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Segni dell’Est a Ovest

Le missioni cattoliche polacche in Europa

Ai primi di marzo, su invito dei vescovi polacchi, i rappresentanti di vari episcopati europei discuteranno le particolari forme della pastorale per gli emigrati polacchi nei diversi Paesi Ue, ha informato di recente mons. Jozef Kloch, portavoce della Conferenza episcopale polacca (Kep). In questi giorni, il Consiglio permanente della Kep ha esaminato le possibilità di intensificare i contatti con i rettori delle missioni cattoliche polacche in Europa ed ha affermato la necessità di mantenere relazioni più strette con i vescovi delle diocesi dove la presenza di emigrati polacchi è consistente. Le chiese polacche all’estero sono sempre molto affollate ma mancano i dati per una esatta valutazione del fenomeno. Unico dato accertato è la percentuale che oscilla tra il 10 e il 20% degli immigrati polacchi che prende parte alla vita religiosa nel nuovo Paese di residenza.Negli ultimi anni, e soprattutto dal 1° maggio 2004, data dell’adesione all’Ue, dalla Polonia sono emigrati da 1,5 a 2 milioni di persone, soprattutto giovani. La maggior parte sono uomini (il 55%) dai 18 a 34 anni che per ragioni economiche hanno lasciato (spesso solo temporaneamente) il Paese per la Gran Bretagna, l’Irlanda, la Germania, i Paesi scandinavi, quelli del Benelux e del bacino del Mediterraneo. Don Kloch ha reso noto che in alcune diocesi dell’Europa occidentale, a causa dell’arrivo di molti polacchi, è aumentato notevolmente il numero dei cattolici. In Norvegia i cattolici sono ora il doppio rispetto a qualche anno fa, una situazione simile si registra in Inghilterra e nel Galles, e persino nella cattolica Irlanda. Secondo il rettore della missione cattolica polacca in Inghilterra e nel Galles, mons. Tadeusz Kukla, grazie agli emigrati polacchi, le parrocchie che negli anni passati hanno visto un calo dei fedeli adesso aprono nuovi centri di studi biblici, organizzano cori e gruppi musicali, circoli di lettura e gruppi di preghiera. Come osserva don Roman Dzwonkowski, per gli emigrati dalla Polonia, la parrocchia polacca o anche solo un sacerdote polacco che sia presente qualche volta nella città dove abitano, offrendo sostegno religioso, morale e culturale rimane il punto di riferimento più rilevante e il più apprezzato. Nella sua analisi dell’opera pastorale tra gli emigrati polacchi, don Dzwonkowski pone l’accento sul fatto che questa ha una duplice funzione. Da una parte permette agli emigrati di mantenere alcune tipiche forme di religiosità polacca, a carattere fortemente popolare e patriottico, necessarie nel processo di adattamento ad una nuova cultura, e dall’altra sostiene l’integrazione, agevolando l’inserimento degli emigrati nella Chiesa del nuovo Paese di residenza. Le missioni della Chiesa polacca all’estero spesso svolgono anche una serie di funzioni straordinarie: dal soccorrere i bisognosi e gli emarginati ad un vero e proprio servizio pubblico, collegato ad esempio al rilascio dei passaporti per i figli di emigrati. Inoltre, tra i numerosi problemi posti dalla nuova emigrazione diventa sempre più rilevante, dal punto di vista pastorale, quello dei matrimoni misti, mentre al contempo cresce il numero delle unioni di fatto, e delle convivenze prive di alcun vincolo formale. Per quanto riguarda le nuove generazioni il delegato della Kep per la pastorale degli emigrati, mons. Ryszard Karpinski, afferma che circa il 75% dei bambini polacchi, figli di emigrati, segue i corsi di lingua e letteratura polacca organizzati dai centri pastorali. Infine, da dieci anni a Parigi opera l’Istituto filosofico etico e sociale Giovanni Paolo II, che essendo equiparato ad una scuola superiore rilascia il diploma di laurea. Sempre a Parigi da quest’anno è attivo inoltre l’Istituto europeo che si occupa della preparazione dei quadri per le istituzioni dell’Unione.