Repubblica Ceca: l’eredità comunistaLa Chiesa della Repubblica Ceca risente ancora degli effetti del colpo di Stato del 1948. Questa la valutazione emersa nel corso di una conferenza svoltasi il 27 febbraio a Praga presso l’Ufficio stampa della Conferenza episcopale ceca sul tema “Persecuzione e imprigionamento della Chiesa: impatto del febbraio 1948”, per celebrare il 60° anniversario del Colpo di stato comunista, avvenuto il 25 febbraio del 1948. I relatori presenti erano il vescovo mons. Vaclav Maly, mons. Oto Madr, Jan Stribrny (vice-presidente dell’Accademia cristiana ceca) e suor Ludmila Pospisilova. Mons. Madr, condannato nei primi anni Cinquanta dal regime e imprigionato per 16 anni, ha rievocato l’atmosfera del periodo: “Per noi era normale essere arrestati per il nostro amore per Dio e in una situazione negativa qual era l’essere esclusi dalla vita pubblica, abbiamo trovato una dimensione positiva: aiutare a costruire il futuro della Chiesa”. Suor Pospisilova ha illustrato la vita di comunità religiose segrete tra gli anni 70 e 80, ricordando il suo ingresso nella congregazione delle suore scolastiche francescane, avvenuto segretamente nel 1977. Dopo il 1950, quando vennero chiusi i monasteri, le suore furono costrette a lavorare in fabbrica; successivamente fu loro permesso di servire i disabili e gli anziani, sotto la vigilanza dei servizi segreti. “Tuttavia, esse riuscirono a cambiare le istituzioni in cui operavano e a portare la carità e la speranza”, ha osservato. Mons. Maly, perseguitato per aver sottoscritto allora la Carta 77, ha commentato: “La Chiesa subisce ancora le conseguenze del regime comunista di 40 anni. Il regime ha tentato di creare un’immagine clericale della Chiesa, qualsiasi attività dei laici era proibita e ai sacerdoti era permesso esclusivamente di custodire gli edifici. Per certi versi, ancora oggi risentiamo di quest’eredità”, ha concluso.Germania: un fondo per le catastrofi ignorateFondi per “catastrofi ignorate”: così la diocesi di Rottenburg-Stoccarda ha deciso di contrastare l’abitudine di intervenire con aiuti umanitari solo nei confronti di situazioni di emergenza seguite dai media. La diocesi ha stanziato una somma annuale del bilancio, che verrà amministrata dalla diocesi e messo a disposizione della Caritas internazionale. “È un obiettivo particolare aiutare le persone il cui stato di emergenza non trova attenzione e considerazione nell’opinione pubblica”, ha affermato Klaus Krämer, della diocesi di Stoccarda. Tra i destinatari dei fondi vi sono le persone che vivono in Moldavia, vittime nel 2007 di una siccità persistente che ha causato la perdita di oltre la metà del raccolto. La perdita del raccolto ha comportato anche la mancanza di cibo per gli animali e di sementi per la semina di quest’anno. Pertanto, anche il 2008 si preannuncia come un anno di grandi difficoltà, soprattutto tra la popolazione più povera. Per migliorare la situazione delle famiglie più indigenti, almeno dal punto di vista alimentare, circa 830 famiglie della Moldavia centrale e settentrionale hanno ricevuto per quattro mesi pacchetti alimentari, altre 100 hanno ricevuto sementi. La distribuzione degli aiuti avviene in stretta collaborazione tra Caritas moldava e Caritas internazionale. I beni vengono acquistati nel Paese per sostenere l’economia locale e tagliare i costi di trasporto e immagazzinamento.Austria: a 5 anni dal SozialwortA cinque anni dalla pubblicazione del “Sozialwort”, documento delle 14 Chiese cristiane in Austria sulla situazione sociale, occorre verificarne l’efficacia in modo sistematico. “Le Chiese invitano ad una riflessione critica ampia”, ha dichiarato il vescovo evangelico Herwig Sturm, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese in Austria (Örko), nel corso di una conferenza stampa tenuta recentemente a Vienna. “Con il Sozialwort, le Chiese si sono impegnate ma anche la società è inclusa in quest’impegno. La Quaresima rappresenta un periodo idoneo a verificare il proprio impegno e la sua efficacia all’esterno”. Destinatari dell’invito sono innanzitutto le iniziative sociali e istituzioni ecclesiastiche già coinvolte nel Sozialwort e nella sua realizzazione. Le riflessioni verranno raccolte dall’Accademia sociale cattolica e saranno presentate il 27 novembre prossimo a Vienna nel corso delle celebrazioni ufficiali “Cinque anni di Sozialwort ecumenico”. Come puntualizzato da Sturm, i risultati di questo lavoro serviranno per il prossimo quinquennio. “Il Sozialwort continuerà a costituire il riferimento per le Chiese. L’impegno sociale delle Chiese è sostenuto dalla convinzione che è possibile trovare soluzioni eque sia per le persone che per la società. Per questo, le Chiese intendono dare segnali chiari e incoraggiare un ulteriore impegno”. L’iniziativa del Sozialwort risale al 1999, anno in cui le 14 Chiese cristiane austriache hanno deciso di elaborare una posizione comune sulle sfide di politica sociale in Austria. Il Sozialwort è stato elaborato dall’Örko ed è stato pubblicato nel 2003, dopo anni di lavoro condotto con la partecipazione di 522 iniziative e istituzioni sociali delle Chiese, nonché con la collaborazione di numerosi gruppi ecclesiastici.