EUROPA - TERRA SANTA
Invasione, con qualche problema, di pellegrini del Vecchio Continente
Bandierine, cappelli, foulard, ogni oggetto, ogni simbolo è buono per rivendicare la propria nazionalità e la propria provenienza. Ma non c’è orgoglio nazionalistico ma solo voglia di ritrovarsi in un “Luogo” a lungo desiderato, la Terra Santa. Animati da questo desiderio, allora, colori e lingue si fondono e la presenza dei fedeli diventa corale, da Nazareth a Betlemme, dal Tabor a Gerico fino a Gerusalemme. Ma all’osservatore attento non sfugge il fatto che larga parte di questa invasione di pellegrini giunge dal Vecchio Continente. Sono solo motivi di vicinanza geografica oppure la Terra Santa esercita ancora un fascino sull’Europa secolarizzata e relativista? Ne abbiamo parlato con padre Artemio Vitores, vicario custodiale di Terra Santa, spagnolo, e con padre Frederic Manns, di “vaste origini europee” come ama definirsi. La vera novità. “La vera novità è l’invasione di pellegrini da ogni parte del mondo ed in particolare dall’Europa – spiega padre Artemio Vitores, che incontriamo nella sede della Custodia a Gerusalemme dopo uno dei tanti incontri con i gruppi di pellegrini, questa volta spagnoli – secondo alcune recenti statistiche del ministero del Turismo di Spagna i pellegrini spagnoli sono cresciuti del 119%. Questa grande presenza, è giusto dirlo, non manca di creare qualche problema per la ricezione alberghiera, per la prenotazione delle messe nei santuari. Ma la gioia è più grande di qualunque problema. Forse sarà il caso di cambiare qualcosa anche nell’organizzazione interna alla Custodia per fare fronte a questo flusso di pellegrini. Si cercherà di soddisfare tutte le esigenze”. Difficile stilare una classifica delle presenze: “i pellegrini più numerosi sono italiani e spagnoli, poi ci sono tedeschi, molti anche da Malta, Croazia e dai Paesi dell’ex blocco comunista e che ora fanno parte dell’Europa, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Romania. Registriamo con piacere anche una certa ripresa dei pellegrinaggi dalla Francia. Per il 2009, poi, ci aspettiamo una vera e propria invasione di un milione di russi. Proprio i russi stanno costruendo nei pressi di Betlemme un albergo di 4000 stanze. E risale solo a qualche giorno fa la prima celebrazione della Via Crucis in croato per 200 fedeli”.Riscoprire l’identità. Al di là dei numeri, però, il Vicario custodiale riconosce che “questi sono, per gli europei, tempi particolari. Nel Vecchio Continente si parla molto di relativismo etico, di laicità e laicismo, quest’ultimo tende a relegare la fede alla sfera privata della persona, alla sagrestia. I cristiani soffrono questa situazione ed il pellegrinaggio in Terra Santa può corrispondere alla loro sete di spiritualità”. Almeno questo è quello che emerge dagli incontri che tiene con i pellegrini: “da settembre 2007 ad oggi ho incontrato oltre 6500 fedeli. Li informiamo sulla situazione dei cristiani in Terra Santa, sui Luoghi di Gesù, sul processo di pace. A loro dico sempre: ora che avete fatto il pellegrinaggio in Terra Santa cosa racconterete a chi è rimasto a casa? Certamente essere cristiani è difficile: ci dicono che crediamo a cose del passato, ci prendono in giro ma dalla Terra Santa si torna con il coraggio dell’annuncio. Cè gente che torna a confessarsi dopo decenni e riacquista dignità e consapevolezza della propria fede. Il coraggio della fede che nasce dalla riscoperta delle Scritture rilette attraverso i luoghi santi di Gesù. L’esperienza della Terra Santa è unica, non si va solo a vedere ma a toccare. Qui i pellegrini fanno cose che in patria non farebbero perché hanno timore delle critiche o peggio si vergognano. In Terra Santa i pellegrini europei riscoprono la loro identità di cristiani e una volta tornati a casa hanno maggiore consapevolezza della loro fede e del loro percorso spirituale. Qui si ritrovano le radici. Le radici cristiane dell’Europa sono in Terra Santa”.Messaggio dimenticato. “E’ vero – gli fa eco padre Frederic Manns, docente di Sacre Scritture al Biblicum di Gerusalemme – l’Europa ha la tendenza a dimenticare le sue radici religiose e se ci preoccupiamo solo di costruire l’Europa economica e non quella degli uomini ecco che viene a mancare la dimensione religiosa. E questo Israele ce lo ricorda: l’uomo ha una vocazione religiosa, finché non la trova gli manca qualcosa. E ce lo ricorderà in Europa anche l’Islam che ha mantenuto questa dimensione fondamentale: il rapporto con Dio fa parte dell’essere umano. Non si può dimenticare la dimensione spirituale”. Per padre Manns dal dialogo interreligioso può arrivare la risposta alla perdita di identità del mondo occidentale: “l’Europa non ritroverà la sua identità senza il contatto con questa Terra che manda un messaggio spirituale: l’uomo è chiamato ad essere divinizzato, Dio si è fatto uomo affinché l’uomo possa diventare Dio. Questo messaggio purtroppo è stato dimenticato dall’Occidente”.