SCUOLE EUROPEE
Ragazzi di tutti i Paesi europei nelle 14 sedi
Viste dall’esterno le Scuole europee appaiono esattamente come tante altre strutture educative presenti negli Stati Ue: ragazze e ragazzi vivaci, con abbigliamenti e acconciature moderne, divisi tra libri, amicizie e svago; insegnanti più o meno soddisfatti dei rendimenti delle classi; genitori preoccupati per il futuro dei propri figli. Ma è sufficiente visitare una delle 14 sedi per scoprire che qui studiano, giocano, mangiano, gomito a gomito, ragazzi ciprioti e finlandesi, britannici e ungheresi, lituani e spagnoli, in un curioso e stimolante ambiente “sovranazionale”, dove l’integrazione europea sembra partire proprio dai futuri cittadini dell’Unione.Iscrizioni, domande in aumento. La formula convince sempre di più: la popolazione complessiva delle Scuole europee (il cui sito internet è www.eursc.eu) è infatti in costante crescita. Se nel 2004 i frequentanti, dalla materna alle superiori, erano 19.862, oggi sono 21.021, così suddivisi: 1.944 alla materna, 7.837 alla primaria, 11.240 alla secondaria. “Le richieste di iscrizione aumentano ancora”, spiegano al segretariato generale di Bruxelles: tanto è vero che è allo studio la possibilità di conferire un “riconoscimento”, e di fatto una parificazione, a quegli istituti che ne facessero domanda, dovendo però assicurare il rispetto della programmazione didattica e dei principi-cardine delle Scuole europee. In questa prospettiva – chiarisce ancora il segretariato generale – convenzioni specifiche “sono state firmate a Parma e a Dunshaughlin”, mentre nella medesima direzione sta procedendo la città di Heraklion “per il ciclo materno e primario”. L’apertura del sistema scolastico europeo potrebbe presto allargarsi anche a Helsinki, Strasburgo e Varsavia. Lingue materne e veicolari. Per quanto riguarda le sezioni linguistiche in cui sono impartiti gli insegnamenti, i francofoni sono in maggioranza (oltre il 24%), anche perché le principali istituzioni comuni, dal Parlamento alla Commissione, dal Consiglio alla Corte di Giustizia, hanno sede in città dove si parla prevalentemente francese. Seguono bambini e giovani che parlano inglese (21%), tedesco e, ben distanziati, italiano, olandese, spagnolo. Agli studenti sono assicurate lezioni nella lingua del paese d’origine; con l’avanzare dell’età entrano però in gioco progressivamente altre lingue, fra cui obbligatoriamente una di quelle “veicolari”: la più “gettonata” risulta l’inglese, con il 55% di preferenze, seguita a molte lunghezze dal francese e dal tedesco. Come ulteriori lingue di studio non mancano alunni che optano per lo spagnolo, l’italiano o l’olandese. Tra i punti di forza di queste scuole, l’utilizzo di più lingue si conferma come uno degli elementi di pregio del curriculum formativo, molto apprezzato dalle stesse famiglie che hanno deciso di lavorare e di vivere, temporaneamente o per sempre, in un altro paese. Le materie curricolari. Per quanto riguarda i programmi di studio, questi si sviluppano nel biennio della materna, nei 5 anni della primaria e nei 7 della secondaria. Gli orari delle lezioni si articolano su cinque giorni la settimana, sabato escluso, dal primo mattino al pomeriggio, salvo una giornata “corta”, cioè senza rientro pomeridiano. Nei primi anni di formazione si insiste maggiormente sugli insegnamenti di base, sulla lingua e la cultura d’origine, sulle relazioni interpersonali e sulla “creatività” dell’alunno. Col passare degli anni aumentano le ore dedicate alle materie letterarie, a storia e geografia, filosofia, matematica, fisica, biologia e chimica. Corsi opzionali riguardano l’educazione artistica e musicale, greco e latino, informatica, sociologia, scienze economiche e sociali.Ore di religione; ruolo delle famiglie. L’insegnamento della religione è obbligatorio sia nella primaria che nella secondaria: nei primi 8 anni di frequenza si tratta di due ore la settimana, per poi passare a un’ora negli ultimi quattro anni d’istruzione superiore. La religione è ritenuta un elemento essenziale della formazione personale, componente tipica della storia, della cultura e delle tradizioni dei rispettivi paesi di provenienza. Tanto è vero che le lezioni di religione avvengono di regola nella lingua madre, salvo siano presenti in un plesso pochi alunni della stessa nazionalità, per cui si passa a una lingua veicolare. Va peraltro osservato che nelle Scuole europee tale insegnamento prevede addirittura sei opzioni, nel rispetto della molteplicità dei credo religiosi: si può infatti scegliere tra religione cattolica, protestante, ortodossa, islamica, ebraica e “morale laica”. Occorre inoltre osservare che un ruolo di grande rilevanza è assegnato nelle Scuole europee alle famiglie. Ad esse, costituite in associazione, spetta la gestione di servizi extracurricolari di prima importanza, come la mensa o i trasporti. Ma i genitori partecipano, attraverso loro rappresentanti, alla conduzione dei singoli plessi e alle decisioni del Consiglio superiore.