I media e la scelta di un vescovo”Da qualche tempo notiamo nei mezzi di comunicazione sociale segnali preoccupanti, suggerimenti o addirittura richieste che intaccano le prerogative della Santa Sede”: è quanto si legge in un comunicato emesso nei giorni scorsi dal Presidio della Conferenza episcopale polacca, nel contesto di una vivace discussione pubblica riguardante la nomina del nuovo arcivescovo di Danzica. Da alcuni giorni i media polacchi danno per certa la sostituzione per raggiunti limiti di età dell’attuale pastore della diocesi di Gdansk, mons. Tadeusz Goclowski (classe 1931), con mons. Slawoj Leszek Glodz (63 anni), già ordinario militare, e attualmente titolare della sede arcivescovile di Varsavia – Praga. I mezzi di comunicazione citano numerose opinioni contrarie ad una simile eventualità, tra cui anche quella di Lech Walesa, preoccupato per il successore di mons. Goclowski a capo della diocesi dal 1984. “Con rammarico notiamo nel nostro Paese dei tentativi di minare la pratica di scegliere i vescovi diocesani per mezzo di pressioni, esercitate, tra gli altri, da mezzi di comunicazione di massa, compresi anche i media pubblici. Tali attività arrecano danno sia alla Chiesa sia alla società, tanto più che nella discussione viene adoperato un linguaggio ispirato da malanimo, divisioni e antagonismi”. Conformemente allo statuto della Kep, il Presidio, nei casi di particolare gravità, può esprimere un parere riguardante le questioni pubbliche. Nel comunicato i membri del Presidio – il presidente della Kep mons. Jozef Michalik, il vicepresidente mons. Stanislaw Gadecki e il segretario mons. Stanislaw Budzik – si appellano a rinunciare a simili pratiche “per il bene del Paese”, e agli uomini di Chiesa chiedono di “accogliere le decisioni del Santo Padre nello spirito di fede e comprensione, così come lo facevamo negli anni del pontificato del Servo di Dio Giovanni Paolo II”. Pensieri attorno a un premio Mons. Stanislaw Wielgus, già arcivescovo di Varsavia dimessosi dalla carica a seguito delle accuse di collaborazionismo con i servizi di sicurezza comunisti, in questi giorni ha ricevuto il più prestigioso riconoscimento dell’Università Cattolica di Lublino (Kul). Il premio, dedicato a don Idzi Radziszewski, fondatore dell’Università dove ha insegnato anche Karol Wojtyla, viene attribuito ai più insigni studiosi dal 1974. Nel passato è stato conferito, tra gli altri, ai professori Wladyslaw Tatarkiewicz, Stefan Swiezawski, Mieczyslaw Krapiec. “I meriti di mons. Wielgus nel campo scientifico nello spirito dell’umanesimo cristiano sono indubbi” ha affermato Augustyn Eckmann, presidente dell’Associazione di studiosi che attribuisce il premio. Stanislaw Janeczek ha rilevato nella laudatio che mons. Wielgus è stato premiato per la sua “fiducia nel potere creativo dell’umanità, fiducia che ha saputo non solo proclamare ma anche realizzare dando esempio, nei pensieri e nei fatti, di un concreto umanesimo cristiano”. Ringraziando, mons. Wielgus ha ricordato che da oltre un anno è “oggetto di violenti attacchi, diffamazioni e calunnie che, pianificate da certi poteri, spesso vengono diffuse da media ubbidienti”. Sia le parole di mons. Wielgus, sia lo stesso conferimento del premio sono stati commentati con un po’ di amarezza da alcuni rappresentanti del mondo cattolico polacco. In risposta mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublin e Gran Cancelliere dell’Università, chiede di “unire il rispetto della verità alla cristiana compassione” e osserva che “tutti dovremmo perseguire la strada dell’unità ispirata allo spirito del Cenacolo”. Cita le parole del primate di Polonia, card. Stefan Wyszynski, sull’essere umano che “riconquista la libertà interiore quando perdona e dimentica” e rileva che la discussione attorno al premio di mons. Wielgus “può essere la strada verso un’autentica libertà se si cerca la visione dell’uomo indicata da Giovanni Paolo II nella Redemptor hominis”. Un anniversario che nessuno dimentica Considerate le festività della Pasqua ebraica, quest’anno le celebrazioni per il 65° anniversario dell’insurrezione nel ghetto di Varsavia (19 aprile 1943) sono state anticipate di alcuni giorni. Alla commemorazione partecipa il presidente dello Stato di Israele Shimon Peres, che il 14 aprile ha celebrato nel campo di concentramento nazista di Treblinka la preghiera ebraica per i defunti (oltre 300mila ebrei). Nel 1939 un terzo dei residenti di Varsavia, che contava all’epoca circa 1,3 milione di abitanti, era di origine ebrea. Nel ghetto di Varsavia furono segregati circa 450mila ebrei, e nell’estate del ’42 i nazisti ne iniziarono un massiccio sterminio. L’insurrezione iniziò il 19 aprile 1943 e finì dopo un mese. Morirono in 14mila. Nell’anniversario dell’insurrezione, il 19 aprile è prevista a Varsavia un grande manifestazione di cittadini che prendendosi per mano formeranno una catena umana, ricordando in quel modo, al suono delle sirene, le centinaia di migliaia di vittime.