RASSEGNA DELLE IDEE

Il futuro del sapere

La Rivista del Clero italiano (Università Cattolica) sul Processo di Bologna

Nonostante alcuni aspetti critici, il “Processo di Bologna” costituisce “un progetto utile” e “un tentativo intelligente di riconsegnare all’università non solo un compito di progettualità culturale, ma anche un ruolo dinamico e attivo di trasformazione della società”. Ne è convinto mons. Vincenzo Zani, sottosegretario della Congregazione per l’educazione cattolica, che nell’ultimo numero di “La Rivista del Clero Italiano” (rivista teologico-pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) traccia “un bilancio” dell’iniziativa, legata alla “Dichiarazione comune di intenti” firmata nel 1999 a Bologna e volta alla creazione di uno spazio europeo di formazione superiore (Ehea). La storia. Dalla convinzione maturata negli ultimi decenni “che il futuro dell’Unione europea non potrà essere fondato unicamente su aspetti economici, ma dovrà necessariamente fare i conti con l’evoluzione culturale, sociale e tecnologica in atto nel mondo”, spiega mons. Zani, è nata la necessità di “ripensare in profondità i processi formativi da offrire alle nuove generazioni”. In particolare “l’urgenza di estendere la formazione superiore”, promuovere la formazione permanente, “rendere meno obsoleta la formazione acquisita”. A lanciare nel 1998 alla Sorbona l’appello per “un sistema europeo di formazione superiore” sono i ministri dell’istruzione e della ricerca di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia; appello recepito non solo dai 15 Paesi allora membri Ue, ma anche da altri 14. Sono pertanto i rappresentanti di 29 Stati a sottoscrivere l’anno successivo a Bologna una specifica “Dichiarazione di intenti”. Il Consiglio di Lisbona. Obiettivo principale, spiega ancora mons. Zani, “realizzare entro il 2010 la costruzione di questo spazio europeo di istruzione superiore e promuoverlo in tutto il mondo”. Un progetto “non isolato”, precisa, ma “preparato” negli anni dalla firma della “Magna Charta Universitatum” (Bologna 1988) e dalla Convenzione di Lisbona (1997). Successiva, ma particolarmente strategica, “la riunione straordinaria del Consiglio europeo di Lisbona del 2000” durante la quale viene formulato per l’Ue l’obiettivo da realizzarsi entro il 2010 di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile” e “una maggiore coesione sociale”. Gli obiettivi. “Adozione di un sistema di titoli di facile lettura e comparazione, e di un sistema accademico a due cicli, ai quali si è aggiunto in seguito un terzo ciclo per la ricerca; introduzione di un nuovo sistema di crediti (Ects) che favorisca la mobilità degli studenti in tutto il mondo; promozione della mobilità di studenti, docenti e ricercatori, nonché della cooperazione europea nel controllo di qualità”: questi, nella sintesi di mons. Zani, i principali punti del percorso al quale negli anni hanno aderito altri Stati, tra cui anche la Santa Sede, raggiungendo oggi il numero complessivo di 46. Le sfide. “Questo modello – a giudizio di mons. Zani – deve rispondere a due nuove sfide; quella dell’università di massa, cioè l’esigenza che la formazione superiore sia la più diffusa possibile” in una società della conoscenza globalizzata, e “quella della continua evoluzione e differenziazione delle professionalità e dei tipi di lavoro che la società richiede” in un contesto in cui “conoscenze e informazioni sono destinate e diventare rapidamente obsolete”. Di qui l’importanza di “sviluppare negli studenti la capacità di imparare, nonché di relazionarsi con gli altri, di essere creativi e accrescere lo spirito di iniziativa”. Ma occorre rispondere anche alla “frammentazione del sapere, inevitabile conseguenza della specializzazione delle scienze e della ricerca”. Sfide “di estrema complessità – commenta il segretario della Congregazione vaticana – che da un lato richiedono una soluzione ‘teorica’ (un nuovo modo di intendere l’universo dei saperi)”; dall’altro “una soluzione pratico-organizzativa (il nuovo assetto degli studi, le riforme di struttura)”. Un difficile equilibrio. “Analizzando i sistemi universitari di alcuni Paesi europei – osserva il sacerdote – questo difficile equilibrio oggi appare sottilmente insidiato dal rischio dell’invadenza della contabilità”. Nel lavoro avviato, si nota infatti “la forte rilevanza data al fattore economico anche come criterio per determinare le scelte e il livello di qualità; l’applicazione del principio della concorrenza; l’enfasi per il sapere scientifico e tecnologico”. Per alcuni insomma, conclude mons. Zani, il “Processo di Bologna” potrebbe costituire anche “un’enorme macchina burocratica che potrebbe soffocare” l’università e, in particolare, “la vocazione e la missione specifica degli atenei ecclesiastici e cattolici, senza peraltro lasciare intravedere la possibilità di conseguire gli effetti positivi che esso può produrre”.