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Accesso al dramma?

Aborto: la risoluzione del CdE

Con 102 voti a favore e 69 contrari, il 16 aprile l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) ha adottato la risoluzione 1607/2008 su “Accesso a un aborto senza rischi e legale in Europa” (servizio in questo numero di SIR Europa). Il commento del teologo italiano Marco Doldi.L’aborto resta una questione della donna. Questa è l’impressione che emerge dalla lettura del testo approvato dal Consiglio d’Europa. Si afferma che la scelta di ricorrere all’aborto spetta unicamente alla donna e questo deve esserle riconosciuto al pari di ogni altro diritto, ma si dimentica che il concepimento non è un mero fatto biologico, ma comporta l’incontro tra due persone. È contro la scienza considerare l’embrione – seppure allo stato di zigote – solo come un prodotto femminile; è contro la dignità della persona dimenticare che il concepito ha un padre e una madre. Soprattutto, è contro il bene della società ridurre una vita umana a fatto privato. Questa è la logica dell’aborto, che non potrà mai entrare tra i diritti della persona, per il solo fatto che non si riconosce ad uno il diritto su un altro.L’aborto resta un dramma, davanti al quale occorre una vista meno miope, rispetto a quella di chi si preoccupa unicamente di garantirne il più ampio accesso. Come avviene quando si chiede con forza la distribuzione di preparati quali la pillola del giorno dopo o la RU 486, presentati come contraccettivi mentre in realtà sono abortivi.La vera conquista di civiltà si raggiunge per altre vie, di cui una fondamentale è quella della solidarietà condivisa. La vita umana è un bene: tutti hanno diritto di vivere. Questa consapevolezza conduce a moltiplicare non gli strumenti di morte, ma di accoglienza. La lungimiranza è quella di una società capace di guardare al futuro, non restringendo i confini, ma allargandoli in modo che vi sia posto per tutti. Su questo punto l’Europa potrebbe fare molto, sollecitando gli Stati membri a politiche per la vita, attraverso mezzi e strutture adatti al nostro tempo.Il cosiddetto diritto all’aborto finisce per condannare la donna alla solitudine e al peso di una scelta, le cui conseguenze sono pesanti, mentre la vera solidarietà sta nell’aiutarla a superare le difficoltà del momento e a garantire un futuro per il figlio.Inoltre, occorre adoperarsi anche sul piano culturale, così da riappropriarsi dei veri diritti: quello alla vita per ogni essere umano e quello della vita di essere accolta.Ci sono momenti nella storia, nei quali i problemi si condensano e prendono uno spessore preoccupante. Ciò accade, molto particolarmente, quando cresce e si fa più profondo e pieno di minacce il vuoto di umanità. Davanti alle risoluzioni europee ciò che preoccupa di più non sono gli aspetti secondari o marginali, ma la verità dell’uomo, la sua dignità, la sua libertà e il rispetto dovuto alle persone individualmente assunte e ai popoli. Soprattutto è in gioco la coerenza nella proclamazione e difesa dei diritti fondamentali e, primo fra tutti, il diritto alla vita. L’attuale cultura antisolidaristica affonda le radici in un terreno di diffusa incertezza morale, che attenua i valori e le responsabilità soggettive. Lo rilevava Giovanni Paolo II: “c’è una profonda crisi della cultura, che ingenera scetticismo sui fondamenti stessi del sapere e dell’etica e rende sempre più difficile cogliere con chiarezza il senso dell’uomo, dei suoi diritti e dei suoi doveri. A ciò si aggiungono le più diverse difficoltà esistenziali e relazionali, aggravate dalla realtà di una società complessa, in cui le persone, le coppie, le famiglie rimangono spesso sole con i loro problemi” (“Evangelium vitae” 12).Questo spiega, almeno in parte, come il valore della vita possa subire una specie di eclissi. Eppure, la coscienza, quella non spenta dalle ideologie, continua ad additarlo quale valore sacro e intangibile. Il desiderio della maternità è per natura più forte della scelta dell’aborto.L’aborto resta un’eccezione, non la regola. Un’eccezione dettata da problemi reali, che chiedono attenta considerazione.