COMECE
Europe infos: migrazioni, islam, diritti fondamentali
Un appello delle Chiese europee alle istituzioni Ue a riflettere su alcune diposizioni contenute nella “Direttiva sul ritorno” dei fuoriusciti da Paesi terzi in situazione irregolare: a darne notizia è il numero di marzo di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa) che si apre con una nota di Frank Turner (old.agensir.it). In una “lettera ecumenica” sottoscritta dalla Comece, dalla Ceme (Commissione delle Chiese per i migranti in Europa), da Caritas Europa e dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek), i firmatari, spiega Alessandro Calcagno, chiedono ai presidenti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europei una “attenta riflessione” sulla direttiva, mirante a stabilire norme e procedure comuni per il rientro dei migranti irregolari nei Paesi d’origine. La direttiva viene adottata sulla base della procedura di co-decisione, secondo la quale il Parlamento e il Consiglio europei dovranno arrivare ad un accordo definitivo sulla proposta della Commissione Ue (del gennaio 2005). Il voto avverrà durante la sessione plenaria del Pe (maggio 2008), cui seguirà la decisione del Consiglio.La “lettera ecumenica”. Le Chiese e le organizzazioni cristiane del continente esprimono innanzitutto preoccupazione per la possibilità di “tenere in detenzione queste persone anche fino a 18 mesi sulla base di una decisione amministrativa”. “È inaccettabile – osservano – farne una norma europea comune. La detenzione non è una soluzione” tanto più che “esistono altri metodi” per “garantire l’efficacia della politica di allontanamento”. Perplessità anche sull’interdizione della riammissione per cinque anni, che “equivale ad una seconda pena”. Di qui l’esortazione ai destinatari della missiva a “limitare l’uso della detenzione” e a “sopprimere le disposizioni relative all’interdizione della riammissione”. Per Calcagno, “anche se non si può negare la necessità di strumenti in materia a livello europeo”, è auspicabile che “in fase di elaborazione del testo in questione, si tenga conto della necessità di mettere in campo regimi di asilo giusti, efficaci e rispettosi del principio di non respingimento”.” La Carta dei diritti fondamentali dell’Ue non fa parte del Trattato di Lisbona, ma quest’ultimo le attribuisce la stessa forza legale”, osserva Peter Knauer rilevando che essa riconosce come “valori indivisibili e universali” la dignità, la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà umana. Valori che costituiscono “i principi fondamentali dei diritti affermati più avanti”. L’esperto ribadisce la nozione di dignità umana, che “appartiene dall’origine ad ogni essere umano ed è inviolabile nel senso che nessuno la acquisisce ad un certo punto della sua vita o la può perdere prima del termine della vita stessa”, ma non è inviolabile nel senso che può essere esposta a offesa “da azioni ad essa contrarie”. “Adottare la Carta – conclude Knauer – non esclude certamente un’ulteriore evoluzione della comprensione dei diritti ed anche il riconoscimento di nuovi diritti. Le dichiarazioni già esistenti non hanno mai fissato limiti al loro sviluppo; esse costituiscono piuttosto uno stimolo a spingere la riflessione sempre più lontano”.Una forza supplementare. “Conciliare fedeltà all’Islam e adesione ai valori moderni e universali della democrazia e del pluralismo, tenendo conto” del tempo attuale e “delle specificità della realtà europea”. Questa, sottolinea Vincent Legrand, è una “delle due dimensioni” nelle quali si colloca la “Carta dei musulmani d’Europa”, firmata da quasi 400 organizzazioni e presentata nelle scorse settimane a Bruxelles dalla Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa (Fioe). Ma l’iniziativa “comporta al tempo stesso una dimensione esterna – spiega Legrand -: la Carta propone principi e orientamenti alla società europea. Si tratta, in questo anno europeo che vi è dedicato, di un autentico esercizio di dialogo interculturale”. Il documento, allora, assume “una dimensione pedagogica volta a chiarire alcuni concetti, ad esempio quello di jihad , e a correggere rappresentazioni errate”. Per Legrand, in tale prospettiva l’Islam può essere considerato “una forza supplementare, che può rafforzare la cultura umanista e la spiritualità in Europa, accanto al cristianesimo, al giudaismo e al buddismo”. Etica e clonazione animale. Un tema “certamente nuovo per i cittadini europei” è “la clonazione animale a fini alimentari”. A rilevarlo, Katharina Schauer, rammentando che per il Gruppo europeo di etica (Gee) “non esistono argomenti convincenti per giustificare la produzione di derrate alimentari a partire da animali clonati”. Pur concordando con questa tesi, Schauer esprime riserve su alcune parti del parere del Gee, in particolare sulla “non completa percezione delle questioni etiche sollevate dalla materia”, ma conclude che “esso è, in ogni caso, un buon punto di partenza per incoraggiare un dibattito pubblico su un tema che ci riguarda tutti”.