COMECE-KEK
Le Chiese cristiane su flessibilità e sicurezza nelle politiche del lavoro
Molti i punti di convergenza emersi, “ma resta ancora lungo il cammino da percorrere per tradurre i valori condivisi in politiche concertate”. In ogni caso, “la dignità della persona e la protezione dei soggetti più vulnerabili nel mercato del lavoro” debbono costituire “il punto di partenza di ogni strategia di applicazione del principio di flessicurezza (modello in grado di conciliare flessibilità e sicurezza nelle moderne politiche del lavoro, ndr)”. Queste, si legge in una nota della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), le conclusioni del “seminario di dialogo” tra esperti e rappresentanti delle Chiese cristiane del continente e delle istituzioni Ue svoltosi il 28 febbraio a Bruxelles, presso la Commissione europea, alla vigilia del Consiglio europeo “Lavoro, affari sociali, salute e protezione dei consumatori”. Tema dell’incontro, promosso dalla stessa Commissione, dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek) e dal segretariato della Comece, “La flessicurezza dal punto di vista dei valori”. Le possibili strategie della flessicurezza, i cui principi di base sono in linea con i più recenti orientamenti della Strategia europea per l’occupazione e della Strategia di Lisbona, sono da qualche anno oggetto di una riflessione a livello europeo. La dignità umana è anche al centro dell’Assemblea plenaria della Comece che si apre oggi a Bruxelles (fino al 7 marzo) su “Rispetto della dignità umana e salvaguardia del creato – L’incarnazione del bene comune da parte delle politiche europee del XXI secolo”.Nella tradizione delle Chiese. “La flessicurezza – ha spiegato Vladimir pidla, commissario europeo per il lavoro, gli affari sociali e le pari opportunità – permette di proteggere i lavoratori nel mercato del lavoro, promuovere le pari opportunità tra uomini e donne, tutelare la vita familiare e lottare contro la povertà”. Per pidla “il principale obiettivo della flessicurezza non è la mera protezione dei lavoratori dalla precarietà, ma la tutela della loro dignità umana”. Si tratta pertanto di una strategia “incentrata più sugli aspetti sociali che sul mercato del lavoro”. E questo concetto, ha rimarcato Stefan Lunte, segretario generale aggiunto della Comece, “si radica nella tradizione delle Chiese”. “Nell’arena sociale e politica – ha precisato – esso dovrebbe essere valutato sulla base dei progressi realizzati dagli attori più deboli del mercato del lavoro”.Fiducia reciproca e formazione dei lavoratori. “Queste politiche del lavoro richiedono un alto livello di fiducia reciproca, e ciò rende necessario il coinvolgimento di tutte le realtà sociali: non solo lavoratori e sindacati, ma anche Chiese e organizzazioni ad esse collegate” ha fatto notare Rudiger Noll, direttore della Commissione “Chiesa e società” della Kek, esprimendo la preoccupazione delle Chiese cristiane del continente per la “crescente segmentazione del mercato del lavoro, la precarizzazione dell’occupazione, e l’emarginazione sempre più grave di gruppi della popolazione quali i disoccupati di lungo periodo, le persone con bassi livelli di qualificazione e gli immigrati”. Da parte sua, il commissario europeo per l’educazione e la cultura, Ján Figel, ha rilevato che “l’istruzione e la formazione possono contribuire al successo dell’iniziativa flessicurezza in tutti i Paesi Ue”. No alla domenica lavorativa. Per Gerhard Wegner, direttore dell’Istituto di Scienze sociali della Chiesa evangelica in Germania, “le istituzioni della società (uffici per la sicurezza sociale, centri per il lavoro, il ricollocamento e l’assistenza ai giovani) dovrebbero proporre delle più decise strategie di empowerment (volte a migliorare le proprie opportunità e competenze professionali, ndr ) per aumentare le possibilità di inserimento nel mercato del lavoro”. Un appello a tutelare la domenica non lavorativa “come eredità culturale dell’Europa” è stato lanciato dal vescovo di Linz (Austria), mons. Ludwig Schwarz. “L’essere umano è stato creato non come individuo – ha affermato -, ma come persona aperta alla comunità. Solo il tempo libero condiviso con gli altri, e quindi le relazioni umane, consente alle persone di realizzare pienamente la propria dignità”.Il ruolo delle Chiese. Sottolineando l’importanza della formazione permanente, il deputato europeo Jacek Protasiewicz ha espresso l’auspicio che le Chiese “aiutino le persone a trovare la propria strada nel mercato del lavoro riformato” e “ad affrontarne i cambiamenti”. Per Protasiewicz occorre inoltre “rafforzare la dimensione etica delle relazioni tra datori di lavoro e lavoratori”. Ribadita anche da Bozica Matic (Rappresentanza permanente della Slovenia presso l’Ue), la necessità dell’impegno di tutte le parti, “comprese le Chiese e le comunità religiose”, per “l’attuazione della flessicurezza”. All’incontro fra Chiese cristiane e istituzioni europee hanno preso parte anche i partner sociali rappresentati da Businesseurope (Unice, la Confindustria europea) e dalla Confederazione europea dei sindacati (Etuc).