LOTTA ALLA MAFIA

Una sfida europea

Incontro di 31 Commissioni episcopali Giustizia e pace

“La mafia è un’aperta sfida per le nostre Commissioni Giustizia e Pace, perché esse possano ribadire il loro impegno per la legalità e la giustizia”: parte da Palermo, in Sicilia (Italia), l’appello lanciato dai 35 delegati della Conferenza europea delle Commissioni Giustizia e Pace, che rappresenta oggi 31 Conferenze episcopali europee. La Conferenza, nata nel 1971 dagli echi dell’enciclica di Paolo VI “Popolorum progressio”, ha un comitato esecutivo con sede attuale a Berlino. Dal 7 al 9 marzo ha riunito a Palermo, su invito della Commissione italiana, i segretari generali di tutta Europa, per una tre giorni di studio e riflessione nei luoghi cari a don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Da qui è partito anche l’auspicio affinché “il Parlamento europeo si esponga sempre più chiaramente nella lotta alla criminalità mafiosa, progettando disposizioni che regolino sempre meglio la confisca dei beni e il loro riutilizzo in progetti di sviluppo della legalità”. Tra i momenti forti dell’incontro: le testimonianze di suor Carolina, la religiosa che lavorava con don Puglisi, e di mons.Giancarlo Bregantini, vescovo per 13 anni a Locri (Calabria) e attuale presidente della Commissione italiana Giustizia e pace; la preghiera nella piazza dove don Puglisi fu assassinato e la visita al centro giovanile “Padre nostro”, dove lavorava il sacerdote assassinato. Di ritorno dall’appuntamento siciliano, abbiamo rivolto alcune domande al segretario generale della Conferenza europea delle Commissioni Giustizia e pace, Jörg Lüer.Qual è stato lo scopo principale dell’incontro di Palermo?“Siamo stati invitati dalla Commissione italiana giustizia e pace e dall’arcivescovo di Palermo mons. Paolo Romeo. Prima di tutto abbiamo voluto apprendere qualcosa di più sulla cultura della violenza mafiosa e sugli sforzi per contrastarla. Abbiamo voluto esprimere la nostra solidarietà a coloro che si sono trovati a lottare coraggiosamente contro la mafia, in primo luogo a don Pino Puglisi”.La prima volta a Palermo? Che idea si è fatto della mafia e delle lotte della società civile per contrastare la cultura mafiosa?“Per me è stata la prima volta. Avevo letto molto ma volevo essere cauto nei giudizi. Ho visto e ho ascoltato persone veramente dedite alla lotta contro la criminalità organizzata, una realtà molto complessa e delicata, ma anche una battaglia che può essere vinta. La mafia non è solo un problema della Sicilia e dell’Italia. La struttura della cultura della violenza può avere caratteristiche simili in Ucraina, o anche a Berlino, la città dove vivo. Ci sono alcuni quartieri dove la cultura della violenza si fa strada anche da noi. Questo è scioccante”. In Italia la vicenda di don Puglisi è molto conosciuta. E in Europa?“Dipende dai Paesi. In linea di massima non si sa molto di lui. Tradizionalmente la mafia è considerato un problema italiano, anche se questo non è vero, è un pregiudizio da sfatare. La criminalità organizzata si sta diffondendo ovunque, soprattutto nei Paesi dell’Europa dell’est, ma anche nei Paesi occidentali. Abbiamo imparato, anche vivendo quei giorni a Palermo, che la mafia è un problema europeo. E don Pino Puglisi simboleggia l’azione di contrasto portata avanti dalla Chiesa”.Quale sarà ora l’impegno della Conferenza a livello europeo?“Il primo giorno abbiamo condiviso delle storie e delle testimonianze, poi abbiamo portato avanti una approfondita riflessione. Ho auspicato di riproporre tutti questi temi durante la nostra prossima assemblea generale che si svolgerà a settembre. Lì identificheremo concretamente il nostro impegno, per poi rivolgerci ai parlamentari europei”.E nei singoli Paesi?“Riporteremo quello che abbiamo vissuto a livello nazionale, ciascuno nel proprio Paese. Sarà interessante definire poi il seguito. Sicuramente questo dipenderà molto dalle decisioni che prenderemo nel mese di settembre”.Quali saranno, invece, i prossimi appuntamenti della Conferenza europea?“Ci incontreremo a Belgrado a settembre per parlare delle relazioni tra Serbia ed Europa, una questione molto delicata, ma che dobbiamo affrontare per contrastare le possibili situazioni di violenza. Stiamo inoltre lavorando ad una mostra pan-europea sulla povertà che si svolgerà a Strasburgo”.