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Immigrazioni: debole e non convincente la politica Ue
Il 13 febbraio 2008 sono state presentate le linee generali delle tre misure mirate a rafforzare i controlli alle frontiere europee: la realizzazione di un registro di ingresso e di uscita dei visitatori extracomunitari, la creazione di un sistema di sorveglianza delle frontiere chiamato Eurosur per individuare chi entra illegalmente nell’Unione (per esempio, a bordo di tristi barche venute dall’Africa del Nord che costano la vita a tante persone) e l’impiego di fondi europei per un migliore coordinamento all’interno dell’attuale agenzia europea di controllo delle frontiere esterne, la Frontex.Questo registro è l’idea “più ambiziosa”: esso permetterà di sorvegliare tutti gli emigrati provenienti da paesi terzi che si trovano all’interno dell’Unione. Coloro che necessitano del visto di ingresso per la zona di Schengen dovranno fornire i propri dati biometrici unitamente alla richiesta del visto e il registro informerà automaticamente le autorità in caso di scadenza della validità del visto.E’ stata richiamata la necessità di impedire la tratta degli esseri umani e il funzionamento delle reti di pedofilia e di altre forme di criminalità, quali il traffico di stupefacenti: chi potrebbe non essere d’accordo? Si noti inoltre che stiamo parlando di cifre enormi perché circa otto milioni di persone sarebbero apparentemente in posizione irregolare, la maggior parte delle quali sono entrate legalmente nell’Unione Europea ma vi sono rimasti anche dopo la scadenza del visto. In questa categoria di persone, ogni anno circa mezzo milione sono arrestate in tutta l’Ue. La portata della sfida politica che questo fenomeno rappresenta è quindi impressionante.Ma nel proporre questo tipo di sistema (collegato al concetto di “sorveglianza”) per dissuadere gli immigrati, è estremamente urgente che l’Ue dimostri anche di onorare l’impegno di rispettare i diritti degli immigrati, in particolare di quelli dei rifugiati e dei richiedenti asilo. La necessità di respingere una piccola minoranza di criminali incalliti sembra avere stabilito il tono di misure che peseranno duramente su milioni di persone. Una Ong ha sottolineato così tale contrasto: “Ora che le frontiere d’Europa sono più sicure e meglio protette, le vittime della persecuzione in tutto il mondo hanno sempre più difficoltà a trovare un rifugio in cui possano sentirsi al sicuro”.Queste proposte mancano inoltre di riconoscere che il numero dei rifugiati e degli immigrati in situazioni irregolari è assai superiore in paesi quali l’Iran (per chi proviene dall’Afghanistan) o il Ciad (per chi proviene dal Sudan), che sono infinitamente meno capaci di rispondere ai loro bisogni rispetto all’Unione Europea. Ricordiamo inoltre che circa tre milioni di rifugiati provenienti da Palestina e Iraq vivono in Giordania, un paese con sei milioni di abitanti.Infine, il fatto che l’Ue riconosca che politiche migratorie restrittive contribuiscono esse stesse ad un’emigrazione illegale, in quanto privano gli immigrati di qualsiasi speranza di ingresso tramite le vie ufficiali. E’ vero che nel 2007, l’Unione Europea ha proposto un sistema di “carte blu” per facilitare l’ingresso in Europa degli immigrati altamente qualificati. Ma tale sistema è manifestamente inadeguato a rispondere ai veri bisogni economici dell’Unione nel contesto dell’invecchiamento della popolazione e del suo basso tasso di natalità. I paesi del sud sono d’altronde vivamente preoccupati da tale proposta, che potrebbe condurre alla perdita di personale qualificato d’importanza vitale.L’emigrazione forzata (sia in conseguenza di violenze che a causa di miserie economiche) è generalmente una misura disperata e non una scelta di vita. Se le politiche europee più elaborate sono finalizzate ad escludere gli immigrati provenienti dai Paesi in via di sviluppo, ad eccezione di coloro di cui c’è più bisogno nei propri Paesi, le affermazioni di solidarietà sono poco convincenti.