COMECE - KEK
Luoghi e simboli delle religioni in Europa
“La religione nello spazio pubblico europeo” è stato il tema dell’incontro tenutosi lo scorso 29 maggio, presso il Parlamento europeo a Bruxelles; il secondo, dopo quello del 17 aprile, dei quattro seminari di dialogo su “Islam, cristianesimo ed Europa” promossi nell’ambito del 2008, Anno del dialogo interculturale, dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), dalla Commissione Chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e dalla Fondazione Konrad Adenauer (Kas). Al dibattito, sul valore e il significato dei luoghi di culto e dei simboli religiosi, hanno preso parte un centinaio di persone, tra europarlamentari e funzionari Ue, e membri di organizzazioni e comunità religiose. Introducendo il ciclo di incontri lo scorso 17 aprile, Rüdiger Noll, direttore della citata Commissione Kek, aveva affermato: “L’Unione europea deve essere molto più che uno spazio economico. Il progetto europeo deve essere un progetto dei e per i cittadini” del continente, “fondato su valori comuni quali la dignità umana, la tolleranza e la libertà di religione”.Un ritorno delle catacombe? “Con l’aumento della presenza di cittadini e residenti di religione musulmana in gran parte dei Paesi europei – hanno spiegato il 29 maggio gli organizzatori del seminario – la questione dei simboli religiosi ha dato luogo ad un acceso dibattito nella società. Più di recente, la costruzione di luoghi di culto musulmani è divenuta materia di interesse pubblico, suscitando resistenze e contrarietà in numerose città del continente”. Per i promotori dell’incontro, “ancorché i Paesi europei siano dotati di regimi giuridici che garantiscono la libertà religiosa, e quindi la libertà di culto, la questione della visibilità della religione nello spazio pubblico europeo è sempre più controversa”. Riferendosi ai tentativi di impedire l’esposizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, il deputato europeo László Surján (Ppe-De, Ungheria) ha messo in guardia dal “rischio di un ritorno delle catacombe per i cristiani e gli altri credenti in Europa”, simile “all’esperienza vissuta dai cristiani dell’Europa dell’est durante i 40 anni della dittatura comunista”. Terreno di sperimentazione. Secondo Chantal Saint-Blancat, docente di sociologia all’Università di Padova (Italia), “la costruzione di nuovi luoghi di culto sovverte lo spazio urbano a noi familiare” e questo “suscita discussioni ed anche tensioni tra musulmani, da un lato, e residenti e autorità locali dall’altro”. Tuttavia, ha rilevato, “in alcuni Paesi, soprattutto in quelli scandinavi, la costruzione di una moschea può includere la consultazione di tutte le parti coinvolte”. Da questo genere di tensioni, osserva nondimeno la sociologa, “possono emergere alcune opportunità: il riconoscimento reciproco tra comunità; l’occasione, per i musulmani, di comprendere il contesto secolarizzato europeo; la possibilità, infine, per le nostre società multiculturali di trasformare lo spazio urbano in ‘terreno di sperimentazione’ per il pluralismo”. Trascendenza e bene comune. La reverenda Berit Schelde Christensen, della Chiesa evangelica luterana di Danimarca, ha rammentato che “le religioni contribuiscono alla coesione della società”: da questo punto di vista “la costruzione dei luoghi di culto è importante per accogliere la domanda di senso dei nostri concittadini”. “Occorre riconoscere la domanda spirituale di ogni essere umano”, ha sottolineato, esprimendo rammarico per il fatto che “a causa della forte secolarizzazione della società, i nostri contemporanei non comprendono più il linguaggio religioso”. Di qui l’appello ai cristiani d’Europa “a riflettere sul modo in cui poter impiegare il principio di trascendenza per contribuire al bene comune”.Una cultura di pluralismo religioso. Respingendo “l’estremismo religioso” così come “l’estremismo laicista”, l’imam Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica d’Italia, ha esortato a promuovere “una cultura di pluralismo religioso”. L’imam ha rammentato che “la maggior parte delle grandi moschee erette nelle capitali europee è stata finanziata dall’Arabia saudita”, ed ha auspicato che esse “rimangano luoghi di culto e non di propaganda politica”.Progettare insieme. A conclusione dell’incontro M. Joël Privot, architetto e cofondatore di “Expert-is”, agenzia di consulenza specializzata in infrastrutture di culto musulmano, ha illustrato il suo approccio a questo tipo di costruzioni, che consiste nel “riunire abitanti, autorità locali e membri della comunità religiosa per la progettazione e l’inserimento delle moschee nel contesto europeo”. L’integrazione, ha concluso, “passa anche attraverso la costruzione di moschee di alta qualità architettonica e ambientale”. Il prossimo seminario si terrà il 3 luglio, sempre nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, su “Europa cristiana e Islam in Europa”.