PARLAMENTO EUROPEO

Avvicinarsi ai cittadini

Informazione: la scommessa dell’Assemblea dei 27

Linguaggi nuovi e immediatamente comprensibili, trasparenza, libero accesso alla documentazione. Ma anche ampio utilizzo del web, campagne d’informazione, decentramento, porte aperte nei palazzi istituzionali a Bruxelles e Strasburgo. Da tempo l’Unione europea cerca di “avvicinarsi” ai cittadini: le iniziative si moltiplicano, ma se ne cercano di nuove e più efficaci. L’Assemblea dei 27, unico organismo Ue eletto a suffragio universale, è in prima fila in questa “scommessa”. Gianni Borsa, a nome di SIR Europa, ne parla con Francesca Ratti, direttrice generale per la comunicazione del Parlamento europeo.Si parla spesso di “deficit democratico” dell’Ue, ovvero della necessità di un rapporto diretto, costante, partecipativo, per colmare la distanza tra Unione e cittadini. È una “missione impossibile”? Quale l’impegno in tal senso dell’Europarlamento?“Io non parlo certo di missione impossibile, semmai di impresa titanica. Dobbiamo far giungere le informazioni sulle attività parlamentari a 500 milioni di persone, ripartite in 27 Stati, che parlano 23 lingue ufficiali. Ciò significa che i nostri messaggi dovranno fare i conti con culture, tradizioni, vocabolari, politiche differenti. Questa è l’Europa delle diversità. Le informazioni che intendiamo diffondere sono le medesime, ma devono essere declinate nelle molteplici realtà socio-culturali dei vari paesi, persino delle varie regioni”. Sessioni parlamentari, riunioni di commissione, direttive, regolamenti, bilancio. Attività e dichiarazioni del presidente e dei singoli eurodeputati. E altro ancora. C’è da immaginare che gli argomenti non manchino. Ma qual è lo scopo ultimo del lavoro che si svolge nella Direzione generale comunicazione a lei affidata?“Il nostro intento principale è sempre lo stesso: mostrare quanto contano le decisioni del Parlamento europeo nella vita quotidiana della gente. Questa istituzione ha visto crescere nei cinquant’anni di integrazione il suo potere legislativo, che oggi condivide con il Consiglio. Ma è aumentato al contempo il suo peso politico all’interno dell’Ue così come la sua visibilità. Ora il nostro compito è convincere i cittadini che qui vengono operate scelte fondamentali nei più svariati settori: trasporti, lavoro, protezione dei consumatori, ambiente, tutela della salute, cultura, ricerca, aiuti alle piccole e medie imprese… Le sembra poco?”.Come siete organizzati per questa “battaglia”?“Abbiamo un ufficio centrale che serve le sedi del Parlamento di Bruxelles e Strasburgo e una serie di uffici decentrati nei diversi paesi membri. Direi che la decentralizzazione è essenziale, perché consente all’Assemblea di andare incontro ai cittadini. Ecco, è esattamente quello che cerchiamo di fare: andare incontro ai cittadini. Io credo che questa strategia stia dando enormi risultati, anche se c’è ancora molto da fare”. Avete a disposizione mezzi e finanziamenti sufficienti?“Direi che non ci sono fondi adeguati per fare al meglio tutto questo nella grande Europa. Nella società dell’immagine la comunicazione si fa soprattutto con uno schermo: sia esso della televisione, del computer, persino del telefono cellulare. Ma l’audiovisivo costa, le immagini costano, a maggior ragione se devono avere commenti sonori in 23 lingue! Perché una cosa è chiara: il Parlamento europeo scommette sul multilinguismo, essendo uno strumento essenziale per raggiungere tutte le persone”.A proposito di schermi. Da qualche tempo si parla di una web tv del Parlamento Ue. Come procede il progetto?“Siamo a buon punto e il progetto è in fase di realizzazione. Le posso anticipare che dovremmo essere on line a fine agosto. Si tratterà di una televisione raggiungibile mediante internet, con programmazioni 24 ore su 24. Avremo quattro canali tv, metteremo in rete moltissimo materiale e sarà il cittadino a scegliere cosa vedere”.Quattro canali?“Sì. Il primo riguarderà l’attività politica e legislativa, i dibattiti… Insomma, una sorta di ‘oggi al Parlamento’. Quindi ne avremo uno che darà voce agli stessi cittadini: con una programmazione interattiva, confronti, forum con gli eurodeputati. Il terzo canale sarà rivolto specificamente ai giovani, alle scuole, agli insegnanti. Abbiamo trovato grande attenzione verso questa proposta: la fascia d’età fra i 12 e i 18 anni, in particolare, è curiosa, preparata, piena di slanci e desiderosa di partecipare. Vorremmo porci al loro servizio, scommettendo sugli europei del futuro. Infine avremo un canale con gli archivi, cioè con documentazione, immagini di vario tipo, dell’attualità e della storia. Dando spazio alle personalità del passato, ai padri della Comunità, alle visite di personalità come i capi di Stato. Speriamo di poter realizzare servizi ad hoc per l’attesa visita dell’attuale Pontefice. Inoltre, pensiamo che le trasmissioni possano essere sottotitolate nelle lingue ufficiali: un modo ulteriore di renderci prossimi al cittadino, offrendo l’opportunità di imparare le lingue”. Ma dagli Stati membri giungono segnali di attenzione? A livello nazionale si comprende l’importanza di far arrivare ai cittadini una informazione istituzionale europea chiara ed efficace, che naturalmente si accosti a quella fornita dai mass media?“L’Ue nel suo complesso ha avviato un processo di modernizzazione dei suoi linguaggi e strumenti comunicativi. Eppure tutto ciò non può funzionare se non c’è l’appoggio dei governi, dei sistemi di comunicazione nazionale, persino degli ambienti educativi. Quando poi alcuni leader nazionali infliggono ogni possibile colpa politica sull’Ue, magari per scaricare le proprie inadempienze, si arreca un danno incalcolabile alla credibilità delle istituzioni comuni. Ciò che è scomodo va in conto all’Europa: ma così non creiamo uno spirito europeo, non rafforziamo la cittadinanza Ue”. Lei ha citato gli ambienti educativi.“Naturalmente. È dalla scuola primaria che si formano i cittadini, nazionali ed europei. A mio avviso sarebbe necessario, ad esempio, che nelle ore di educazione civica o di storia si parlasse dell’integrazione europea. Lo stesso vale per gli istituti superiori quando si studia diritto: sarebbe un’occasione splendida per far conoscere le istituzioni Ue, la loro legittimazione democratica, ciò che fanno per il bene dei cittadini. Rilevo però un limite immediato”.Quale?“La mancanza di testi di educazione civica e di storia che parlino diffusamente dell’Europa”.Il prossimo anno si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Un recente sondaggio di Eurobarometro ha mostrato che i cittadini hanno una immagine positiva dell’Eurocamera, ma la conoscono ben poco. State pensando a una campagna di informazione capillare?“Eurobarometro ha lanciato segnali preoccupanti da un lato e paradossali dall’altro. La gente vorrebbe che il Parlamento avesse più peso all’interno dell’Ue, ma poi non sa indicarne i poteri. Questo conferma il grande lavoro che abbiamo di fronte. Per le elezioni 2009 ci siamo mobilitati da tempo. Abbiamo definito una specifica campagna che partirà a breve, appena il Consiglio Ue avrà definito la data del voto. Stiamo elaborando slogan il più possibile efficaci, attueremo iniziative decentrate e punteremo molto sui giovani e sull’effetto moltiplicatore delle famiglie. Il messaggio più forte sarà un invito alla partecipazione democratica mediante il voto. Stiamo anche preparando delle brochure a stampa e delle relazioni da diffondere on line, che sintetizzino la legislatura, insistendo anche in questo caso sulla concretezza delle decisioni assunte dal Parlamento”.Ma c’è in serbo un’altra novità. Il centro di accoglienza per i visitatori di Bruxelles.“Esattamente. L’idea di fondo è che le visite alle istituzioni, l’accesso all’emiciclo, il fatto di incontrare i deputati e di vederli al lavoro, aiuta a cambiare opinione, a vedere con un’altra ottica il Parlamento e l’Ue nel suo insieme. Del resto a Bruxelles abbiamo ogni anno 350mila visitatori e altri 200mila a Strasburgo. Il nuovo centro spero possa essere inaugurato prima delle elezioni, sarà aperto 7 giorni su 7, offrirà percorsi interattivi, materiali, pubblicazioni e giochi per scoprire l’Ue, la sua storia, i personaggi di ieri e di oggi, i passi avanti compiuti dai Trattati istitutivi fino al Trattato di Lisbona, le decisioni del Parlamento. Aprire le porte ai cittadini sarà un altro modo per rafforzare la casa comune”. SchedaLa Direzione generale per la comunicazione del Parlamento europeo, guidata dall’italiana Francesca Ratti, si occupa di “fare da tramite” con i cittadini, fornendo informazioni sull’attività istituzionale, il ruolo assegnato dai Trattati all’Assemblea, le deliberazioni. Dalla Dg dipendono il servizio stampa e l’unità audiovisiva dell’Europarlamento, il sito web (www.europarl.europa.eu, ricco di notizie e documenti e aggiornato di continuo), gli uffici di informazione dislocati in tutti gli Stati membri e le relazioni con i cittadini (eventi, visite e seminari). Numerose le campagne informative rivolte alla popolazione, alcune più in grado di raggiungere i cittadini, altre meno. Sono circa 600 i funzionari parlamentari che si occupano di comunicazione, divisi tra la sede centrale di Bruxelles e quelle periferiche: non molte se si considerano i 27 Stati aderenti e i 500 milioni di cittadini da raggiungere. I fondi stanziati dal Parlamento nel 2008 per la comunicazione sono pari a 80 milioni di euro: ovvero 16 centesimi per cittadino. In vista della campagna per le elezioni 2009 si aggiungeranno 15 milioni di euro. Esiste inoltre una forma di collaborazione interistituzionale nell’Ue nel settore comunicativo: il gruppo di coordinamento, di cui fanno parte Parlamento, Commissione, Consiglio, Comitato economico e sociale, Comitato delle Regioni, è presieduto dalla commissaria svedese alla comunicazione Margot Wallstrom e da uno dei vicepresidenti del Parlamento, lo spagnolo Alejo Vidal-Quadras.