Polonia, Inghilterra, Ucraina

Polonia: il “Templeton” a prete cosmologoÈ Michael Heller, 72enne prete polacco e studioso di cosmologia, il vincitore dell’edizione 2008 del Premio Templeton (820mila sterline), istituito dalla Fondazione John Templeton nel 1973. Nato nel 1936 a Tarnow (Polonia), ordinato prete nel 1959, docente presso la Pontificia Accademia di teologia di Cracovia e astrofisico all’Università cattolica di Lovanio, Heller, si legge in una nota della Fondazione, “ha sviluppato per oltre 40 anni, nonostante la repressione del regime comunista, acute e originali teorie sull’origine e la causa dell’universo” ed “è a buon titolo considerato l’iniziatore della ‘teologia della scienza’”. “I processi dell’universo – spiega lo stesso Heller, che ha iniziato le sue ricerche presso la Specola vaticana, – si possono spiegare come una successione di condizioni, nella quale la precedente è causa della successiva”. “Le leggi dinamiche che presiedono a questo processo si esprimono in equazioni matematiche” le quali, tuttavia, non spiegano “la causalità ultima” che rimanda al “grande progetto di Dio, radice di tutte le cause”. A consegnare il premio a Heller, che lo impiegherà per la costruzione del “Centro di ricerca Copernico” a Cracovia, è stato il 7 maggio a Buckingam Palace il principe Filippo. In una lettera di congratulazioni inviata al vincitore, Benedetto XVI ha affermato che il “prestigioso riconoscimento” contribuisce “al dialogo tra scienza e religione” e ad “incoraggiare tutti coloro il cui lavoro serve a promuovere una più profonda comprensione del rapporto tra religione e scienza”. Inghilterra: i vescovi per gli immigrati La “mancata regolarizzazione degli immigrati che vivono in Gran Bretagna privi di documenti” è “ingiusta e vergognosa”. Lo ha detto il 6 maggio a Londra il rev. Thomas McMahon, vescovo di Brentwood, nell’omelia della “Messa per i migranti” presieduta nella cattedrale di Westminster dall’arcivescovo, card. Cormac Murphy-O’Connor. Fra i presenti, 2mila immigrati cattolici di oltre 40 Paesi del mondo che vivono e lavorano a Londra; il nunzio apostolico, mons. Faustino Sainz Munoz; il Lord Mayor di Westminster. “Numerosi immigrati – ha osservato il vescovo McMahon – vivono e lavorano nel Regno Unito da molti anni, spesso pagando le tasse e contribuendo all’economia e alla società, ma secondo il loro stato risiedono qui illegalmente e molti di loro rischiano l’espulsione”. “Un governo che decide di non fare nulla per la loro regolarizzazione è irresponsabile” perché “lascia migliaia di persone esposte a sfruttamento e insicurezza”. Di qui l’appello: “Se la strategia di una parte del governo è la ‘linea dura’, dobbiamo essere risoluti” e “alzare la voce per chiedere la cittadinanza per gli immigrati residenti da anni e che hanno messo radici nel nostro Paese”.Ucraina: comunicare speranzaSul tema scelto dalle parole di San Paolo “Nella speranza siamo stati salvati”, si è svolta nelle scorse settimane a Kamianets-Podilsky la decima Conferenza delle superiore maggiori delle Congregazioni religiose femminili di Ucraina, cui hanno preso parte più di quaranta consacrate, attive nel Paese. A svolgere il ruolo di presidente a ad assicurare la cura spirituale dell’incontro è stato il vescovo coadiutore della diocesi di Kiev-Zytomyr, mons. Vitalij Skomarowski. “Con le parole Spe salvi facti sumus con le quali inizia la sua seconda enciclica – ha detto il presule – , il Santo Padre spiega che la salvezza secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto, ma la redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente”. “Per questo – ha proseguito il vescovo Skomarowski – la nota caratteristica dei cristiani è il fatto che hanno un futuro, sanno che la loro vita non finisce nel vuoto”.”Il Papa – ha aggiunto – sottolinea che il Vangelo non è soltanto una comunicazione di notizie, ma una comunicazione che produce fatti e cambia la vita” perché “chi ha speranza vive diversamente” e a lui “è stata donata una vita nuova”. Krzysztof Zanussi, regista polacco conosciuto nel mondo soprattutto come uno degli autori del “cinema dell’ansia morale” e membro del Pontificio Consiglio della Cultura, ha visitato nei giorni scorsi il “Centro media cattolico” di Kiev, condividendo con i presenti le proprie impressioni di lavoro sul film di coproduzione polacco-ucraina “Il cuore sulla mano”, girato in questi giorni a Kiev, con l’attore ucraino Bohdan Stupka nel ruolo principale. “Non ho mai lavorato solo per divertire – ha detto il regista – ma con i miei film ho sempre tentato di far riflettere lo spettatore”.