PARLAMENTO EUROPEO
La Plenaria di Strasburgo chiede più controlli sui fondi comunitari
La ratifica del Trattato di Lisbona, il problema dell’invecchiamento demografico del continente, la situazione in Kosovo e la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Il Parlamento Ue, riunito in sessione plenaria a Strasburgo (18-21 febbraio), è chiamato ad affrontare temi di “politica interna” accanto ad alcune emergenze sullo scenario internazionale. In aula sono inoltre previsti dibattiti e votazioni su temi di carattere economico, ricollegabili al concetto, molto in voga, di “Europa dei risultati”.Grande distribuzione e tutela dei consumatori. Una dichiarazione sottoscritta nelle scorse settimane dalla maggioranza dei deputati, che di per sé assume valenza di “posizione ufficiale” dell’Assemblea, chiede alla Commissione di avviare uno studio “sugli effetti che la concentrazione del settore dei supermercati sta avendo sulle piccole aziende, i fornitori, i lavoratori e i consumatori”. Nel mirino dei deputati c’è la distorsione della concorrenza che tenderebbe a danneggiare i consumatori finali, i quali “rischiano una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio”. Da qui la richiesta di indagare sugli “abusi di posizione dominante” nel commercio all’ingrosso e di armonizzare le norme vigenti nei Paesi Ue per contrastarli. Secondo i dati forniti dal Parlamento, nel solo settore alimentare il leader mondiale della grande distribuzione è il colosso americano Wal Mart, “con una cifra d’affari che, nel 2005, ha superato i 250 miliardi di euro”. Al secondo posto, “ma molto più lontano, si trova il gruppo francese Carrefour che ha fatturato 75 miliardi di euro. Seguono poi un altro americano e il gruppo tedesco Metro”, con circa 56 miliardi di euro. La situazione internazionale tenderebbe a riprodursi nell’Ue27. I “guardiani del mercato” sarebbero in grado di imporre ai produttori prezzi d’acquisto bassissimi, danneggiando ad esempio le imprese agricole e di trasformazione. Allo stesso tempo i piccoli negozianti non sarebbero più in grado di reggere la concorrenza, lasciando i consumatori senza un adeguato servizio al dettaglio. Fisco “coordinato” e misure per l’occupazione. Alla deputata lituana Margarita Starkeviciute si deve una relazione all’esame dell’emiciclo che esprime preoccupazione per l’elevato tasso di cambio dell’euro. In un contesto che lascia intravedere una fase di recessione, si dovrebbe dunque puntare su “una politica fiscale coordinata che agevoli la crescita e la creazione di nuove imprese e di posti di lavoro”. Nel testo si indica l’opportunità di integrare il mercato dei servizi, di “valutare il ruolo delle multinazionali sui mercati finanziari”, di garantire “una più equa distribuzione dei benefici della crescita e un rafforzamento della coesione sociale”. Il documento intende stabilire dei punti fermi in relazione alla discussione sulla rinnovata Strategia di Lisbona, prevista per il summit dei capi di Stato e di governo dei 27 di metà marzo a Bruxelles. Nell’occasione, il Consiglio europeo dovrà adottare gli indirizzi di massima per le politiche economiche e occupazionali degli Stati membri per i prossimi tre anni. L’Ue dovrebbe promuovere “disposizioni fiscali che agevolino la concorrenza nell’economia globale, in modo da incoraggiare la creazione di nuove imprese e l’innovazione tecnologica”. Tra le richieste, anche quella di diminuire gli oneri sul lavoro “per creare più occupazione e combattere l’economia sommersa”, trasferendo il carico fiscale dal lavoro al degrado ambientale, secondo la regola “chi più inquina, più paga”.Fondi comunitari: maggiore trasparenza. Si deve invece al rappresentante spagnolo José Pomés Ruiz la relazione che chiede maggiore trasparenza nelle istituzioni europee sulla concessione di fondi comunitari. Il testo presentato a Strasburgo chiede la pubblicazione dei beneficiari e degli importi da recuperare e della “lista nera” dei frodatori ai danni della Comunità. Una maggiore trasparenza assicurerebbe, secondo il documento, “maggiore legittimità alle istituzioni Ue”, maggiore efficienza nella distribuzione dei fondi e nella spesa e più capacità di controllo da parte dei cittadini, consentendo all’opinione pubblica (attraverso associazioni, gruppi organizzati, mass media…) di comprendere dove vengono indirizzati i soldi del bilancio Ue. Concretamente, la relazione – sollecitata non da ultimo dai reiterati e crescenti casi di frode ai danni dell’Ue, presenti in numerosi paesi aderenti – individua nelle pagine web una modalità per raggiungere gradi più elevati di trasparenza. Nel sito della Commissione dovrebbero essere resi disponibili spazi che rendano noti tutti i contratti in essere, le sovvenzioni, le spese agricole o strutturali, i finanziamenti per i progetti a carattere sociale, formativo e culturale. L’iniziativa si muoverebbe infine nel senso di un maggior controllo del budget, tema indicato dal presidente Barroso tra i prossimi obiettivi prioritari dell’Esecutivo.