GERMANIA
La situazione dei cristiani in Iraq
Aiutare subito i cristiani iracheni: questa la priorità emersa durante un incontro organizzato dalla Fondazione Konrad Adenauer sulla situazione dei Cristiani in Iraq, svoltosi nei giorni scorsi a Berlino. La drammatica situazione, di cui poco si dice o si sa in Europa, è stata illustrata da diversi relatori: il parlamentare della Cdu, Arnold Vaatz, Otmar Oehring, capo dell’Ufficio per i Diritti Umani di Missio-Aachen, suor Marie-Claude Naddaf, superiora a Damasco dell’ordine delle Suore del Buon Pastore e mons. François Yakan, vicario ad Istanbul del Patriarcato dei Caldei in Turchia e co-fondatore dell’associazione assistenziale assiro-caldea Kasder. Tutti hanno rivolto un appello urgente per seguire con attenzione gli sviluppi in Iraq. Già nello scorso mese di novembre la Comece aveva lanciato un appello a favore di questi rifugiati, e all’inizio di gennaio 2008 il presidente, mons. Adrianus van Luyn, richiamando la risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007, aveva scritto alla presidenza slovena dell’Ue per chiedere che la questione fosse messa all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio europeo e che un contingente di rifugiati iracheni, circa 60mila, venisse accolto nel nostro continente (cfr SIR Europa 12/2008).Non stare a guardare. Nel suo intervento, suor Naddaf ha descritto le vicissitudini dei cristiani iracheni che giungono in Siria senza orientamento né prospettive. In Siria hanno lo status di “ospiti”, non possono lavorare e recentemente hanno anche l’obbligo di chiedere il rinnovo del visto ogni tre mesi: “un iter che non è solo rischioso ma anche costoso e che non offre ai rifugiati alcuna prospettiva di tutela durevole”, ha osservato. “Voglio rivolgere un appello ai fratelli e alle sorelle in Europa. In Europa si sta solo a guardare? Chi si prende la responsabilità? Siete disposti ad accogliere i rifugiati in Germania?”: queste le domande di suor Naddaf, che ha esortato ad assumere un comportamento improntato alla “solidarietà” e alla “carità cristiana”. Grande sfida per l’Europa. Secondo il deputato al Bundestag Arnold Vaatz (Cdu), l’accogliere i rifugiati in Europa è ragionevole come “ultima ratio”. “Ma non può essere l’obiettivo di abbandonare il fondamento delle comunità cristiane in Iraq”, ha puntualizzato. “Ai responsabili di questa situazione non si può dare la sensazione che l’epurazione religiosa sia riuscita e che abbiano raggiunto il loro scopo”. Gli effetti di questa persecuzione sono “terribili”, ha aggiunto, riferendosi alle violenze perpetrate quotidianamente nei confronti dei cristiani sotto forma di “mutilazioni, torture, stupri e assassinii. Aiutare le persone in situazioni di emergenza è una grande sfida per l’Europa ed è finalmente ora di parlarne”, ha dichiarato. Aiutare tutti. Nell’unirsi all’appello di Suor Naddaf per una maggior attenzione in Europa al problema dei cristiani in Iraq, Mons. Yakan ha sottolineato che “con i cristiani verrebbe a scomparire anche l’equilibrio delle religioni in Medio Oriente”. Secondo Mons. Yakan, piuttosto che dirigere i flussi di profughi cristiani iracheni in Europa, sia necessario rendere loro possibile la permanenza nel loro Paese e ha ricordato che anche altre minoranze religiose sono in fuga dall’Iraq. “Cerchiamo di aiutare i profughi di tutte le confessioni”, ha concluso. Migliorare la situazione dei profughi. Oehring ha illustrato la situazione in Iraq, in cui un gruppo islamico ha emesso una fatwa per imporre ai cristiani la conversione entro 24 ore, con la minaccia di morte in caso contrario. Pertanto, i profughi non hanno quasi mai la possibilità di portare con sé i propri averi. “La capacità di accogliere i cristiani nel nord del Paese, più sicuro, è oramai esaurita”, ha fatto presente. “Tuttavia, è desiderio delle Chiese di tutto il mondo mantenere la presenza cristiana in Iraq”. Oehring ha inoltre descritto la situazione dei Paesi confinanti che accolgono i rifugiati: Siria, Giordania e Turchia e che impediscono spesso l’accesso ai profughi a scuole ed ospedali. “Non giungono in una nuova patria”, ha commentato. Perciò, l’Europa “deve accogliere una parte dei profughi”: “noi abbiamo la possibilità di riconoscere loro uno status di profughi più sicuro”. Al contempo “devono essere supportati i Paesi che accolgono temporaneamente i profughi, affinché si garantisca loro un miglior trattamento”.Alla discussione che è seguita agli interventi sono intervenuti anche cristiani iracheni che vivono attualmente in Germania e che hanno testimoniato la persecuzione dei loro amici e parenti rimasti in Iraq. Tutti hanno sottolineato che i cristiani in Iraq sono un gruppo senza tutela e che anche il nord curdo non rappresenta un’area idonea per i cristiani iracheni.