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Consiglio d’Europa: dialogo interculturale e religioni
Il contributo delle religioni alla costruzione della nuova cittadinanza europea è uno dei “nodi” che torna sovente al pettine di chi riflette sul futuro della nostra società e in particolare del Continente. Non si può infatti, di fronte al progetto ambizioso dell’unità europea, fare a meno di misurarsi con le caratteristiche culturali e religiose che animano i differenti Paesi e le popolazioni, la cui integrazione e capacità di cooperazione passa inequivocabilmente attraverso la conoscenza reciproca, l’ascolto, il rispetto, la capacità di comprendersi come risorse. Anche di questo si è parlato nei giorni scorsi a Strasburgo, all’incontro del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale. Si sono ritrovati i rappresentanti delle istituzioni e gli esponenti della società civile e delle religioni tradizionalmente presenti in Europa, per riflettere in modo particolare sui temi dell’insegnamento e dell’educazione che coinvolgono i fatti e le convinzioni religiose nell’ambito dell’istruzione scolastica pubblica destinata a tutti i bambini. Un insegnamento che si vuole “nel completo rispetto delle libertà di coscienza degli alunni e dei loro genitori e senza dar adito ad alcuna discriminazione”, come ha spiegato Jean-Paul Willaime, relatore generale all’incontro di Strasburgo. L’approccio del Consiglio d’Europa – è sempre Willaime a spiegare – è “laico” e i suoi “elementi chiave” sono l’intelligenza e il dialogo. Un approccio che si vorrebbe comune a tutti gli europei. Con l’attenzione ad affrontare i temi religiosi nella scuola in modo “pluralista e ben informato” e con adeguata formazione dei docenti. Al di là delle discussioni e degli approfondimenti avviati a Strasburgo, l’incontro europeo sottolinea l’importanza di valorizzare e meglio conoscere gli elementi religiosi che fanno parte della cultura europea. Se il dialogo interculturale, come riconosciuto da tutti, è diventato in questi anni una necessità sempre più concreta – e quest’anno è stato dedicato espressamente al tema dalle Istituzioni europee – la componente religiosa e il contributo delle religioni all’elaborazione della cultura, del modo di pensare e di vivere delle persone è contestualmente sempre più da considerare in vista di una possibile cittadinanza comune europea. Questo con buona pace di quanti, in diversi contesti continuano a voler relegare la dimensione religiosa e le questioni di appartenenza al solo privato dei cittadini. Un pensiero che percorre da tempo le nostre società e che, ad esempio, si ritrovava anche nelle discussioni che hanno portato all’esclusione del riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa nella Costituzione. Un pensiero che svuota lo stesso concetto di laicità richiamato dal Consiglio d’Europa, quasi fosse possibile, col dialogo e l’intelligenza – gli elementi della laicità richiamati da Willaime -, costruire una società “asettica”, depurata dalle appartenenze e dalle “passioni” delle religioni. Appartenenze e passioni che sono invece il terreno concreto nel quale vivono i cittadini anche d’Europa e sul quale fare esercizio di dialogo e di intelligenza per trovare spazi, intese, comunità di intenti, per un futuro condiviso. Ed in questo contesto il cristianesmo, come ha ricordato ancora recentemente Benedetto XVI, ha un ruolo di primo piano che nessuno onestamente può tacere.