INFORMAZIONE
Ue e media, tra disinformazione e poca conoscenza
Il 73% dei cittadini dell’Ue a 27 si ritiene male informato sulle attività del Parlamento europeo. Il dato, di Eurobarometro, ha fatto da sfondo ad un recente convegno, promosso congiuntamente a Roma dall’associazione giornalisti europei (Age) e dal Parlamento europeo sul tema “Europa e cittadini: quale informazione?”, cui hanno partecipato esperti di comunicazione, giornalisti e politici europei. Secondo quanto riferito da Michel Theys, direttore di Euro Media services, Bruxelles è la città dove vivono più corrispondenti stranieri al mondo, ha superato Washington. I giornalisti accreditati presso le Istituzioni europee sono 1100 da 60 Paesi. Agli inizi degli anni 80 erano 300. “Se l’informazione europea è insufficiente la colpa però non è dei giornalisti ma delle disfunzioni all’interno delle redazioni. Per dirla crudamente molti giornalisti non conoscono l’Europa che con i suoi regolamenti, con le sue istituzioni e norme che non hanno eguali sul piano nazionale, appare come il cinese, per cui quando una cosa non la si capisce si preferisce non parlarne. Ecco perché l’Europa resta ai margini dell’informazione”.Opinione pubblica disorientata. “Informare resta ancora oggi un’attività produttiva, impossibile da realizzare senza sforzo, e che richiede un’autentica mobilitazione intellettuale. Un’attività così nobile, in democrazia, da meritare da parte dei cittadini tempo, denaro e attenzione”. L’informazione non può essere identificata con “svago” e “divertimento”, bensì “è una disciplina civica, il cui obiettivo è di formare dei cittadini”. Athanase Papandropoulos, presidente onorario dell’Associazione di giornalisti europei (Age), ha così definito l’attività giornalistica, intervenendo al convegno “Europa e cittadini: quale informazione?”. Dopo la caduta del Muro di Berlino e gli anni della ratifica del Trattato di Maastricht e dell’adozione della Costituzione europea, “oggi – ha osservato Papandropoulos – l’Europa è entrata in una nuova fase della sua storia” e la sua attività è ora “ancora più importante, rispetto a qualche tempo fa”. Nonostante questo, ha evidenziato, si assiste a un “immobilismo da parte dei governanti e un’atonia dell’opinione pubblica, disorientata ancor più che indifferente. Si constata una mancanza di dibattito tra le elite e la popolazione e di approfondimento del deficit di comunicazione. L’Europa si trova ormai stretta in un circolo vizioso, divisa sul suo futuro all’interno dei suoi 27 Paesi membri e nella necessità di rivalorizzare la costruzione europea agli occhi dei popoli”. Dal canto loro “i media sacrificando la comunicazione alla diretta, al live, riducono i tempi di analisi e di riflessione. Il giornalista reagisce a caldo, istintivamente abbandonando le esigenze e i paletti imposti dalla professione. La posizione del giornalista e dello spettatore si fondono, sparisce la distanza e il cittadino è inglobato nell’avvenimento. A poco a poco si fa strada l’illusione che vedere è comprendere. Una tale concezione di informazione conduce ad un affliggente fascino delle immagini in diretta, delle scene violente e sanguinose. Una richiesta che incoraggia l’offerta di false notizie, manipolate”.Immagine evanescente. “Non è sempre facile, per un giornalista, parlare delle istituzioni europee, la cui attività “è molte volte lontana dalla vita quotidiana dei cittadini europei”. Ad affermarlo, Maria Fernanda Gabriel, corrispondente della radiotelevisione portoghese da Strasburgo. La giornalista portoghese ha puntato l’attenzione soprattutto sui politici, che tendono “a far pagare all’Ue il prezzo di misure impopolari” o “loro difficoltà interne”. “L’immagine evanescente dell’Europa presso l’opinione pubblica dipende largamente dalla responsabilità, per non dire irresponsabilità, della classe politica”, ha denunciato Gabriel, accusando i politici di “doppia personalità”, allorquando a Bruxelles approvano determinate misure e poi, tornati in patria, se ne lamentano “come se si trattasse di qualcosa a loro estraneo”. Tuttavia, ha riconosciuto Jack Hanning, ex direttore del Servizio stampa del Consiglio d’Europa, “nonostante tutto, i progressi nell’informazione e nella comunicazione europea sono innegabili. Gli stessi governanti hanno compreso la necessità d’integrare i cittadini, poiché senza il loro appoggio non è possibile dar vita a un’organizzazione democratica dell’Europa”. Per Hanning “l’Europa deve cessare di essere un trattato tra Stati per diventare un vero contratto tra popoli e cittadini fondato su spazi di partecipazione e di costruzione a carattere europeo. La società civile – ha concluso – deve poter trovarvi il proprio spazio per partecipare e costruire il progetto europeo”.