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Consiglio europeo e Trattato di riforma
Non ha avuto molta attenzione da parte dei media il primo Consiglio europeo, tenutosi nel mese di marzo, sotto la presidenza della Slovenia, uno dei dieci Paesi che hanno aderito all’Ue nel 2004. I 27 capi di Stato e di governo si sono sforzati di dare un’immagine di unità, evitando che grandi titoli di giornale in chiave negativa mettessero in pericolo il processo di ratifica del Trattato di riforma. Insomma, l’assenza di conflitti tra le parti, secondo una certa logica informativa, continua a “non” fare notizia.Il martedì precedente la data dei questo Consiglio, la Camera bassa del Regno Unito (la House of Commons) ha adottato il Trattato, mentre il primo ministro irlandese Bertie Ahern ha annunciato agli altri partecipanti che il referendum avrà luogo a giugno in Irlanda.Come vuole la tradizione, l’ordine del giorno ufficiale di questo summit di primavera era dedicato alla politica economica, sociale e ambientale. I capi di Stato e di governo sono sempre più preoccupati della congiuntura economica. Tuttavia, così come il vento è calmo nell’occhio del ciclone, tutti si sono sforzati di rispondere con grande precisione e con una strategia dettagliata a lungo termine alle potenti turbolenze che agitano attualmente l’economia mondiale, in cui l’attore principale (gli Stati Uniti) scivola verso la recessione, aggravata dal rialzo del prezzo del petrolio, dalla debolezza del dollaro e dal prezzo record dell’oro.Sembra che l’Unione europea stia imparando, in vari modi e spesso a caro prezzo, che il proprio modello economico – basato su mercati trasparenti, liberi, a vocazione sociale ed ecologicamente durevoli – non può continuare a esistere senza trovare una perequazione con altre regioni del mondo in pieno sviluppo. Il percorso che conduce a tale perequazione, che si tradurrebbe in un sistema efficace di “governance mondiale”, è estremamente faticoso, benché ineluttabile e necessario per il bene comune. Negli anni a venire, esso suggellerà la volontà di unità dei governi europei. Ne è prova il compromesso raggiunto, nel corso dello stesso Consiglio europeo, sull’ambizioso progetto di Unione per il Mediterraneo del presidente francese Nicolas Sarkozy, che costituirà sostanzialmente il proseguimento del Processo di Barcellona, avviato nel 1995 ottenendo finora un moderato successo.La ricerca di una perequazione mondiale è il compito più grande di tutta una generazione di uomini politici. A tale proposito, il presidente estone Toomas Hendrik Ilves, nel suo discorso al Parlamento europeo dell’11 marzo, ha messo in guardia contro la credenza secondo cui viviamo in un mondo senza ideologie: “L’emergenza di un capitalismo autoritario, che si pone in alternativa alle economie di mercato democratiche, rappresenta probabilmente la nuova battaglia ideologica, intellettuale e morale che ci troviamo ad affrontare”. Per quanto riguarda infine il fondamentalismo religioso, argomento di cui il Consiglio ha discusso brevemente in merito all’uscita nei Paesi Bassi di un film molto critico nei confronti dell’islam, sembra evidente che si tratti di una nuova sfida ideologica per il modello di società europea che è, nel proprio fondamento, improntato al cristianesimo. Ricordando tale impronta, la “Ecclesia in Europa” offre uno dei contributi più importanti al processo di unificazione europea.