L’Ue in breve

Il futuro della politica di coesione”La politica di coesione deve continuare a evolversi”, contribuendo “a realizzare l’agenda Ue in materia di crescita e occupazione, promuovendo lo sviluppo endogeno delle nostre regioni”. La commissaria Danuta Hubner, intervenendo lo scorso fine settimana a Maribor (Slovenia) a una conferenza internazionale, ha espresso le linee-guida dell’Esecutivo in tale settore. “Questo è il motivo – ha aggiunto – per cui la riforma del 2007-2013 ha maggiormente orientato la politica di coesione su investimenti che assicurino le più alte ricadute in termini di promozione della competitività delle regioni europee”. L’intento dell’incontro promosso dalla presidenza di turno dell’Unione era di valutare gli impatti di questa politica comunitaria e di “preparare il terreno per l’imminente discussione del bilancio Ue”, una cui ampia parte è destinata proprio alla coesione e allo sviluppo regionale. La Hubner ha aggiunto: “Le sfide che attendono le regioni europee richiedono una politica che affronti i fattori strutturali della competitività, la sostenibilità ambientale e sociale e che promuovano la ristrutturazione delle economie regionali facendo leva sulle loro potenzialità specifiche”. A Maribor sono stati presentati i primi risultati di un’ampia consultazione avviata lo scorso settembre dalla Commissione: “I rispondenti erano, per la stragrande maggioranza, a favore di una politica di coesione attuata a livello europeo e si sono espressi contro qualsiasi tentativo di rinazionalizzarla”, ha spiegato Hubner. A giugno è attesa la quinta relazione intermedia in materia; a settembre l’Esecutivo adotterà un Libro verde; infine entro il 2008 sarà pubblicato “un documento analitico in cui la Commissione svilupperà scenari per le regioni europee nel 2020”.Sicurezza stradale, interviene l’UeMaggior sicurezza sulle strade del vecchio continente. È quanto si propone la Commissione Barroso che ha adottato una proposta di direttiva “volta ad agevolare l’applicazione transfrontaliera della normativa nel caso delle violazioni del codice della strada considerate più pericolose per la sicurezza”. L’obiettivo concreto è di fare in modo che un conducente possa essere identificato e quindi sanzionato se commette un’infrazione in uno Stato membro diverso da quello di immatricolazione del veicolo. Tale misura dovrebbe generare più prudenza e sicurezza e dovrebbe comportare – nelle intenzioni del legislatore comunitario – “un cambiamento positivo nel comportamento dei conducenti in transito e residenti”. Metterà inoltre fine “alla disparità di trattamento spesso esistente tra queste due categorie di utenti della strada”. Infatti oggi, se un conducente commette un’infrazione al codice con un veicolo immatricolato in un altro paese Ue “resta impunito, salvo rare eccezioni, perché non è possibile identificarlo né verificare l’indirizzo corrispondente al veicolo”. “La sicurezza stradale – spiega il commissario competente, Jacques Barrot – è un problema che riguarda tutti. Nel 2001 avevamo fissato l’obiettivo di dimezzare in dieci anni il numero di morti sulle strade. Per conseguirlo, dobbiamo impegnarci di più adesso. La direttiva è un elemento molto importante” in questa direzione. In pratica, una rete comunitaria per lo scambio elettronico dei dati permetterà in futuro di trasmettere le notifiche di infrazione all’estero. “La direttiva proposta riguarderà quattro tipi di infrazioni al codice della strada: eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza, mancato uso della cintura di sicurezza e mancato rispetto del semaforo rosso”. Questi quattro comportamenti “sono la causa principale degli incidenti stradali e quelle che provocano il maggior numero di vittime, con quasi il 75% dei decessi”. CdE: violenza e razzismo negli stadiGiovani tifosi di calcio, provenienti da 30 paesi, riuniti all’Euro-Park di Rust (Germania) per discutere di violenza e razzismo negli stadi. L’iniziativa, promossa dal 7 al 10 aprile dal Consiglio d’Europa in collaborazione con l’Uefa, prendeva origine dal fatto che “il razzismo getta ancora un’ombra sul calcio” e intendeva “agire in chiave preventiva in vista degli Europei” di football della prossima estate. Il corso era stato inscritto nella campagna CdE per la gioventù intitolata “Tutti diversi – tutti uguali”. Una nota dei promotori segnalava “due esempi recenti di razzismo: un ebreo, abbonato alla squadra del Chelsea, ha subito un’aggressione verbale antisemita durante una partita del Regno Unito; alcuni tifosi hanno invece rivolto insulti razzisti a un giocatore marocchino, il difensore del Valenciennes Abdeslam Ouaddou, a Metz, in Francia”. Il Consiglio d’Europa ha dunque predisposto l’appuntamento a Rust, dove si sono svolti seminari sui seguenti temi: i giovani e la violenza nello sport; il ruolo dei poteri pubblici; la diffusione di una guida per sostenere i club a elaborare una “carta dei tifosi”; lo “scambio di esperienze sulla violenza con i governi e le autorità locali”.