RASSEGNA DELLE IDEE
Le Monde des Religions: due voci a confronto sul cristianesimo
Un dibattito a due voci sul ruolo del cristianesimo nella società. È quello ospitato nel numero di marzo-aprile 2008 della rivista francese “Le Monde des Religions”. A confronto le posizioni di Régis Debray, filosofo e saggista, autore per i tipi di Gallimard di “Un candido in Terra santa”, e del filosofo Frédéric Lenoir, responsabile della redazione della rivista. “Emancipato dai dogmi e da ogni istituzione, il cristianesimo potrebbe ridiventare ai nostri giorni ciò che è stato alle sue origini: pura spiritualità. Una questione tra sé e sé, senza coinvolgimento politico, senza ruolo sociale, tutta interiore”: questa, a detta di Régis Debray, la tesi contenuta nell’ultimo saggio di Lenoir, intitolato “Cristo filosofo”, secondo la quale il cristianesimo è “più che una religione una filosofia” e “la modernità è il compimento del cristianesimo, ‘religione dell’uscita dalla religione'”.Effetto perverso? Ma per Debray non è così: nonostante “la cattiva sorte riservata dal cristianesimo a Cristo”, si chiede, “che cosa sapremmo oggi di Gesù senza la Chiesa che ne ha fatto, a posteriori , il Cristo e che ha trasmesso per duemila anni il deposito della fede?”. “Non è stato Gesù a redigere i Vangeli”, precisa, né a parlare di dogmi. Detto questo, Debray avanza l’ipotesi che dietro “questo ripiegamento” di una “religione rivelata in filosofia, ancorché personalista”, vi sia “un increscioso effetto perverso”. Una filosofia, spiega, “può scuotere alcuni cervelli, ma non struttura né lo spazio né il tempo, ignora i riti e non detta imperativi”. Tuttavia, poiché “una società non è una contrapposizione di persone”, per Debray sono necessarie “un’istanza costitutiva e una architettonica per assicurarne la coesione”. Il fondamentalismo economico. Per questo, argomenta, “la nostra società iperindividualista si è trovata una religione civile che Ruskin, buon profeta, ha chiamato il mammonismo. Il denaro, perduta la decenza che gli aveva imposto il cristianesimo, non ha ormai l’impudenza di un grande architetto dell’universo? Il nostro nuovo fattore di coesione non è al tempo stesso dio e idolo ufficiale, valore dei valori, oggetto di adorazione di odio, capace di provocare insieme panico ed entusiasmo – secondo l’eterna ambivalenza del sacro?”. “Finanzieri come clero – è lo scenario provocatoriamente delineato da Debray – profitto come grazia, crescita come salvezza, interesse privato come legge suprema”: così “si modula il fondamentalismo economico, senza dubbio più protestante che cattolico”. “Una morale senza società da un lato, una società senza morale dall’altro?”. Un “nuovo ordine morale”, insomma, “nel quale ci si abbuffa al tempo stesso di etica e di profitto”. “Porre l’accento sulla persona privata a detrimento delle personalità collettive – è la domanda aperta di Debrais – non è un ripiegarsi sull’individuo, abbandonando il collettivo ai suoi demoni?”.Emancipare l’individuo. “Occorre dunque avere nostalgia di una società in cui a dettar legge è la religione cristiana, come accade oggi nelle società rette dalla religione musulmana? Nostalgia di una società sul cui altare venivano sacrificati la libertà individuale e il diritto alla diversità di pensiero e di religione?” replica Frédéric Lenoir. “La società che portava il nome di ‘cristiana’ e che peraltro ha costruito grandi cose”, secondo Lenoir “non è stata veramente fedele al messaggio di Gesù che da una parte raccomandava la separazione tra politica e religione, e dall’altra insisteva sulla libertà individuale e sulla dignità della persona umana”. “Non affermo che Cristo ha voluto sopprimere ogni religione con i suoi riti e i suoi dogmi – precisa il filosofo -, ma ho voluto mostrare che l’essenziale del suo messaggio tende a emancipare l’individuo dal gruppo insistendo sulla sua libertà personale, la sua verità interiore e la sua dignità”.Rivoluzione della coscienza. “Cristo, come Buddha prima di lui”, non si preoccupa “in primo luogo di politica. Propone una rivoluzione della coscienza individuale suscettibile di condurre, a lungo termine, ad un mutamento della coscienza collettiva”; per Lenoir, Gesù non chiama, in sostanza, “ad una rivoluzione politica, ma ad una conversione individuale” opponendo ad una logica religiosa “fondata sull’obbedienza alla tradizione”, una logica “di responsabilità personale”. “Questa rivoluzione della coscienza individuale non si oppone affatto ai credo religiosi o politici condivisi dalla maggioranza – replica il filosofo a Debray -, né ad una istituzionalizzazione del messaggio di cui, a buon titolo, voi richiamate il carattere ineluttabile. Essa tuttavia potrà porre un limite: quello del rispetto della dignità della persona umana”. Questo, secondo Lenoir, “l’insegnamento di Cristo, che non annulla la religione, ma la inquadra all’interno di tre principi intangibili: amore, libertà, laicità” e costituisce “una forma di sacralità che – mi sembra – potrebbe oggi riconciliare credenti e non credenti”.