REGNO UNITO

Il loro volto

Immigrati: dai vescovi una lettera controcorrente

Una lettera pastorale coraggiosa e controcorrente che ricorda ai cattolici, mentre il governo di Gordon Brown sta rendendo più difficile agli stranieri entrare nel Regno Unito, che l’immigrato ci porta il volto di Dio e va aiutato in ogni modo possibile. “Mission of the Church to migrants in England and Wales” è stata preparata dall’Ufficio per i Rifugiati politici della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Ne presentiamo una sintesi.Per una maggiore carità. I vescovi aprono la loro lettera con un appello “per una cultura dell’accoglienza più visibile nei confronti nei nostri fratelli e delle nostre sorelle immigrati” e perché “venga riconosciuto e celebrato il loro ricco patrimonio culturale e spirituale” nello spirito della enciclica “Populorum progressio” con la quale Paolo VI chiese ai cattolici di aiutare chi sta tentando di “sfuggire la fame, la miseria, le malattie endemiche e l’ignoranza”. Il valore degli immigrati. Mentre il Governo del premier Gordon Brown sta chiudendo le porte del Regno Unito a chi non conosce bene l’inglese e non è qualificato sotto l’aspetto del lavoro, mettendo a rischio alcuni settori come ristoranti e ospedali che sopravvivono grazie al lavoro degli stranieri, i vescovi ricordano che “la mancanza di manodopera nell’industria edilizia, negli ospedali e nel settore dei servizi è una opportunità di lavoro per un operaio polacco, una infermiera indiana, un cameriere portoghese”.Tre critiche. Nella lettera i presuli denunciano l’atteggiamento schizofrenico dei governi che “impongono misure severissime per fermare il movimento degli immigrati mentre cercano di reclutare lavoratori qualificati dai Paesi in via di sviluppo”, consegnando in questo modo lavoratori non qualificati nelle mani di chi traffica in esseri umani e provocando tragiche perdite di vite umane perché immigrati disperati tentano di entrare nell’Unione europea.La femminilizzazione dell’immigrazione. Ricordando le parole del Papa durante il suo messaggio per la giornata dell’immigrazione nel 2006 i vescovi di Inghilterra e Galles ricordano che “quasi il 50% degli immigrati sono donne e la loro particolare vulnerabilità va riconosciuta soprattutto per coloro che non hanno educazione e crescono da sole una famiglia perché esse diventano un obbiettivo facile per chi commercia in schiave domestiche o sessuali”. “Pochi governi tengono conto del sesso nel mettere a punto le loro politiche e rendiamo omaggio al governo britannico per aver firmato e ratificato la Convenzione europea del 2004 contro il traffico, l’unica che garantisce la difesa di tutte le vittime del traffico”.Nuove città multiculturali. “Queste nuove formazioni spesso ritratte in modo negative dai media hanno generato xenofobia e razzismo”, si legge nel testo, “la Chiesa cattolica rifiuta il razzismo in tutte le sue forme, compresa la retorica anti immigrati sempre più diffusa in alcune parti del Paese soprattutto quando si va a votare”.Gestire male l’immigrazione genera razzismo . I vescovi fanno notare che l’opinione pubblica britannica è contro gli immigrati perché ha l’impressione che il loro arrivo sia un problema col quale il Paese non può fare i conti. Purtroppo spesso gli immigrati possono permettersi di vivere soltanto nelle parti più povere del Paese mettendosi in competizione per sussidi e servizi pubblici con le parti più povere della popolazione locale, con inevitabili tensioni che danneggiano la comunità.Gli immigrati nella Chiesa cattolica. L’ultima parte della lettera è dedicata all’accoglienza degli immigrati nelle comunità cattoliche. I vescovi ricordano che mentre in passato erano i cristiani ad andare in missione verso altri Paesi oggi alla Chiesa tocca un ruolo di accoglienza nei confronti di chi, proveniente da altre religioni, arriva in Europa. Per gli immigrati, che spesso provengono da una cultura dove esiste un forte senso di appartenenza, la comunità cattolica può diventare un sostituto della famiglia estesa e della società che hanno lasciato. E’ importante dare agli immigrati la possibilità di incontrarsi e di pregare nella loro lingua e, se necessario, occorre scegliere una persona che parli la loro lingua e che aiuti chi è appena arrivato a integrarsi in parrocchia e nella società”. Anche la liturgia deve andare in questa direzione, “in unità ma senza uniformità, integrando elementi liturgici di altre culture”. Una particolare raccomandazione viene rivolta alle chiese locali affinché attivino “programmi pensati per gli immigrati rendendo autentica l’accoglienza degli stranieri”.