SCUOLE EUROPEE
Origini e prospettive di una formazione interculturale e multilingue
“Permettere agli alunni di affermare la propria identità culturale, fondamento del loro sviluppo in quanto cittadini europei”; “offrire una formazione completa e di qualità, dalla scuola materna fino al diploma”; “rafforzare lo spirito di tolleranza, cooperazione, dialogo e rispetto all’interno della comunità scolastica così come al di fuori della scuola”. Sono alcuni degli obiettivi della Scuola europea, nata assieme alla Cee nel 1957 per assicurare un’adeguata istruzione ai figli dei funzionari che lasciavano il paese d’origine per lavorare nelle istituzioni comunitarie. Oggi questo tipo di scuola rappresenta una “nuova frontiera” dell’insegnamento: in un’epoca sempre più globalizzata, tali istituti offrono infatti un’educazione interculturale e multilinguistica, nel rispetto delle diversità di cui si compone l’Ue del terzo millennio. Una “mission” che si cerca di valorizzare in questo 2008, proclamato Anno europeo del dialogo interculturale. 21mila studenti di 27 nazioni. Le sedi della Schola Europaea (per il logo ufficiale è stato scelto il latino, segno di radicamento nella storia del Vecchio continente) sono 14, presenti in sette paesi – Belgio, Paesi Bassi, Germania, Lussemburgo, Italia, Spagna e Regno Unito -, frequentate da 21mila studenti dei 27 Stati Ue. Si tratta di una realizzazione intergovernativa, presieduta dal Consiglio superiore delle scuole europee e da un segretariato permanente. Al segretario generale, Renée Christmann, si deve il recente Rapporto annuale, che traccia un profilo della scuola e delle sue diverse sedi, con i dati sulla popolazione scolastica e la sua evoluzione nel tempo, la composizione per nazionalità e lingua madre, il personale insegnante (sono oltre 1300 i professori qui distaccati dai rispettivi ministeri dell’istruzione), il budget, i problemi infrastrutturali. Non mancano, naturalmente, le “priorità pedagogiche” della materna (per i bambini di 4 e 5 anni; la frequenza non è obbligatoria), del ciclo primario (cinque anni di corsi) e secondario (altri sette anni, comprese le “specializzazioni” formative fino al baccalaureato). Istituti grandi e piccoli. Scuole europee sono presenti in svariate città che accolgono istituzioni o agenzie Ue: Alicante, Bergen, Bruxelles (4 sedi, fra cui quella provvisoria di Berkendael in attesa del trasferimento nella zona di Laeken), Culham, Francoforte, Karlsruhe, Lussemburgo (2 sedi), Mol, Monaco di Baviera e Varese. Le dimensioni dei diversi plessi variano di molto: a Mol e Bergen sono iscritti meno di 700 ragazzi, mentre nelle “superpopolate” Bruxelles e Lussemburgo, aree urbane dove si registra una maggior concentrazione di organismi e di personale Ue, le scuole arrivano fino a 3mila studenti. Tanto è vero che il Rapporto Christmann di quest’anno torna a segnalare alcuni deficit strutturali in queste città, mentre sottolinea come “Francoforte e Monaco conoscono tassi annuali di crescita superiori al 4% in ragione dell’aumento del personale della Banca centrale e dell’Ufficio europeo dei brevetti”, situate nelle due metropoli tedesche. Il sostegno della Commissione. Una preoccupazione costante in rue Joseph II a Bruxelles, quartier generale della Schola Europaea, riguarda il bilancio. Quando, nel 2002, il Parlamento Ue aveva approvato una risoluzione sul funzionamento e l’avvenire di questi istituti, anche in funzione dell’allora imminente allargamento verso Est e il Mediterraneo, era stata posta la questione dei finanziamenti comunitari di cui essi fruiscono. Alcune discussioni all’interno del Consiglio superiore riguardanti la distribuzione delle sedi, le politiche di iscrizione, il maggior ricorso a insegnamenti con lingue veicolari, sono legate a uno sforzo per il contenimento delle “uscite”. Occorre precisare che per i figli dei funzionari Ue la frequenza alle lezioni è gratuita; le famiglie si fanno invece carico dei molteplici servizi collaterali, come la mensa, i trasporti, le attività integrative culturali e sportive, le gite, la garderie (servizio pre e post scuola). Alle Scuole europee sono ammessi da diversi anni anche figli di funzionari di altri organismi internazionali, come ad esempio la Nato, e di altre famiglie interessate a una formazione plurilingue, che devono però versare una retta piuttosto considerevole. Le voci di costo nel bilancio consolidato 2007 equivalevano infatti a 231 milioni di euro (193 milioni nel 2003), coperte soprattutto da denaro pubblico: 52 milioni provenienti dagli Stati membri, per gli stipendi degli insegnanti e il mantenimento degli edifici; 126 milioni stanziati invece dalla Commissione Ue, che copre dunque il 55% delle spese totali. “Il costo medio annuale per alunno – specifica il Rapporto del segretariato generale – è pari a 11.388 euro. In generale il costo per studente è più contenuto per le scuole grandi e molto più elevato per quelle piccole”: così per il plesso Lussemburgo II il dato medio di costo si aggira sui 7.500 euro; si sale poi ai 13mila euro di Varese e Culham e ai 16mila di Bergen e Mol.