STORIA EUROPEA

La casa della memoria

Una realizzazione fissata per il 2014

Una “Casa della storia europea” per dare nuovo impulso al processo di integrazione comunitaria. La proposta, lanciata esattamente un anno fa nel suo discorso di insediamento dal presidente del Parlamento di Strasburgo, Hans-Gert Poettering, sta ora muovendo i primi passi ufficiali. È stato infatti creato un Comitato di esperti che dovrà stendere il progetto della “casa”, comprendente dieci docenti universitari e dirigenti di musei storici di vari paesi. Il Comitato è composto da: Wlodzimierz Borodzjei (Polonia), Timothy Garton Ash (Gran Bretagna), Walter Hutter (Germania), Giorgo Cracco (Italia), Michel Dumuolin (Belgio), Marie-Hélène Joly (Francia), Matti Klinge (Finlandia), Ronald de Leeuw (Paesi Bassi), Antonio Reis (Portogallo), Maria Schmidt (Ungheria). Giorgio Cracco, medioevista, studioso di storia del cristianesimo, illustra al Sir i particolari dell’iniziativa.Professore, la Commissione che dovrà lanciare la Casa della storia europea si ritroverà il 3 marzo a Bruxelles. Quali sono le sue attese?“Anzitutto di grande interesse dinanzi a una iniziativa che si deve all’intuizione e alla determinazione del presidente dell’Europarlamento. Credo si tratti anche di una sfida non semplice. Ma sarà lo stesso Poettering a esprimere, nella relazione introduttiva, le sue aspettative circa la Casa della storia. Occorrerà definirne gli obiettivi principali: mi chiedo, ad esempio, se si sta pensando a una sorta di casa-museo, ovvero una rassegna delle diversità, con l’intento, certo rilevante, di raccogliere e mostrare le tante specificità che hanno caratterizzato il nostro passato fino a oggi. Oppure se si propenderà per un istituto incaricato di studiare la storia dei popoli e degli Stati del vecchio continente, cui aggiungere il ruolo di divulgatore di queste conoscenze. In tal caso si tratterebbe di un altro tipo di organismo”. Entro quanto tempo dovrà essere in funzione la Casa?“Come dicevo, obiettivi e metodi di lavoro devono ancora essere stabiliti. Ma il calendario di massima che ci è stato indicato prevede che entro la prossima estate sia preparato un progetto di massima. Quindi si procederà con ulteriori consultazioni e approfondimenti; nella primavera del 2009 si dovrebbe svolgere una discussione in Aula. Dopo aver ricevuto un mandato dagli eurodeputati, si darebbe forma e autonomia alla Casa, che verrebbe inaugurata nel 2014, in tempo per le elezioni dell’Eurocamera fissate in quell’anno”.Quale potrebbe essere l’orizzonte temporale entro il quale indirizzare le attività della Casa?“Il compito primario credo sia quello di studiare il processo di integrazione comunitaria: per cui ci collochiamo nell’ultimo mezzo secolo. Ma è abbastanza ovvio prevedere che gli studi si estenderanno in un arco di tempo più ampio. Del resto gli storici hanno bisogno di riferimenti, di comparazioni… La stessa idea di Europa unita matura nel corso del tempo. E volendo studiare le radici dell’Europa di oggi sarebbe ovvia una retrospettiva di lungo periodo”.Ma perché è così importante volgere lo sguardo al passato? Non sarebbe meglio spendere più energie per costruire il futuro?“Direi che il secondo, il futuro, non può fare a meno del primo, il passato. Pensiamo ai primi passi dell’integrazione comunitaria, nel secondo dopoguerra. Cerchiamo di immaginare com’era ridotto il continente nel 1945. Distrutto, segnato dalla tragedia della guerra e dai totalitarismi, dai lutti. La nascita della Comunità è stata la grande risposta ai conflitti, il tentativo concreto di costruire un’area di pace e di benessere. Gli Stati avevano capito che se non si fossero messi assieme, non ci sarebbe stato futuro. Credo che oggi tale intendimento valga ancora”.