ROMANIA - ITALIA

Capaci di fare sintesi

Convegno sulla “Humane vitae”: la testimonianza di giovani e adulti

“Humanae vitae tra attualità e provocazione. Una risposta moderna ad un problema multisecolare”. Su questo tema si è tenuto nei giorni 27 e 28 maggio a Bucarest un convegno di studio per celebrare i 40 anni del documento conciliare ed approfondire sfide pastorali e culturali. Il convegno ha riunito studiosi e teologi romeni ed italiani, su iniziativa dell’Istituto teologico romano-cattolico “Santa Teresa” e del “Comitato nazionale per lo studio del principio di sussidiarietà, solidarietà ed uguaglianza, da Leone XIII alla Costituzione europea”.Sfide alla vita. In apertura del convegno, mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha rilanciato un allarme: “Sembra che non solo la cultura corrente abbia voltato le spalle alla concezione che aveva ispirato il documento della Humanae Vitae”, ma “anche la scienza e la biotecnologia abbiano impostato la ricerca per una nuova costruzione della sessualità, della procreazione e della famiglia”. “In questo ultimo decennio – ha detto Sgreccia – le tecniche intercettive (ad esempio la pillola del giorno dopo) e della RU486 hanno coniugato l’aborto sotto l’immagine della contraccezione. Il tutto appare ora come un immane sforzo tecnologico, finanziario e politico per separare la dimensione unitiva dell’atto coniugale dalla dimensione procreativa: ‘l’unione sessuale sì, il figlio no'”. A questa situazione si è arrivati attraverso un lungo processo storico con una prima fase (anni ’60-’80) in cui con la contraccezione e l’aborto “si è intesto favorire la liberalizzazione del sesso, separandolo dalla procreazione”. Si è poi passati ad una seconda fase, quella della “procreazione artificiale”, “perseguendo il figlio, anche al di fuori dell’unione coniugale” ed aprendo a nuove prospettive: “la clonazione, le madri surrogate, la sperimentazione sugli embrioni, il prelievo delle cellule staminali embrionali fino alla gravidanza maschile”. “La conseguenza finale – ha concluso mons. Sgreccia – è che il figlio diventa un oggetto opzionale e l’amore un esercizio dei dinamismi biopsicologici, scissi dalla spiritualità e dalla responsabilità procreativa”. Segni di speranza. Secondo il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per rendere “fecondo” ancora oggi il messaggio centrale contenuto nel documento conciliare “Humanae Vitae” occorre renderlo “pienamente umano”. Significa innanzitutto “ridare slancio evangelico ai credenti, spesso spaventati e afflitti dallo stato d’animo della sconfitta, e, come paralizzati dalle barriere della secolarizzazione”. Ma ciò sarà possibile solo promuovendo una “dialogo circolare tra fede e ragione e tra scienza e morale, dialogo in cui la ragione viene risanata e illuminata e non viene mai indebolita e spenta”. Occorrono giovani e adulti che “siano in grado di fare sintesi” perché ha aggiunto Sgreccia – “sarà soprattutto la conferma della loro testimonianza” a “dare solidità agli appelli magisteriali e all’azione pastorale, rappresentando una provvidenziale riserva che potrà garantire la continuità del messaggio e il suo radicamento”. In questo senso, sono segni di speranza l’esperienza di gruppi di spiritualità nei movimenti e nelle parrocchie, l’apporto dei Centri di Studio sulla Famiglia e l’incremento dello studio della teologia da parte dei laici. Le conseguenze giuridiche. L’Enciclica ha ancora valore sul piano giuridico? Il diritto – ha detto il giurista Alessandro d’Avack, presidente del “Comitato” che ha promosso il convegno italo-romeno – “non può essere condizionato e subordinato al mutamento del pensiero dominante, ma deve fare salvi i principi di diritto naturale ed etici sui quali si basa un’ordinata convivenza civile”. Ne segue che il diritto naturale e l’etica “non potranno far altro che rilevare” alcune “linee direttive con tutte le implicazioni sociali e politiche che ne derivano”. Queste linee ribadiscono che “la famiglia trae la sua origine dal matrimonio che ne è l’atto costitutivo”, che “ha come membri essenziali il marito, la moglie e i figli nati dalla loro unione” e che “è la struttura base della società e il primo fondamento e pilastro dell’ordine legale e giuridico”. Richiamandosi al testo conciliare, mons. Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ha lanciato da Bucarest una serie di appelli, richiamando i governanti “alle proprie responsabilità riandando al concetto e valore di bene comune e ricordando loro quella che ancora è chiamata ‘cellula fondamentale dello Stato’, la famiglia” e “gli uomini di scienza perché chiariscano più a fondo le diverse condizioni che favoriscono una onesta regolazione della procreazione umana”. L’enciclica – ha ricordato il vescovo – “è un’esortazione a medici” perché “perseverino nel promuovere in ogni occasione le soluzioni ispirate alla fede ed alla retta ragione”. “E’ un’esortazione alla fede e nel contempo alla ragione” perché il personale sanitario “si sforzi di suscitare convinzione e rispetto nel loro ambiente”.