Bambini: più spazio nelle chieseUna liturgia “a misura di bambino” può e deve realizzarsi anche nelle chiese, affinché i bambini possano scoprire la Casa di Dio come loro “patria”: questo il risultato di una giornata di studi organizzata l’11 marzo dalla Katholische Junschar (gioventù cattolica) della diocesi di Linz sul tema della liturgia per i bambini. L’incontro, cui hanno partecipato 140 persone, si svolge annualmente ed è giunto alla sua tredicesima edizione. Molti bambini, conoscono le chiese solo dall’esterno e le celebrazioni liturgiche vengono spesso tralasciate nelle parrocchie. “In alcune chiese gli spazi sono così ristretti che i bambini non possono neanche stare intorno all’altare”, ha osservato Maria Eichinger, assistente teologica della Katholische Jungschar, che ha presieduto la giornata di studi. I bambini non hanno spazio in chiesa: di conseguenza le liturgie per i bambini si svolgono spesso in altri spazi. Invece, ha sottolineato Eichinger, “gli spazi della chiesa hanno un grande potenziale che bisogna scoprire e che è di grande interesse per i bambini”. Si tratta di sfruttare le caratteristiche della chiesa: ad esempio, “i lunghi corridoi di Chiese tardo-gotiche si prestano per lo svolgimento di processioni con i bambini”, ha affermato. “Ogni spazio ha un effetto differente. Da un punto di vista teologico è possibile celebrare ovunque: in parrocchia, nella chiesa oppure sul prato. Ciò che conta è che le persone si riuniscano in nome di Dio. E la conformazione degli spazi deve favorire questo incontro”, ha puntualizzato l’esperto di liturgia Christoph Freilinger. Figli: un desiderio condizionatoIn Austria la ricerca sul desiderio di avere figli è carente. Secondo il direttore dell’Istituto austriaco per la ricerca sulla famiglia (Öif), l’esperto di diritto sociale Wolfgang Mazal, occorre colmare questa lacuna. In caso contrario, si rischia di ridurre il “dibattito della politica per la famiglia sulla diminuzione delle nascite alla compatibilità tra famiglia e lavoro”, ha ammonito. Mazal, è intervenuto al riguardo il 10 marzo a Vienna in occasione della presentazione dello studio dell’ Öif dedicato alla comparazione del tasso di natalità e del desiderio di avere figli tra i diversi Paesi europei. Secondo Mazal, il desiderio di avere figli dipende da “una serie di fattori”: accanto a requisiti materiali e strutturali, sono importanti l’accettazione sociale generale, la compatibilità tra lavoro e famiglia e anche la concezione del ruolo tra i sessi. Di conseguenza, “anche la politica per la famiglia finalizzata all’innalzamento della natalità deve puntare su una varietà di misure. È importante aumentare le offerte di assistenza ai bambini, promuovere i cosiddetti ‘nidi familiari’ e incrementare il coinvolgimento dell’uomo nell’assistenza ai bambini”, ha affermato Mazal, auspicando una riforma dei sistemi retributivi basati sull’anzianità, che conteggi anche i periodi di maternità in modo da non svantaggiare le madri. “La politica per la famiglia deve inoltre riconsiderare gli sgravi fiscali per le famiglie”, ha sottolineato. Occorre “pensare ad un minimo esistenziale fiscale per ogni bambino”. Infine, Mazal ha messo in guardia da una discussione di politica per la famiglia di tipo “unidimensionale”, invitando ad evitare la trasmissione ai giovani di messaggi che anziché incoraggiarli ad avere figli, li scoraggiano. Immigrati: lo sport vince il pregiudizio”Lo sport unisce, abbatte confini e pregiudizi”: così il responsabile della Caritas dell’arcidiocesi di Vienna, mons. Michael Landau, ha espresso parere positivo per l’istituzione del Premio per l’integrazione nello sport, presentato a Vienna l’11 marzo. Scopo del premio è favorire l’accoglienza degli immigrati in Austria. “L’integrazione è uno dei compiti più importanti dello sport. E questo concerne non solo i massimi livelli sportivi ma anche lo sport praticato quotidianamente in innumerevoli associazioni e centri sportivi del nostro Paese”, ha sottolineato il segretario di Stato per lo Sport, Reinhold Lopatka. Il premio verrà assegnato alle migliori attività sportive, manifestazioni e ai migliori progetti finalizzati all’integrazione. L’iniziativa è sostenuta anche dalla Caritas. “Il lavoro giornaliero della Caritas testimonia che l’integrazione è possibile e che un’integrazione riuscita è un vantaggio per tutte le persone coinvolte”. L’Austria può trarne vantaggio “se riconosciamo e utilizziamo come opportunità i talenti e le competenze delle persone che vengono da noi. Nello sport, ciò avviene già”, ha sottolineato Landau. Il premio viene sostenuto anche dal Fondo integrativo austriaco; a maggio verranno assegnati quattro premi per 3.000 euro ciascuno. La giuria, composta tra gli altri dal direttore della Caritas Landau, dalla campionessa olimpionica di pattinaggio sul ghiaccio, Trixi Schuba e dal presidente dell’organizzazione federale sportiva, Peter Wittmann, sceglierà progetti presentati da scuole e associazioni sportive, nonché da iniziative private.