UE-IRAQ
Cresce l’attenzione dell’Europa per le sorti dei cristiani iracheni
“Non posso affermare che l’Iraq sia un paese stabile, ma rispetto ad un anno e mezzo fa, abbiamo visto significativi progressi”. Lo ha detto il primo Ministro iracheno, Nouri Al-Maliki, il 16 aprile, nel corso di una riunione congiunta, a Bruxelles, della Commissione affari esteri del Parlamento europeo e della delegazione del Pe per le relazioni con l’Iraq, prima tappa della sua visita alle istituzioni europee e alla Nato. La presenza del Premier iracheno coincide con una accresciuta attenzione delle istituzioni europee, come di singoli Paesi, sulle vicende dell’Iraq in particolare per quello che riguarda la situazione dei rifugiati e degli sfollati nel nord, quasi 4 milioni, e le persecuzioni cui le comunità cristiane, le più antiche dell’Iraq, sono da molto tempo soggette da parte di fondamentalisti islamici. Chiese, luoghi di culto distrutte, fedeli rapiti, preti e vescovi giustiziati.Sconfiggere il terrorismo. Maliki ha toccato vari punti, in particolare si è soffermato sul voto provinciale in ottobre, “le milizie – ha detto – non interferiranno. Il rifiuto della loro presenza è stato accettato da tutti i partiti. Anche le persone sfollate saranno messe in condizione di esprimere il proprio voto, che sarà libero e equo, e si stanno approntando le misure tecniche necessarie”. Circa il ritiro delle truppe della coalizione dall’Iraq il premier si è detto convinto che “un improvviso ritiro dal Paese porterebbe ad una confusione al suo interno” pertanto questo “andrebbe preparato e concordato per tempo”. “L’Iraq – ha poi ribadito – non è un campo dove si sviluppano interessi regionali. Ho chiesto ai Paesi confinanti di smetterla di essere un luogo di formazione di terroristi”. Su Al Qaeda, infine Al Maliki è stato secco: “non siamo mai stati così fiduciosi sulla possibilità di sconfiggerla. Vogliamo battere il terrorismo”.Cristiani perseguitati. “L’Unione europea deve agire di fronte alla drammatica situazione dei profughi cristiani in Iraq. Questo dramma che colpisce già il 37,5% dei cristiani iracheni, rischia di assumere connotazioni sempre più preoccupanti”. E’ il commento di Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, all’emergenza umanitaria che sta colpendo tantissimi iracheni cristiani costretti a sfuggire alla morte e alle persecuzioni. Moltissimi stanno riparando nel Kurdistan iracheno (nord). “Sono tanti i vescovi cattolici di rito caldeo che hanno più volte invocato l’aiuto da parte della comunità internazionale – continua Mauro – E’ necessario quindi che l’Unione europea non tergiversi ulteriormente su questa emergenza, ma, al contrario, fornisca accoglienza e asilo ai profughi iracheni e in particolare a quelli di religione cristiana”. Una casa per i cristiani. L’appello di Mauro è stato raccolto anche dal ministro dell’Interno tedesco, Wolfgang Schaeuble che oggi, 18 aprile, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Affari interni che si tiene a Lussemburgo, chiederà ai suoi colleghi europei di offrire asilo ad un numero maggiore di rifugiati iracheni, specialmente quelli cristiani. “La regione è al collasso – afferma il politico – nonostante ciò in migliaia ancora fuggono dalla morte, dalla violenza e dalla persecuzione. Tra loro ci sono molti cristiani. All’incontro del Consiglio dei Ministri cercheremo di discutere su come Germania ed Europa possano dare aiuto ai rifugiati iracheni in particolare quelli cristiani. Dobbiamo aiutarli offrendo loro una casa in Europa fino a quando non potranno fare ritorno in patria”. Secondo stime riferite dalla stampa la Germania potrebbe accogliere circa 30 mila cristiani iracheni.Visita olandese di solidarietà. “I cristiani iracheni sono stati sradicati dalla loro terra e la comunità internazionale deve proteggerli”. Sono queste le conclusioni cui è pervenuta una delegazione di politici e di giornalisti olandesi che dal 28 marzo al 5 aprile si è recata nell’Iraq del nord per incontrare oltre centro tra profughi, leader assiri, ong operanti nel territorio oltre che membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati e della Croce Rossa. Secondo quanto riferito dall’agenzia assira Aina, il parlamentare olandese, Joel Voordewind, ha dichiarato che “in questa zona del nord i cristiani sono relativamente al sicuro ma mancano i presupposti per la loro integrazione, come l’impossibilità di accedere al lavoro presso enti di governo se non si è iscritti al partito curdo, Kdp, o il possesso di terreni confiscati dai Curdi”. Nel resto del Paese continuano gli attacchi degli islamisti contro le famiglie. Si calcola che circa il 95% degli sfollati abbia perso almeno un membro della famiglia a causa dei terroristi islamici. La speranza del parlamentare olandese è che “la comunità internazionale si adoperi maggiormente per le comunità cristiane così che queste non siano più costrette a lasciare la loro terra”.