DIALOGO INTERRELIGIOSO

Wcc, Ebrei

Wcc: le Chiese di fronte alla sfida dell’etica Si è aperto a Ginevra il 13 febbraio il Comitato centrale del Consiglio mondiale delle Chiese che riunisce 349 chiese di tradizione protestante, anglicana e ortodossa. L’incontro che si concluderà il 20 febbraio, si è aperto con la lettura di un lungo rapporto da parte del segretario generale del Wcc Samuel Kobia sulle attività svolte nell’ultimo anno. “Il Consiglio ecumenico delle Chiese – ha detto Kobia – vuole giocare un ruolo essenziale e pertinente nella misura in cui è luogo di incontro in cui le Chiese possono condividere insieme le loro speranze e le loro inquietudini e così facendo crescere nella unità visibile”. Nella sessione di apertura del Comitato centrale ha preso la parola il vescovo Hilarion Alfeyev, della Chiesa ortodossa russa che ha pronunciato un discorso molto duro. “Vorrei mettervi in guardia sul pericolo del cristianesimo liberale”. Il vescovo russo fa riferimento alla deriva della “liberalizzazione degli standard morali”. Una questione – ha detto – che divide anche le comunità cristiane per cui “non possiamo più parlare di moralità cristiana perché gli standard promossi dai cristiani “tradizionali” e “liberali” sono fortemente differenti e l’abisso tra queste due ali della cristianità contemporanea sta rapidamente crescendo”. “Stiamo ascoltando da parte di alcuni leader cristiani – ha proseguito il vescovo Alfeyed – che il matrimonio tra una donna ed un uomo non è più l’unica opzione possibile per la creazione di una famiglia cristiana, che ci possono essere altre coppie e che la chiesa deve essere inclusiva abbastanza per riconoscere questi stili di vita alternativi e dar loro una solenne benedizione. Abbiamo ascoltato che la vita umana può essere un valore negoziabile, tanto da poter essere abortita nel grembo materno”. “Cosa ne è del cristianesimo? In un mondo confuso e disorientato, dove è la voce profetica dei cristiani?”. Il vescovo russo cita anche l’ultimo intervento dell’arcivescovo di Canterbury relativo alla possibilità di includere nel sistema giuridico britannico parti del sistema legislativo musulmano. Secondo Alfeyev si è venuta a creare una “situazione paradossale” perché “non sta a noi difendere la Sharia, promuovere stili di vita alternativi e valori secolarizzati. La nostra missione è predicare ciò che Cristo ha predicato, insegnare ciò che gli apostoli ci hanno insegnato e tramandare ciò che i nostri Padri ci hanno tramandato. E’ questa la testimonianza che la gente attende da noi”.Ebrei: in Francia una proposta che fa discutereIl presidente francese Nicolas Sarkozy vuole che dal prossimo anno scolastico ogni bambino della quinta elementare impari il nome e la storia di un bimbo francese vittima dell’Olocausto (sono 11 mila i bambini morti nella Shoah), al fine di “custodirne la memoria”. L’iniziativa è stata annunciata dallo stesso Sarkozy durante la cena annuale del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) che si è svolta a Parigi il 14 febbraio e alla quale hanno partecipato in via del tutto eccezionale il presidente della Repubblica e la quasi totalità del governo riunito attorno al ministro degli Interni e al sindaco di Parigi. Nel suo discorso, il presidente del Crif, Richard Presquier, aveva lamentato il fatto che nel 2007 si sono consumati in Francia 350 atti antisemiti, un 30 % in meno rispetto al 2006 ma “comunque sempre troppi e lasciano un sentimento di insicurezza perpetua. Gli aggressori sono sempre più giovani e gli atti sempre più violenti”. “La situazione è inquietante – ha proseguito Presquier -. Il discorso antisemita si è banalizzato. Più che prendere forme di razzismo, l’antisemitismo si presta piuttosto a cliché e a costruzioni immaginarie come l’ossessione della cospirazione, che è diventata la forma più diffusa di antisemitismo oggi. Ed Internet è una cassa di risonanza straordinaria”. Da qui la proposta di Sarkozy che ha suscitato in Francia un serio dibattito tra chi vedono nella proposta del presidente un mezzo per aiutare alla formazione civica dei bambini e chi invece denuncia un carico emotivo troppo forte per loro. “Sarà complicato – commenta il ministro dell’educazione nazionale, Xavier Darcos – bisognerà fare affidamento al tatto e alla sensibilità dei nostri insegnanti. Si tratta di una questione che bisognerà trattare con delicatezza”. Riserve anche dal mondo della psicologia. Secondo lo psichiatra Serge Hefez, “se si vuole dare ai bambini la memoria di un passato, credo che non lo si debba fare imponendo loro dei fantasmi”. Anche i sindacati degli insegnanti prendono le distanze dalla proposta i Sarkozy. “Ancora una volta – spiega Patrick Gonthier, segretario generale della Unsa-Education – si fa confusione tra storia e memoria”. “La storia chiede distanza e studio, mentre le memoria gioca sugli affetti e l’emozioni”.