FEDE E CULTURA
Voci europee su Chiesa e secolarizzazione
Nel saluto a Benedetto XVI, nell’udienza al termine dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura su “Le sfide della secolarizzazione per la Chiesa e nella Chiesa”(dal 6 a ll’8 marzo), il presidente del dicastero vaticano, mons. Gianfranco Ravasi, ha parlato della “tentazione”, fin dai primi secoli del cristianesimo, di “stingere” la propria “identità culturale e spirituale, “spegnere il fremito della fede, snervare l’ardore della carità”. “Nella città secolarizzata, in cui oggi viviamo, Dio non viene necessariamente sfrattato, ma è reso irrilevante o imprigionato in forme meramente sacrali o magiche”, ha detto. “Eppure continuiamo ad essere certi della verità che «l’uomo supera infinitamente l’uomo», per usare la celebre espressione pascaliana, e che la Chiesa ha davanti a sé spazi aperti per far germogliare un nuovo umanesimo cristiano e far brillare una fede”. La sfida è “far risuonare in modo nuovo e incisivo la Parola di Dio”. Così, nella nostra società secolarizzata, sono da “riproporre con vigore i grandi valori morali e i temi escatologici”, anche ritessendo “con rigore ed energia il dialogo rispettoso tra scienza e fede”. Molte le proposte per la scelta del tema della prossima Plenaria, nel 2010, nell’ultima giornata dei lavori.Le proposte del consiglio. Mons. Lluis Clavell, docente di metafisica alla Pontificia Università Santa Croce, ha chiesto di ‘aprire ai laici’ come consultori, “come già ha dichiarato essere nei suoi propositi il presidente mons. Ravasi”. Mons. Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo (Francia), ha richiamato l’urgenza di “riflettere sulla formazione dei seminaristi e sacerdoti”. Mons. William Benedict Friend, vescovo in Luisiana (Canada), ha parlato dell’emergenza dell’economia come “una delle sfide per l’umanesimo cristiano”. Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto (Italia), ha evidenziato come “nella nostra società globale, in cui alle identità forti, della modernità, si sono sostituite le identità deboli, meticce, della postmodernità”, la Chiesa è chiamata a ritrovare il valore del “linguaggio simbolico”. Nella sua relazione il card. Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster (Inghilterra), aveva parlato dei “cinque linguaggi per trasmettere la Buona Novella agli uomini e alle donne di oggi: la testimonianza, l’amore e la solidarietà, il linguaggio del genitore amorevole, i simboli del sacramento, il silenzio della contemplazione”. Mons. Donald Brendan Murray, vescovo di Limerik (Irlanda), ha dichiarato che “la questione fondamentale da affrontare è l’antropologia”. Mentre il card. Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, ha proposto di dedicare la prossima plenaria ad “indagare gli aspetti positivi della cultura contemporanea”. Un tema da approfondire – ha continuato – è “la nostalgia della passione per la verità. Rinunciare alla verità è una mutilazione di umanità”. “Ma occorre umiltà”. E, “in una cultura schiacciata sul presente, che ha perso la memoria e con essa la fiducia nel futuro, bisogna ritrovare il senso della storia”.Nei varchi della secolarizzazione. Tra i temi trattati, anche il dialogo tra Chiesa e scienza, da mons. Joseph Zycinski, vescovo di Lublino. Il nichilismo, il relativismo e il razionalismo, “per essere superati, richiedono una collaborazione solidale del cristianesimo con le scienze naturali”, ha affermato. Infatti, “lo sviluppo della scienza porta con sé problematiche che implicano un giudizio etico. E il prevalere della tecnologia sull’etica produce una situazione che potremmo definire ‘high cannibalism’, cannibalismo tecnologico”, nei casi di “clonazione e ingegneria genetica”. “Il suicidio della ragione socratica, etica, genera mostri” e “porta all’eutanasia della ragione”. È questa “l’area di intervento cristiano per una nuova evangelizzazione della cultura”. “Il rifiuto della verità conduce ad una fuga nel mondo delle illusioni, porta alla morte di senso, al suicidio della ragione, alla frammentazione della persona umana nei tanti pezzetti studiati dalle scienze”. Quindi è “importante investire nel dialogo interdisciplinare”.Rafforzare il sistema immunitario. Per il card. Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halic (Ucraina), “il secolarismo è la malattia di una cultura che ha una carenza immunitaria di idee”. Per evangelizzare la cultura occorre evangelizzare “innanzitutto, le istituzioni della cultura”, perché “spesso, gli intellettuali hanno una conoscenza approssimativa delle cose di Dio, che pure pretendono di criticare”. Allo stesso modo, “la fede, nella Chiesa orientale, viene vissuta come appartenenza sentimentale, culturale, non di spirito e di fede autentica”, e ciò ha avuto l’effetto che “la Chiesa ortodossa non gode di grande stima da parte degli intellettuali”. Dopo 70 anni di “persecuzione del comunismo bolscevico” – ha concluso il porporato – le “priorità” sono: “l’educazione del clero, la formazione di una intellighenzia cristiana, il sostegno all’università cattolica orientale”.