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L’Unione europea, la storia e il pensiero dell’Irlanda
Domenica 13 aprile, il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh (Irlanda), ha presieduto nella chiesa di San Pietro in Montorio a Roma una messa in occasione del 400° anniversario dell’arrivo a Roma di tre conti irlandesi esuli, accolti da Paolo V nell’aprile 1608 (the flight of the earls). Un evento che, ha detto il cardinale, segna l’inizio “di legami intimi e irreversibili tra l’Irlanda e il resto d’Europa”. Stralciamo dall’intervento citato la “riflessione europea” dell’arcivescovo di Armagh.Grazie al paziente sforzo di molti ‘buoni pastori’ a livello locale e nazionale, il rapporto tra la Gran Bretagna e l’Irlanda non è mai stato più interdependente, più caratterizzato da rispetto e solidarietà di quanto non sia oggi. Ritengo che si debba dire che lo sviluppo del più ampio progetto europeo sia stato fondamentale per il risanamento di tale rapporto. La trasformazione del rapporto tra Irlanda e Gran Bretagna, e in particolare il processo di pace in Irlanda del Nord, è veramente una delle manifestazioni più recenti e tangibili degli obiettivi prioritari dell’Unione Europea.Questa è solo una delle tante ragioni per cui oggi dovremmo rendere grazie a coloro che hanno condotto la lungimiranza e l’esperienza di San Colombano, di San Gallo, di Hugh O’Neill e degli altri Conti alla sua logica conclusione, costruendo un’Unione Europea sull’interdipendenza e sulla solidarietà quali fondamenta di una pace duratura. Commemorare la fuga dei Conti significa celebrare gli intimi e irreversibili legami esistenti tra l’Irlanda e il resto d’Europa. Celebrare i principi dell’interdipendenza, della solidarietà e della pace a cui si ispira l’Unione europea significa celebrare valori che sono al cuore stesso del Vangelo. Si tratta dei valori che hanno permesso ai Conti, come persone di fede profonda e duratura, di sentirsi ‘a proprio agio’ nell’Europa del proprio tempo.Ecco perché credo che sviluppare il concetto di un”Europa dei valori’ resti una dimensione essenziale ma in qualche modo irrisolta dell’Unione Europea. Nel contesto di un’aumentata enfasi tecnocratica ed economica dell’Europa, il senso di lungimiranza e i valori a cui si è ispirato il progetto dell’Unione Europea possono molto facilmente perdersi.A differenza dei Conti nella loro epoca, è sempre più difficile per le persone di fede religiosa sentirsi oggi perfettamente ‘a proprio agio’ con quelli che sembrano essere i valori dominanti dell’Unione europea. Alcune persone di fede hanno perfino sviluppato un’innata disposizione a guardare con sospetto qualsiasi proposta proveniente dall’Unione o dalle sue istituzioni, che abbia una dimensione etica. In parole semplici, le persone di fede religiosa, che potrebbero essere naturalmente entusiaste del concetto di Unione europea, si avvicinano con sempre maggiore scetticismo agli sviluppi europei. Esse si aspettano che la prospettiva secolare, relativista e utilitaristica prevalga sulle considerazioni di ordine etico. Sembrerebbe che il diritto a mantenere un’ethos distintivo nelle istituzioni religiose sia costantemente minacciato, che questioni quali la natura del matrimonio, la famiglia o l’origine e la fine della vita debbano essere costantemente difese da una tendenza accentratrice e unificatrice prevalente.Ecco perché il dialogo strutturato tra i governi, le Chiese e le comunità di fede proposto dal Trattato di Lisbona e già stabilito dal Governo irlandese è così importante. Sarebbe un peccato se qualcuno, supponendo che l’Unione europea sia intrinsecamente ostile a particolari valori religiosi o etici, mal giudicasse o fraintendesse gli sviluppi europei. D’altra parte, l’incapacità di dare debito riconoscimento, uguaglianza e protezione ai valori etici obiettivi, razionali e spesso condivisi da moltissimi cittadini dell’Unione mette a repentaglio lo stesso principio della tolleranza e della diversità su cui si basa l’Unione stessa. Ciò può perfino porre maggiori ostacoli al progresso di importanti sviluppi europei e mette a repentaglio il principio di sussidiarietà e diversità su cui si è finora basata tanta parte del successo dell’Unione.