RASSEGNA DELLE IDEE

Ci sono ancora i laici?

Herder-Korrespondenz: un confronto sulla situazione europea

La missione della Chiesa dipende in modo decisivo dalle attività dei laici; a partire dal Concilio Vaticano II, esistono però controversie sulla relazione tra laici e clero. L’articolo della Herder-Korrespondenz di gennaio 2008 dà un riassunto di una conferenza organizzata dall’università di Erfurt, dedicata al tema dei laici nella Chiesa cattolica all’inizio del 21° secolo. Qui di seguito una sintesi di Irene Vogt.Gruppi variegati. “I laici della Chiesa cattolica non esistono più”, così riferisce Ulrich Ruh, autore dell’articolo: “Sotto il concetto di ‘laico’ si nascondono gruppi molto variegati: persone attive in associazioni e in parrocchie, cristiani sporadicamente praticanti, ‘cristiani culturali’ e soggetti senza un legame religioso riconoscibile”. Riguardo allo spazio ecclesiale dei laici con il Concilio Vaticano II appare una cesura: “Il Concilio parte dall’idea sia del mistero della Chiesa, sia del popolo di Dio e in questo modo accentua la dignità e la missione di tutti i fedeli, prima di distinguere tra chierici, religiosi e laici”. Nel 1987 l’assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi si è occupata per un mese della “vocazione e la missione dei laici nella chiesa e nel mondo 20 anni dopo il Concilio Vaticano II”, sintetizzato da Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica “Christifideles laici” (30 gennaio 1989). Dieci anni dopo segue un’istruzione approvata dal Papa sulla collaborazione dei laici. Il pontificato di Giovanni Paolo II, ha ricordato Ruh, è caratterizzato da una doppia raccomandazione: da una parte non clericalizzare i laici, dall’altra non laicizzare il clero. Benedetto XVI non si è ancora esposto, le linee generali però non saranno molto diverse. Problemi irrisolti. I problemi strutturali rimangono irrisolti: mancano preti in alcune parti del mondo, così la pastorale è in gran parte nelle mani dei laici. Si aggiungono problemi rispetto al “servizio nel mondo” dei laici: mancano nuove leve per le associazioni tradizionali come l’Azione cattolica. Nei Paesi ex-comunisti l’attività dei laici cattolici sta appena iniziando. Su questo sfondo una conferenza è stata destinata al tema “Laici nella chiesa cattolica all’inizio del 21esimo secolo. Censimento – riflessioni – prospettive” con la collaborazione di esperti dall’estero, tra gli altri dai Paesi Bassi e dal Canada. Concetto indefinibile. Peter Neuner , docente di dogmatica all’università di Monaco, riassume brevemente la storia ecclesiastica su ministeri e carismi, e ripercorre gli sviluppi conciliari affermando che “rafforzando il laico e rifacendosi a modelli della chiesa antica, il Concilio Vaticano II ha accettato il rischio che il concetto di ‘laico’ diventasse impreciso, quasi indefinibile.” È necessario che si rifletta sul popolo di Dio, sulla sua forma e sulle sue strutture. Bernhard Vogel, ex-presidente del Rheinland-Pfalz e della Turingia, membro ed ex-presidente dell’organo più importante del cattolicesimo laico in Germania, il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, è d’accordo con Karl-Heinz Ducke, rettore – ai tempi della DDR – del centro di ricerca della conferenza episcopale a Berlino: “L’attività all’interno della chiesa e la responsabilità nel mondo da parte dei laici non devono essere messe in contrapposizione” . Helmut Pree, professore di diritto ecclesiastico all’università di Monaco, parte dall’ipotesi che il diritto consuetudinario nella formazione abbia sottratto la competenza normativa della comunità ecclesiale. “Quale iure divino presuppone il potere di consacrazione, visto che nella Chiesa non esiste un solo ministero?”. Il diritto dunque lascia un certo margine di manovra. La situazione in diversi Paesi. Henk Witte, docente di dogmatica a Tilburg, faceva parte della segreteria della conferenza episcopale nei Paesi Bassi che nel 1999 ha redatto il documento “Collaborare nella pastorale”: come in Germania e in Svizzera, anche qui teologi laici da un certo tempo sono incaricati come referenti pastorali, dopo che il loro ruolo è stato chiarito a livello teologico-ecclesiologico. Questa figura esiste pure negli Usa ed in Canada (“Lay ecclesial ministers”), come spiega Catherine Clifford (Saint Paul University, Ottawa), che indica però le tensioni tra la retorica ufficiale da parte della Chiesa e la situazione reale dei collaboratori pastorali a tempo pieno. Inoltre Clifford si impegna per il rafforzamento della formazione spirituale dei collaboratori laici. Susan Roll si pone la domanda, partendo dalla discussione sui testi liturgici in inglese, se c’è una tendenza ad estromettere i laici dalla liturgia.Disagio diffuso. La conferenza ha chiarito che “prima di parlare di laici all’inizio del 21° secolo si deve chiarire di chi si sta parlando”. Risulta pure “un disagio diffuso soprattutto da parte dei laici attivi contro l’insorgere di forme vecchie e nuove di clericalismo; ciò mette in evidenza che il contributo del Concilio Vaticano II sul popolo di Dio non è ancora sufficientemente realizzato e messo in pratica”.