Europea, che permette al nostro Paese di esprimere la propria volontà politica in un mondo sempre più complesso, che negli ultimi due decenni ha affrontato cambiamenti significativi”. SchedaLa Repubblica di Romania, indipendente e riconosciuta dal 1878, ha aderito all’Unione Europea il 1° gennaio 2007, tre anni dopo il suo ingresso nella Nato. I 22 milioni di abitanti (due dei quali vivono a Bucarest, la capitale) la pongono al settimo posto tra gli Stati europei per quanto concerne la popolazione. Si conta che siano oltre due milioni i rumeni della diaspora, emigrati principalmente verso Spagna, Italia, Germania, Austria, Regno Unito e Nord America. Oltre l’85% della popolazione appartiene alla Chiesa rumena ortodossa, autonoma dalle altre Chiese ortodosse d’Oriente; i cattolici di rito romano sono il 4,7%, i protestanti il 3,7%, i pentecostali l’1,5% e i cattolici di rito greco lo 0,9%. La comunità musulmana – prevalentemente di etnia turca – conta 67.500 praticanti. A Bruxelles la Romania è rappresentata dal Commissario per il multilinguismo Leonard Orban e da 35 eurodeputati (18 dei quali appartengono al Partito popolare europeo, 10 al Partito socialista europeo, 6 ai Liberali e 1 ai Verdi). Con l’obiettivo di aumentare il Pil almeno del 15% nel periodo 2007-2013, creando e mantenendo 150 mila posti di lavoro, la Romania beneficia di una dotazione finanziaria a valere sui Fondi strutturali dell’Unione Europea pari a poco meno di 20 miliardi di euro; i settori prioritari sono lo sviluppo delle infrastrutture, la competitività dell’economia, il capitale umano, l’efficienza della pubblica amministrazione e lo sviluppo territoriale equilibrato.