UCRAINA
Golodomor: un libro racconta una tragedia nascosta per molti anni
Si è svolta nei giorni scorsi, presso l’Accademia Kijevo-Mohylana di Kyiv, la presentazione del libro “Lettere da Kharkov. La carestia in Ucraina e nel Caucaso del Nord nei rapporti dei diplomatici italiani, 1932-1933” dello storico italiano Andrea Graziosi, che contiene i rapporti dei diplomatici italiani sulla carestia che negli anni 1932-1933 ha tolto la vita a quasi 10 milioni di ucraini. “Il popolo ucraino ha profondi legami con la cultura italiana – ha osservato l’ambasciatore dell’Italia in Ucraina, Pietro Giovanni Donnici, secondo il quale “Golodomor è una tragedia poco conosciuta”. Di qui la sua gratitudine “allo storico Graziosi che ha svolto un lavoro di ricerca su di una verità su cui Europa ha taciuto per molti anni. Gli italiani hanno dato il loro contributo alla memoria collettiva di questo popoli”. Per mons. Ivan Jurcoviè, nunzio apostolico in Ucraina, “la presentazione della verità sulla carestia in Ucraina è un invito per i diplomatici italiani e per gli altri popoli nell’Europa Occidentale ad avere lo stesso coraggio dell’Italia nel cominciare a parlare su cose che finora discretamente tenute nascoste. Ora è tempo di parlare anche delle altre tragedie che il comunismo ha seminato in Urss, come l’uccisione di milioni di martiri per la fede”.Una delle più gravi tragedie. “I documenti inviati a Roma dai diplomatici italiani in Urss sulla carestia del 1932-33 costringono a fare i conti con una delle più grandi tragedie del XX secolo europeo. Essi hanno radicalmente mutato la mia comprensione della storia sovietica e il modo in cui guardo al secolo passato” ha detto Andrea Graziosi. “La notizia della loro pubblicazione in Ucraina mi ha riempito di gioia, e credo sarebbe opportuno ne uscissero anche le edizioni inglese e russa, tanto più che queste Lettere, subito rivelatesi tra le migliori fonti a nostra disposizione, sono restate tali anche dopo l’apertura di parte degli ex archivi sovietici, che pure hanno fatto venire alla luce documenti di grande valore”.I rapporti con il fascismo. Ripercorrendo la storia di quegli anni, Graziosi ha osservato che “malgrado il suo anticomunismo, il fascismo continuò la politica favorevole al nuovo Stato ricostituendo, dopo il riconoscimento formale avvenuto nel 1923, una vasta rete consolare. Le informazioni che questa inviava trovavano in Benito Mussolini un attento lettore. Gran parte dei rapporti che arrivavano a Roma, incluse le Lettere, portano la sua sigla tracciata con una matita blu, segno che Mussolini era perfettamente a conoscenza delle tragedie sovietiche. Tuttavia, se si vanno a guardare i giornali dell’epoca, e in particolare quelli della primavera-estate 1933″ ci si accorge, ha proseguito lo storico, “che i titoli dedicati all’Urss anziché parlare della carestia e dei ‘crimini del comunismo’ annunciano i successi dell’amicizia italo-sovietica. Nei primi anni Trenta, insomma, l’esperimento sovietico viene giudicato sui giornali italiani con relativo favore, come un tentativo, sbagliato certo ma fatto in buona fede, di uscire dalla crisi delle ‘democrazie occidentali'”.Gli “umori” di quei giorni. “Del resto, anche se lo avesse voluto fare, il fascismo avrebbe avuto difficoltà ad usare le Lettere per la guerra ideologica” ha spiegato Graziosi. “Malgrado tutte le parole che si sarebbero potute aggiungere, i ‘cattivi’ erano troppo evidentemente lo Stato con i suoi apparati, la polizia politica e un despota, e questo non poteva far piacere a chi – sia pure su un piano radicalmente diverso e usando dosi infinitamente minori di violenza e crudeltà – si nutriva pur sempre di miti simili. Parlando della straordinaria qualità delle Lettere è però necessario ricordare che esse riflettono anche le voci e gli umori di quei giorni. Vi è in particolare un rapporto che, pur attribuendo la responsabilità di quanto stava accadendo a Stalin e ai suoi collaboratori, ha toni nettamente antisemiti”.I numeri. “Tra la fine del 1932 e l’estate del 1933, la fame fece in Urss, in meno di metà del tempo, circa sette volte più vittime del Grande terrore del 1937-38 – ha reso noto Graziosi -. Quei mesi furono il picco di una serie di carestie cominciate nel 1931, il punto di svolta del decennio e, insieme, l’evento più importante della storia sovietica prima della guerra. Con i suoi cinque milioni di morti (la cifra non tiene conto delle centinaia di migliaia, forse anche del milione e più, che erano già morti in Kazachstan e altrove a partire dal 1930), la carestia del 1932-33 fu anche la più grave della storia sovietica (tanto nel 1921-22 che nel 1946-47 le vittime furono uno-due milioni), sulla quale ha lasciato un’impronta politica, psicologica e demografica visibile ancor oggi, come è ancora visibile l’impronta che essa ha lasciato nella vita degli Stati successori, Ucraina e Kazachstan in primo luogo”.