ITALIA

Con gli occhi dei giovani

La 58ª assemblea dei vescovi sulla “emergenza educativa”

“Quell’«Io mi vergogno» con il quale s’è caricato dell’umiliazione e del dolore della Chiesa tutta per lo scandalo causato dai sacerdoti accusati di pedofilia, è stato come l’inizio della rinascita”. Con queste parole, riferite al recente viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti e alle scuse da lui formulate per i casi di abusi sessuali, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, ha sottolineato il primo degli argomenti affrontati il 26 maggio nella sua prolusione ai lavori della 58° Assemblea generale dei vescovi che si chiude oggi in Vaticano. Il presidente della Cei ha richiamato “l’ammirazione” del Papa “per l’esperienza di libertà che fin dalle origini è in atto in quella grande Nazione” “dove lo Stato è volutamente e decisamente laico, ma proprio” per “dare autenticità alla religione”.Sana laicità. “Esprimere liberamente la propria fede, partecipare in nome del Vangelo al dibattito pubblico, portare serenamente il proprio contributo nella formazione degli orientamenti politico-legislativi” non può mai “essere scambiato per una minaccia alla laicità dello Stato” ha precisato il card. Bagnasco, rammentando che “la Chiesa non vuole imporre a nessuno una morale «religiosa»” ma piuttosto proporre, “insieme a principi tipicamente religiosi, i valori fondamentali che definiscono la persona”. Ulteriore tema affrontato, l’emergenza alimentare che a causa della “impennata dei prezzi dovuta all’aumento del costo del petrolio”, “sta mettendo a rischio la sopravvivenza di almeno 100 milioni di persone”.I giovani. Entrando nel vivo del tema generale dell’assemblea, l’educazione dei giovani al Vangelo, il card. Bagnasco ha ricordato che essi “sono i primi bersagli della cultura nichilista”. “Sempre più spesso – ha aggiunto – dobbiamo registrare vicende amare che hanno per protagonisti gli adolescenti”, le “cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti”. Il presule ha poi parlato di “vuoto desolante” e “di progetti di de-costruzione”, riferendosi all’assunzione di droghe, alcol, e al bullismo, e ha evidenziato la “responsabilità enorme” dei media sull’educazione dei giovani. I problemi del Paese. Tra le urgenze nazionali richiamate, la questione rifiuti in Campania, la difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni, le difficoltà dei giovani a sposarsi e le iniziative del Forum delle famiglie per “un fisco a misura di famiglia”. Sui tentativi di modificare la legge 40 sulla procreazione assistita, il presidente della Cei ha messo in guardia dal “rischio di promuovere una mentalità eugenetica”. Parlando di immigrazione, il card. Bagnasco ha osservato: “Per ciascuno di coloro che tentano di entrare nel nostro Paese bisogna trovare un continuo equilibrio tra esigenze e attese, tenendo alto il rispetto dei diritti delle persone”. Oltre alla “insicurezza esterna e ambientale, legata ai movimenti delle persone come all’esposizione delle abitazioni”, ha quindi ammonito, “c’è anche un’insicurezza sui valori che devono interiormente rassicurare le persone, e renderle più salde”.L’immigrazione è un problema “non ghettizzabile”, ma “ci interessa tutti” ha ammonito mons. Giuseppe Betori, segretario generale Cei. “Da sempre – ha rammentato – la Chiesa invita a coniugare legalità e accoglienza”, perciò “scindere i due termini sarebbe fare una lettura ideologica”. A proposito dei giovani mons. Betori ha osservato: “La Chiesa esclude la «cultura del peggio» e ritiene che quest’epoca, nonostante le difficoltà”, possa rappresentare “un’occasione di grazia e di crescita”. Sulla legge 194 (che ha legalizzato nel 1978 l’aborto) ha sottolineato che i vescovi non la ritengono “un tabù invalicabile. Come ogni altra legge, è passibile di miglioramenti: forse, dopo 30 anni, «tagliando» è la parola migliore”.Un nuovo processo educativo. L’ondata di nichilismo rende i giovani “particolarmente esposti” facendo diventare la loro età “una stagione a rischio”, ha osservato il 27 maggio mons. Agostino Superbo, presidente della Conferenza episcopale della Basilicata e vicepresidente della Cei per il Sud. “È necessario inaugurare un nuovo processo educativo che abiti i luoghi dei giovani” e “sappia colmare i vuoti educativi”. “Le nuove situazioni economico-sociali e i grandi cambiamenti culturali – ha spiegato – chiedono alla parrocchia di rivedere se stessa” e di “costruire canali per istaurare legami caldi di cui l’uomo contemporaneo sente bisogno”. Oratorio, gruppi, associazioni e movimenti sono ulteriori risorse indicate dal presule. “Una speciale attenzione – ha auspicato – dovrà essere sviluppata nei riguardi delle povertà giovanili promuovendo la cultura del lavoro e della solidarietà”. Occorre infine “trasformare la pastorale giovanile in pastorale dei giovani” che deve essere “pastorale della comunità”, e bisogna “ristabilire antiche alleanze” a partire dalla famiglia, e poi “con gli educatori, i professori e gli animatori”.