ECUMENISMO E DIALOGO

Inghilterra, Germania, Francia

Inghilterra: il progetto “Hope 2008″Un progetto ecumenico su scala nazionale per coinvolgere tutte le più importanti denominazioni cristiane. E’ la prima volta che Chiesa cattolica e anglicani, metodisti e battisti e le altre denominazioni cristiane collaborano su vasta scala e i risultati si vedono. Le iniziative di “Hope 2008” fioriscono nelle parrocchie di tutto il Paese (www.hope08.com). “Siamo molto emozionati perché la pubblicazione dell’enciclica del Papa “Spe Salvi” è avvenuta alla fine dello scorso anno mentre stava partendo il nostro progetto – spiega al Sir Ian Chisnall, coordinatore nazionale dell’iniziativa -, è un segno che lo Spirito Santo soffia nella stessa direzione”. Hope 2008 è la continuazione, su scala molto più ampia, di un progetto giovanile “Soul in the city”, (anima nella città), che ha visto nel 2004 circa 20mila giovani di tutte le denominazioni cristiane impegnati in attività di volontariato e testimonianza per due settimane durante l’estate a Londra. Nel 2008 la speranza ecumenica ha mosso invece ogni fascia di età. “Il principio è lo stesso di ‘Soul in the city’. Vogliamo parlare della nostra fede partecipando alla vita della comunità nel posto nel quale ci troviamo a vivere. In alcune parrocchie si organizzano ‘parenting classes’, corsi per aiutare i genitori nell’educazione dei figli o corsi dove chi è sovrappeso può imparare come eliminare i chili in più, oppure si decide di ripulire dai graffiti alcune zone della città” o “si preparano cene per parlare della fede”, spiega ancora il coordinatore. “Non sempre il nostro progetto comporta nuove iniziative. Spesso è soltanto un catalizzatore di energie già esistenti e l’evangelizzazione è solo il risultato del lavoro che facciamo”.Germania: la Settimana della fratellanzaI maggiori rappresentanti di Chiese e della religione ebraica in Germania si sono incontrati il 3 marzo scorso a Düsseldorf per la terza edizione dell’incontro, organizzato dal Consiglio tedesco di coordinamento (Dkr) delle società ebraico-cristiane. Durante la manifestazione, svoltasi nell’ambito della Settimana della fratellanza, è stato discusso il valore ed il significato della domenica e del sabato per le società moderne. “Se la protezione della domenica viene meno per via di motivazioni consumistiche o economiche, ne deriva un impoverimento sociale e culturale”, ha sottolineato il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Heinrich Mussinghoff, vescovo di Aquisgrana. Il rabbino di Schwerin, William Wolff, ha deplorato il fatto che la maggior parte degli ebrei in Europa non osservi più il precetto del sabato. “In questa maniera, l’ebraismo vissuto scompare dalle società secolari dell’Europa. Chi invece si attiene ai precetti, ha in dono 24 ore in cui non è costretto a leggere messaggi di posta elettronica, a usare il telefonino e a guidare”. “Così abbiamo tempo per lo spirito, per Dio e per la famiglia”, ha aggiunto. “In questo vi è anche una parte del significato della domenica cristiana”. Il vescovo evangelico Wolfgang Huber, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd) ha evidenziato che “la domenica cristiana ha le sue radici nel sabato ebraico. Il cristianesimo e l’Ebraismo sono strettamente legati da questo punto di vista”. “Dopo il terzo incontro non si deve tornare alla normalità dell’assenza di dialogo”, ha esortato il rabbino Henry G. Brandt. “Spero che sia possibile incontrarsi ancora l’anno prossimo ad Amburgo”; un incontro, ha auspicato, in cui “entrambe le parti devono imparare a parlare apertamente ed parlare senza paura delle differenze”.Francia: i 40 anni dell’Istituto studi ecumenici”Impegno teologico e ricerca ecumenica”: questo il tema del colloquio annuale del’Iseo (Istituto superiore di studi ecumenici) promosso congiuntamente nelle scorse settimane dall’Istituto cattolico di Parigi, dall’Istituto protestante di teologia e dall’Istituto di teologia ortodossa Saint-Serge, in occasione del 40° anniversario di fondazione. “L’ecumenismo non è tanto un problema di unità dei cristiani – ha osservato il metropolita di Pergamo, Jean Ziziuolas, – ma piuttosto di unità della Chiesa. I cristiani possono essere uniti su tanti altri piani, ma se non riescono a formare un’unica Chiesa, rimangono divisi”. Per il metropolita “è l’ecclesiologia il cuore dell’ecumenismo. Se la teologia non contribuirà a guarire le separazioni presenti in seno al cristianesimo, essa non avrà compiuto la sua missione e il suo dovere”. Il teologo protestante André Birmelé ha da parte sua rammentato il monito di Giovanni XXIII a “saper distinguere le verità delle formulazioni dalla verità ” e si è chiesto: “Saremo un giorno capaci di precisare le condizioni indispensabili alla piena comunione? E i protestanti, sono capaci di ‘cattolicità’, ossia di universalità?”. Dal teologo cattolico Bernard Sesboné l’invito a “non sovraccaricare la fede che altrimenti rischia di affogare nell’inflazione dogmatica”. “Occorre imparare à ha affermato – ad aggirare le formulazioni contrastanti”.