TRATTATO DI LISBONA

Perche questa “carta”?

Fin dalle prime risposte si potrà intuire il futuro dell’Europa

“L’Europa sarà più democratica con il Trattato di Lisbona, perché i cittadini disporranno del potere di petizione”, per proporre nuove leggi e linee politiche comunitarie. Margot Wallstrom, vicepresidente della Commissione, si rivolge con grande convinzione al Forum sul futuro d’Europa organizzato a Dublino. L’Irlanda sarà l’unico paese a ratificare il nuovo trattato mediante referendum e nell’isola il dibattito sull’articolato si sta svolgendo con un certo coinvolgimento dell’opinione pubblica. Al contrario, nel resto dell’Ue il confronto langue: il “sì” per via parlamentare deciso da tutti gli altri Stati mette probabilmente al sicuro il risultato, ma tiene i cittadini lontani dalla nuova “carta fondamentale”.Dodici punti per spiegare Lisbona. Nella capitale irlandese la Wallstrom sbarca il 28 febbraio. Rivolge ai partecipanti al Forum sull’Europa un discorso dai toni ottimisti, come le capita spesso di fare girando in lungo e in largo l’Ue nella sua qualità di “ambasciatrice” dell’integrazione (nella Commissione ha la delega per la “strategia della comunicazione”). Segnala 12 punti-chiave che renderebbero vantaggiosa per i cittadini, per gli Stati e per la stessa Ue l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Fra questi: le maggiori tutele garantite ai cittadini grazie all’allegata Carta dei diritti fondamentali; l’accresciuto ruolo dei Parlamenti nazionali, con il potere di stoppare eventuali norme comunitarie in contrasto con il principio di sussidiarietà; il peso rilevante assegnato all’Europarlamento con l’estensione del potere di codecisione.“Bruxelles non è un mostro”. La commissaria svedese parla anche della migliorata capacità di intervento Ue in settori che toccano la vita quotidiana delle persone, come la sicurezza, l’energia e la tutela ambientale; ricorda che l’Ue sarà “più trasparente” nelle sue decisioni e vicina ai cittadini e “non si potrà più dipingere Bruxelles come un mostro che sottrae potere ai governi nazionali”. Prudentemente la vicepresidente dell’Esecutivo sorvola sul fatto che l’Ue continuerà a non avere una politica estera univoca, mentre riconosce, fra sguardi compiaciuti, che a Lisbona non è stato abolito il potere di veto degli Stati membri su varie materie, come le politiche sociali e il fisco, questioni sulle quali gli Stati intendono continuare ad avere le mani libere. Cinque ratifiche, dibattito scarso. Se in Irlanda – paese che ha grandemente beneficiato dell’adesione alla Comunità e che per questo ha maturato un elevato livello di “euroentusiasmo” – non mancano le occasioni per discutere del trattato, negli altri 26 Stati aderenti il confronto è latente. Le procedure nazionali di ratifica proseguono: cinque parlamenti hanno già dato semaforo verde (Ungheria, Slovenia, Malta, Francia e Romania), altri si apprestano a farlo: i 27 “sì” sono necessari per far entrare in vigore le nuove normative il prossimo 1° gennaio. Allontanato il testo dal giudizio popolare, si discute per lo più di quali saranno i politici che andranno a occupare i posti di comando individuati dal testo: il presidente “stabile” del Consiglio Ue, l’Alto rappresentante per la politica estera, oltre al prossimo capo della Commissione, in scadenza il prossimo anno. Internet dà una mano all’integrazione. Per questa ragione la Commissione sta moltiplicando le occasioni per “spiegare” il Trattato, mediante forum, conferenze, libri e opuscoli, trasmissioni radio e tv, concorsi per le scuole… Il mezzo più utilizzato è però internet: l’Ue ha predisposto numerosi spazi per “pubblicizzare” l’articolato, con schede e blog. In particolare all’indirizzo www.europa.eu/lisbon_treaty si trova il testo completo del trattato nelle lingue ufficiali dell’Unione, la relativa documentazione, la situazione aggiornata delle ratifiche nazionali, il lancio e l’esito di eventi realizzati nei 27 attorno al tema. “Oggi più che mai, in un mondo globalizzato e in costante mutamento, l’Europa è chiamata ad affrontare nuove sfide”, raccogliendo le proprie energie e scommettendo sul vincolo della solidarietà. “È questo – vi si legge – l’obiettivo del trattato firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007. Tenendo conto delle evoluzioni politiche, economiche e sociali e volendo rispondere alle aspirazioni degli europei, i capi di Stato e di governo hanno convenuto nuove regole che disciplinano la portata e le modalità della futura azione dell’Unione”. Domande e risposte. Le parti più interessanti e curiose del sito sono però due. Anzitutto quella che va sotto il titolo "Il Trattato in sintesi", con una presentazione ragionata e semplificata del testo; in secondo luogo quella delle "Domande e risposte", dove i cittadini possono scoprire "perché l’Europa ha bisogno del trattato", "che cosa cambia per i cittadini", quali sono le principali modifiche istituzionali introdotte a Lisbona, se "il trattato prevede la creazione di un esercito" oppure se esso "indebolirà le conquiste sociali dell’Ue".