ECUMENISMO
Presentato a Roma e a Tubinga un volume scritto da teologi cattolici e luterani
Un volume frutto di un lavoro ecumenico durato cinque anni ad opera di un gruppo di sei teologi cattolici della Pontificia Università Lateranense e luterani della Università di Tubinga, che lontano dai riflettori dei media hanno indagato sui temi della teologia fondamentale. Il testo – dal titolo “Fondamento e dimensione oggettiva della fede. Secondo la dottrina cattolica romana ed evangelica luterana” – è stato presentato lo scorso 7 aprile a Tubinga in Germania e il 9 aprile a Roma presso l’Università pontificia romana. Due rappresentanti del gruppo di ricerca interconfessionale (il direttore dell’area di ricerca Eilert Herms e il teologo cattolico Lubomir Zak) hanno consegnato il volume a papa Benedetto XVI al termine dell’udienza generale del mercoledì. Il contributo di papa Ratzinger. Il dono, come pure la dedica in latino al Papa che si trova sulla prima pagina del volume, non è casuale. Fu infatti il card. Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a iniziare questo percorso di dialogo teologico, attraverso un suo personale rapporto con il teologo luterano Eilert Herms. Il card. Ratzinger – racconta oggi Giuseppe Lorizio, coordinatore del gruppo di lavoro – chiese poi al card. Angelo Scola, allora rettore della Pontificia Università Lateranense, di proseguire il dialogo e fu così creato un gruppo di lavoro. Attualmente guidato per parte luterana dal prof. Hermes e per parte cattolica dal prof. Lorizio, fanno parte del gruppo i teologi cattolici Massimo Serretti e Lubomir Zak e i teologi luterani Wilfried Härle e Christoph Schwöbel. Suscitare un nuovo dinamismo. Questo lavoro – ha detto Giuseppe Lorizio – vuole gettare “un ponte tra la prestigiosa facoltà teologica evangelica di Tubinga, che si trova nel cuore del protestantesimo luterano tedesco, e la facoltà teologica della Lateranense, che si trova nel cuore di Roma. Un ponte tra due cuori”. “Come tutti i ponti, è stato laborioso e difficile costruirlo e tenerlo in piedi. La nostra speranza è che non crolli”. Questo lavoro assume poi un significato particolare alla luce di un “dialogo ecumenico” che sta vivendo un periodo di “stagnazione” a causa anche delle reazioni che in Germania sta suscitando il consenso raggiunto sulla dottrina della giustificazione. L’intento è stato proprio quello di “andare a prendere quei teologi che dissentono su quel consenso” per suscitare “un nuovo dinamismo”. “Molti – ha concluso Lorizio – hanno parlato di pazienza ecumenica. Avere pazienza significa essere capaci di aspettare, ma significa anche saper patire la separazione delle Chiese e il confronto tra identità, strutture di pensiero, posizioni e teorie che pur essendo diverse tra loro, non possono ignorarsi”. L’empatia metodica. “Come nessun altro paese – ha detto Hermann Barth, presidente dell’Ufficio della Chiesa evangelica di Germania – la Germania, come paese di origine della Riforma, è colpita dalla separazione della cristianità. Per questo la Chiesa evangelica segue questo progetto di lavoro con grande attenzione e aspettativa”. Se “una convergenza” sulle grandi questioni teologiche non è ancora possibile “a causa delle divergenze che persistono”, questo progetto – ha sottolineato Barth – “contiene un grande potenziale innovativo”. Ai teologi infatti viene chiesto di mettere in atto una sorta di “empatia metodica”: i teologi evangelici cercano per una volta di pensare non solo in maniera conseguentemente evangelica, ma anche conseguentemente cattolica. E i teologi cattolici viceversa. Per Friederich Weber, presidente del Comitato nazionale tedesco dell’Alleanza mondiale luterana, questo metodo può rappresentare “una nuova via dell’ecumenismo” perché “senza l’interesse per l’altro non è possibile comprendersi in profondità”. Anche il card. Camillo Ruini, vicario di Roma, ha sottolineato la validità del metodo. “L’inedita empatia metodica – ha scritto in un messaggio di saluto per la presentazione tedesca del volume – con la quale teologi delle due confessioni hanno indagato la altrui tradizione, lascia trasparire non solo una comprensione dell’altrui identità, ma anche una più profonda percezione di ciò che è proprio a ciascuno”, giungendo a “mutati apprezzamenti reciproci che non possono rimanere privi di conseguenze” anche “per la comune vita cristiana”. Un’offerta di senso. Il terreno sul quale si dispiega questa “comune vita cristiana” – ha detto il cardinale – “è carico di nuove inquietudini” e di “novità importanti”, quali “la nuova questione antropologica, le connesse problematiche di etica pubblica, gli sviluppi delle scienze e delle biotecnologie”. “In una situazione di questo genere è assai grande lo spazio, anzi il bisogno dell’apporto della teologia”. Per questo “penso che ogni sforzo teso a investigare la verità profonda della fede cristiana costituisca un’offerta di senso all’uomo e alla donna contemporanei”.